“En toute confidentialité”, con la massima riservatezza. Si chiama Seb trust limited la società che sul sito internet reclamizza la bravura dei propri specialisti nel mettere il patrimonio dei clienti al sicuro, nel modo meno eclatante possibile. È domiciliata nell’isola di Jersey, uno dei paradisi fiscali più conosciuti, e fa capo alla Société Européenne de Banque, impresa che ha sede in un altro paese a fiscalità favorevole, il Lussemburgo. La testa della catena di comando, però, sta da un’altra parte: in Italia. Come si legge nel bilancio consolidato 2007, queste società fanno parte del gruppo Intesa Sanpaolo.
Eh sì, anche le migliori banche italiane hanno sedi e aziende che operano in paesi dove il fisco e le leggi societarie sono meno incombenti (leggere la tabella a destra). Questi paradisi non sono tutti uguali. Vi sono aree dove si pagano meno tasse, ma in una condizione di trasparenza. Basti pensare al Delaware, negli Stati Uniti, dove molte banche italiane hanno decine di società. Ma vi sono anche paradisi dove l’opacità è la norma, anche se per il Gafi, l’organismo Onu che valuta l’adeguatezza dei sistemi di vigilanza, le leggi appaiono a posto.
La verità è che fino a ieri tutto questo veniva sopportato (benevolmente) dalle grandi economie. Oggi non più. Di fronte alla massa di denaro pubblico che i governi devono impegnare per salvare le banche (si pensi solo a Usa, Germania e Gran Bretagna), si sono accesi i riflettori. Gli Stati Uniti hanno attaccato il segreto bancario svizzero, in un braccio di ferro con il colosso Ubs. A Berlino, domenica 22 febbraio, i leader europei hanno deciso di dare battaglia e ci si prepara alle maniere forti. “La questione va affrontata a colpi di dinamite” ha detto il direttore del Fmi, Dominique Strauss Kahn. E uno dei paladini della battaglia senza quartiere contro i “pirati” è il ministro italiano dell’Economia, Giulio Tremonti.
Ranieri Razzante, esperto di paradisi fiscali, uno dei tecnici chiamato il 3 febbraio a parlare di questi temi in una riunione in Banca d’Italia, mette in guardia contro le generalizzazioni: “Un conto sono i paesi collaborativi, un altro conto i paradisi fiscali che presentano anche una forte problematicità sul piano della trasparenza”.
E quali sono? Razzante ne cita alcuni: “Cayman, Bermuda, Nauru, Guernesey, Jersey o Panama, solo per fare alcuni esempi. Poi vi sono paesi in mezzo al guado, come Lussemburgo o la Svizzera”.
Le banche italiane in realtà hanno società ovunque. Alle Cayman, per esempio, ci sono Intesa Sanpaolo e Unicredit. Nell’isola di Jersey si può trovare la Ubi Trust Company ltd, controllata dalla svizzera Banque de Dépôts et de Gestion, a sua volta controllata dal gruppo Ubi banca. A Monte-Carlo vi sono società del gruppo Mps o della Mediobanca. E fitta è la lista delle società partecipate in Lussemburgo.
Che cosa accadrà adesso? Una cosa è certa: anche le banche italiane dovranno fare i conti con le decisioni che il 2 aprile, a Londra, prenderanno i leader dei 20 maggiori paesi del mondo.
- Sabato 28 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 28 Febbraio 2009 alle 14:37 vincenzoaliascontadino ha scritto:
REPLEY? AHI!, AHI! AHI!
RICETTINA PER UN CONTROLLO DEL CREDITO E CAPITALI.
COMUNQUE, secondo Bobby Solo non ce più niente da fare!? Sì, se l’ONU Stati Uniti ed Unione Europea, capirebbero che “ manovre criminali “ provengono dai Paradisi Fiscali che loro stessi proteggono, a parte il resto del mondo, questi siti sono nelle aree da loro Amministrati Politicamente! Confisca dei beni o Legge ferrea, anche per Società Offshore. Io da contadino, ne sono certo, datosi che, chi mi ha impoverito, sono state quelle giornate NERE! Credo che sarebbe urgente! Ordinare alle banche di ” seminare “, monete e servizi, solo di finanziamento e che un Istituto di credito sia diventata multiservice, con azionierato dalla a, alla z divenuta, né carne, né pesce, ma un ibrido gelido freddo, per chi deve finanziarsi che al rifiuto di queste banche il malcapitato imprenditore attinge da criminali strozzini o sotto altre forme gli stessi Istituti col pelo sullo stomaco: chi sarebbe il carnefice?
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.
Il 6 Maggio 2009 alle 16:17 me.angela.1984 ha scritto:
Se le banche Italiane vanno in paradiso forse c’e’ una piccola speranza anche per noi!
——————————
http://www.renovar.it/chirurgi.....itiva.html
Il 16 Giugno 2009 alle 18:43 Antitrust: Giù le mani dai consumatori. “Le banche siano più trasparenti” » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Giù le mani dai consumatori. Questo il monito che il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, lancia alle banche, perchè facciano passi avanti verso una trasparenza “compromessa” da contratti incomprensibili; al Parlamento, perchè si blocchi “lo stillicidio” di norme che “restaurano l’equilibrio del passato”; alle imprese, perchè “i costi della crisi non siano riversati sui consumatori” anche attraverso un pericoloso ritorno al protezionismo. Nella sua relazione annuale al Parlamento, Catricalà mette al primo posto l’attenzione e la tutela dei consumatori, esposti oggi a rischi che arrivano da diverse direzioni. E richiama le banche a fare “ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza”. Perché la reputazione degli istituti di credito “oggi sembra compromessa più che in altri periodi”, anche a causa di “prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori”. [...]
Il 16 Giugno 2009 alle 18:48 Antitrust: Giù le mani dai consumatori. “Le banche siano più trasparenti” - GREG NOTIZIE ha scritto:
[...] Giù le mani dai consumatori. Questo il monito che il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, lancia alle banche, perchè facciano passi avanti verso una trasparenza “compromessa” da contratti incomprensibili; al Parlamento, perchè si blocchi “lo stillicidio” di norme che “restaurano l’equilibrio del passato”; alle imprese, perchè “i costi della crisi non siano riversati sui consumatori” anche attraverso un pericoloso ritorno al protezionismo. Nella sua relazione annuale al Parlamento, Catricalà mette al primo posto l’attenzione e la tutela dei consumatori, esposti oggi a rischi che arrivano da diverse direzioni. E richiama le banche a fare “ulteriori passi in avanti sulla strada della trasparenza, intrapresa solo ora con timidezza”. Perché la reputazione degli istituti di credito “oggi sembra compromessa più che in altri periodi”, anche a causa di “prassi contrattuali spesso troppo articolate e difficilmente comprensibili da parte dei risparmiatori”. [...]
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