Archivio di Marzo, 2009

Trasporti veloci: Frecciarossa e Frecciaverde, dalla sfida all’alleanza?

Frecciarossa-1
Dalla guerra all’alleanza. E ritorno.

Il mondo dei trasporti italiano vede la contrapposizione sempre più forte tra l’offerta dell’alta velocità di Trenitalia e gli aerei della nuova Alitalia. Ma l’amministratore delegato delle ferrovie, Mauro Moretti, ha voluto lanciare oggi un segnale conciliante a Colaninno e soci. “Potremmo puntare su pacchetti integrati di offerte treno-aereo con Alitalia per aumentare la competitività del paese sul piano turistico”. Il famoso e per molti versi inesistente “sistema Italia”. Nel corso di una conferenza stampa di presentazione della nuova offerta commerciale, Moretti ha citato l’esempio di un turista che arrivi a Fiumicino da New York e possa raggiungere in poche ore in treno il mare in Calabria. ”Si tratta di un vantaggio immediato per i clienti e per le agenzie di viaggio”.
Ma se questi sono gli auspici, nella realtà del quotidiano tra Alitalia e Alta velocità sul mercato italiano la concorrenza è molto forte. Proprio domani partirà il “pacchetto anticrisi” delle ferrovie: Milano-Roma con lo sconto del 60% costerà 33 euro in seconda classe sul Frecciarossa; due euro in più, 35, da Milano a Napoli. Si tratta però di un’offerta e non del prezzo standard: i posti a prezzi low cost sull’ alta velocità e sull’ Eurostar Fast saranno 250.000 al mese: 150.000 con la tariffa Premium (con lo sconto del 15%), 60.000 con la Special (30% sconto), 40.000 con la Super (lo sconto massimo, 60%). Vanno in soffitta il vecchio tariffario ferroviario e il biglietto a prezzo fisso. Saranno cinque (Flexi; Standard; Premium; Special; Super) i livelli differenti di tariffe e le offerte low cost riguarderanno giorni e orari meno gettonati, non quelli di punta, come accade per i ticket aerei. Inoltre, per le tariffe Flexi e Standard, vake il 5% di sconto in più l’acquisto on line. “Ci stiamo affacciando alla stagione estiva” ha spiegato l’Ad di Trenitalia “e ci deve essere uno sforzo da parte di tutti per offrire il nostro sistema culturale e turistico a prezzi accessibili e questa offerta è il nostro sforzo per dare una risposta alla crisi di un paese bellissimo come il nostro che per la sua configurazione geografica allungata ha delle enormi distanze interne” sull’asse nord-sud.
Insomma, la sinergia con Alitalia può andare bene per il mercato estero, ma sull’interno e in particolare sulla tratta più contesa, la Milano-Roma (sulla quale Alitalia ha di fatto il monopolio nel mercato aereo dopo aver inglobato AirOne), il sorpasso del “Frecciarossa” sull’aereo è già avvenuto: “Nei primi tre mesi di alta velocità” dice Moretti, “vanta un totale di tre milioni di passeggeri” e nella Milano-Roma “la quota di mercato è del 48% contro il 42% dell’aereo”.
Il lancio delle nuove tariffe “low cost” è la risposta di Moretti al “progetto Freccia verde” lanciato da Alitalia una settimana fa, con cui la compagnia aerea cercava di aumentare la concorrenzialità, diminuendo i tempi di imbarco, con file per check in e controlli di sicurezza più snelle.

Libri online: Google scende a patti con editori e scrittori. Ma chi ci guadagna?

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Una causa collettiva degli editori contro Google smuove le acque della letteratura globale.

Tanto che la Siae (Società italiana degli autori ed editori) ha deciso di aderire alla class action negli Stati Uniti. Da cinque anni il motore di ricerca più famoso del mondo sta trasformando in copie digitali le pagine dei libri di alcune biblioteche. Ormai si tratta di sette milioni di volumi accessibili su internet attraverso Book search: romanzi, saggi, enciclopedie. Alcuni sono protetti da diritto d’autore, altri invece sono in pubblico dominio.

Le associazioni degli editori Usa hanno subito dato battaglia in tribunale: un lungo processo che sembra essersi concluso a novembre con un accordo extragiudiziale tra le parti (la corte deciderà a giugno). “Big G” pagherà 125 milioni di dollari: 30 agli avvocati, 35 per le operazioni iniziali di un “Registro” dei diritti dei libri e un minimo di 45 milioni per i pagamenti in contanti agli aventi diritto dei volumi e dei contenuti (sottoposti a scansione prima della scadenza dell’eventuale rinuncia alla transazione. Secondo alcune stime si parla di 60 dollari per ogni titolo già online.
La contropartita è piuttosto rilevante: Google potrà beneficiare dei guadagni derivanti dalla lettura, dalla vendita, dalle licenze, dalla pubblicità e da altri tipi di sfruttamento. Per il quotidiano canadese Globe and mail, inoltre, l’accordo consente a “Big G” di continuare a copiare in formato digitale libri. E permette, così, di vendere l’accesso a ogni tipo di volumi (protetti da copyright, in pubblico dominio, ecc). Una controtendenza rispetto alla gratuità del web 2.0: finora i servizi sono stati liberamente fruibili, come le caselle mail e le mappe. Adesso, invece, la vendita di qualcosa (e non la pubblicità) diventa il punto centrale dell’accordo.

Il patto con Google conviene agli autori? Osserva sul Wall street journal Lynn Chu dell’associazione Writers Reps: “Si prevede che la maggior parte, circa l’88 per cento, scelga di ignorare la transazione. Questo perché sanno che i loro diritti online hanno un valore, e l’ultima cosa che vogliono è di essere spinti come pecore in un gigantesco contratto”. La Siae osserva che, se i tribunali statunitensi convalideranno l’accordo, editori e scrittori interessati hanno a disposizione quattro possibilità: “possono restare nell’ambito della transazione e quindi vincolati dalle regole stabilite dal tribunale, opporsi alla transazione o commentarla (entro il 5 maggio 2009), rinunciare alla transazione e mantenere così il diritto di citare in giudizio Google individualmente (rinuncia che deve essere formulata per iscritto entro il 5 maggio 2009), presentare una rivendicazione per un pagamento in contanti (entro il 5 gennaio 2010)”.

Tra i volumi digitalizzati da Google non mancano gli italiani: nella lista compaiono il politologo Angelo Panebianco, lo storico Ernesto Galli Della Loggia, il sociologo Francesco Alberoni, il linguista Tullio De Mauro, il filosofo Gianni Vattimo, lo scrittore Tiziano Terzani e il giurista Stefano Rodotà.
Numerosi anche i giornalisti, tra questi Indro Montanelli, Sergio Romano e Giorgio Bocca. Sono in rete anche numerosi esponenti del mondo politico italiano tra cui Romano Prodi, Giuliano Urbani, Giuliano Amato, Arturo Parisi, Giulio Andreotti e Giovanni Spadolini.

Luce e gas ancora giù: per le famiglie risparmio di 92 euro in bolletta

Si alzano la bollette di luce e gas

Dal prossimo primo aprile nuova riduzione per le bollette di luce e gas. Dopo i cali di inizio anno, l’Autorità dell’Energia ha stabilito un taglio del 2% per l’energia elettrica e del 7,5% per il gas, con una diminuzione totale media ponderata di circa il 6%. La spesa su base annua della famiglia tipo, si legge in una nota, diminuirà così di circa 9,4 euro per l’energia elettrica e di 83 euro per il gas naturale, con un risparmio complessivo di 92 euro su base annua.

Continua inoltre il sensibile calo del Gpl (gas di petrolio liquefatto) distribuito in rete: -5 %, con una minore spesa di 35 euro su base annua, sempre per una famiglia tipo. “Possiamo oggi annunciare ulteriori riduzioni delle bollette, a vantaggio dei consumatori, grazie al calo del petrolio dal settembre 2008″ ha commentato il presidente dell’Autorità, Alessandro Ortis. “Per l’elettricità, questi positivi effetti si erano già tradotti in ribassi nel precedente aggiornamento, con un -5,1% da gennaio”. “Particolarmente significativa” ha sottolineato Ortis “è l’attuale diminuzione dei prezzi del gas, il cui aggiornamento segue a distanza l’andamento dei prezzi elettrici, essendo i prezzi del gas collegati all’andamento delle quotazioni dei prodotti petroliferi nei 9 mesi precedenti. Per questo, a gennaio la riduzione sul gas, -1%, era stata meno evidente di quella attuale e piu’ significativa, -7,5%”.
Il ministro dello Sviluppo Economico Scajola ha invece messo in evidenza i potenziali effetti benefici sull’economia derivanti dal calo delle tariffe considerato che l’attuale diminuzione si somma a quella già registrata a gennaio (-5,1% per la luce e -1% per il gas). “In Italia ci sono quasi 18 milioni di lavoratori dipendenti a reddito fisso: la grandissima maggioranza di essi non teme per il proprio posto di lavoro, ha un reddito certo e un potere d’acquisto in aumento rispetto a sei mesi o un anno fa”, ha rilevato il titolare dello Sviluppo economico.
“Nei giorni scorsi il Centro Studi Confindustria, confermando una previsione che avevo fatto nell’ottobre scorso, ha calcolato che quest’anno una famiglia media che ha un mutuo immobiliare spenderà circa 4mila euro in meno per il calo dei prezzi energetici e dei tassi d’interesse”, ha aggiunto. Ora si tratta di guardare con ottimismo alla destinazione del maggior reddito disponibile.

Fiat-Chrysler, via libera all’accordo con la “benedizione” di Obama

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”La Fiat è pronta a trasferire la sua tecnologia di punta alla Chrysler e, dopo aver lavorato in stretta collaborazione con il mio team, si è impegnata a costruire nuove auto a basso consumo di carburante e motori qui in America”. Le parole di Barack Obama suonano come musica al Lingotto. Quella del presidente americano è piú di un’apertura per l’azienda italiana. Di fatto il governo americano ha già dimostrato il suo potere di influenza sui giganti dell’auto made in Usa, chiedendo e ottenendo le dimissioni di Rick Wagoner, ad della General Motors. L‘intesa con Fiat dello scorso gennaio viene considerata dalla squadra di Obama cruciale per le sorti di una Chrysler vicina alla bancarotta.
L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne ringrazia Obama ”per il suo incoraggiamento” e parla di un’alleanza che non solo permetterà a Chrysler di rafforzare la propria solidità finanziaria, ma contribuirà anche a salvaguardare posti di lavoro negli Stati Uniti e riuscirà ad accelerare in modo significativo gli sforzi per produrre veicoli a basso consumo”. L’accordo di gennaio, definito ”una pietra miliare” da Marchionne, prevede che il gruppo torinese, in cambio di tecnologia per auto di piccole dimensioni, abbia una quota iniziale del 35% nel capitale della Chrysler senza alcun investimento in contante. L’alleanza prevede che i due gruppi sfruttino le rispettive reti di distribuzione e dà in questo modo alla Fiat la possibilità di accedere in futuro al mercato Usa, dove da tempo vuole portare l’Alfa Romeo ma anche la Cinquecento. Secondo il Wall Street Journal, la quota di Fiat in Chrysler sarebbe inizialmente pari al 20% in base al nuovo accordo che le due case automobilistiche starebbero trattando in queste ore.
La Chrysler, fondata nel 1925, è uno dei principali gruppi automobilistici mondiali, che ha controllato per anni il marchio italiano Lamborghini. Nel 2007 si è conclusa l’alleanza con i tedeschi della Daimler, tramite la cessione dell’azienda americana a un fondo di private equity, Cerberus. Prima che la crisi del mercato accelerasse un declino in atto da tempo.
La borsa non ha reagito con favore alle notizie in arrivo da Washington, con il rischio bancarotta evocato per i giganti dell’auto: il titolo della casa torinese ha perso il 9,35%, in linea con i cali delle altre case automobilistiche in Europa. Le azioni della General Motors, antico partner di Fiat, hanno registrato un vero e proprio crollo a Wall Street: -25,97%. Scetticismo anche da parte dei lavoratori italiani: dal segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo: ”l’intesa non cambia molto per l’Italia e per i lavoratori. E’ un’opportunità per la Fiat, ma bisogna verificare se le condizioni poste dall’amministrazione americana siano più impegnative di quanto il Lingotto avesse immaginato. Non bisogna sottrarre risorse agli investimenti in Italia e in Europa” commenta il segretario generale della Fiom di Torino, Giorgio Ariaudo.

Contratti, no all’accordo separato. La Cgil: “Il 96,2% lo ha bocciato”

Guglielmo Epifani

Un risultato destinato a fare discutere. E non solo in ambito sindacale. Tre milioni e 400mila lavoratori (pari al 96,27%) hanno bocciato l’intesa di riforma del modello contrattuale, siglata alla fine di gennaio da Cisl e Uil, e non firmata dalla Cgil.
Complessivamente hanno partecipato al referendum 3,6 milioni di persone. E il 96,27% ha detto no alla riforma.

A rendere noti i dati è la stessa Cgil, che ovviamente esulta. Nel complesso, fa sapere il sindacato di Corso d’Italia, hanno votato 3.643.836 lavoratori, pari al 71% di quanti si espressero in occasione del referendum sul protocollo welfare, condotto assieme da tutte e tre le organizzazioni confederali. In quella occasione votarono 5.128.507 lavoratori.
“Abbiamo tenuto assemblee in oltre 55.000 posti di lavoro e abbiamo ottenuto un risultato per noi insperato: quasi 3 milioni 700 mila persone sono venute a votare, hanno raccolto il nostro invito e hanno votato nella quasi totalità contro l’accordo separato sul modello contrattuale”, ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando i dati relativi alle consultazioni dei lavoratori sull’accordo separato per il modello contrattuale: “Questo comporta che le ragioni sul nostro dissenso per un accordo che riduce troppo le funzioni e gli spazi della contrattazione, non garantisce i salari al contratto nazionale e neanche il mantenimento del costo della vita, non allarga la contrattazione di secondo livello sulle condizioni di lavoro dove si giocano questioni come la professionalità, gli orari, i diritti, la tutela e la sicurezza del lavoro, escono rafforzati da questa prova democratica.
Di “risultato importante”, parla anche il segretario confederale Enrico Panini, tanto più “per la crisi che attraversa il Paese e che ha reso difficili le assemblee e le consultazioni”. “Le assemblee che, in cinque settimane, la sola Cgil ha organizzato, sono state 59.367. Una straordinaria prova di democrazia perché, nel 2007″, quando le consultazioni furono avviate dalla Cgil assieme alla Cisl e alla Uil, “le assemblee furono 51.626″.
C’e’ poi da considerare il fatto che “le assemblee sono state organizzate e si sono svolte in un quadro economico e politico molto diverso rispetto a quello di due anni fa: in molte zone del Paese ci sono realta’ con molti lavoratori in cassa integrazione e molte sono le fabbriche chiuse”. Infine, la Cgil denuncia “tentativi di inquinamento il voto” che “solo l’organizzazione dei seggi ha permesso di evitare”.
Forte anche di questi numeri, la Cgil si appresta quindi a organizzare a Roma per il 4 aprile: “Una manifestazione nazionale imponente che cresce in modo visibile”. È sempre Enrico Panini, segretario confederale della Cgil, a presentare il programma del giorno: “40 i treni speciali organizzati per portare in città i manifestanti, tutto quello che la rete nazionale può reggere; saranno, poi, 4.800 i pullman ai quali si aggiungono 2 navi. Fuori da questo contesto, c’è poi da considerare la città di Roma dove, da venerdì scorso, sono stati distribuiti 1.466.000 volantini”.
Panini si sofferma anche sui percorsi che terranno i cinque cortei previsti: “All’inizio dovevano essere sei, ma per non gravare sugli ospedali che uno di questi cortei avrebbe toccato, abbiamo deciso di ridurre il numero a cinque”. Che partiranno da piazza della Repubblica, da piazza Ragusa, da piazzale dei Partigiani, da piazzale dei Navigatori e dalla stazione Tiburtina. I primi arrivi sono previsti alle 3 di notte e continueranno fino alle 10 del mattino. Uno dei cortei, annuncia poi Panini: “Sarà aperto dagli operai di Pomigliano per rappresentare le problematiche dei lavoratori in cassa integrazione”.

Numeri da ricordare: 18,7

La pubblicità è un buon indicatore per capire come va l’economia ma anche come sta cambiando la società. Ebbene, a gennaio in Italia le inserzioni sono calate del 18,7 per cento ri-spetto a gennaio del 2008. Con un solo comparto in controtendenza: la pubbli-cità su Internet.

18,7.
Difficile inizio d’anno per gli investimenti pubblicitari: secondo Nielsen Media Research, a gennaio le inserzioni pubblicitarie sono calate in Italia del 18,7 per cento rispetto al gennaio del 2008. La contrazione, con diversa intensità, ha riguardato la maggior parte dei mezzi di comunicazione.
La Televisione, considerando sia i canali generalisti che quelli satellitari (marchi Sky e Fox), ha subito a gennaio una flessione delle inserzioni pari al 15,7 per cento rispetto allo stesso mese del 2008. La stampa, nel suo complesso, ha subito un calo a gennaio su gennaio del 25,5 per cento. I periodici in realtà hanno subito un calo della pubblicità del 27,3 per cento. I Quotidiani a pagamento del 25,8 per cento.
Il primo mese dell’anno è stato negativo anche per la Radio. Performance, invece, positiva per Internet. La pubblicità su Internet è cresciuta dell’1,8 per cento in un anno, supe-rando nel mese di gennaio i 40 milioni di euro. Sulla base delle nuove classificazioni la tipologia più im-portante è risultata quella delle key words/search adv che vale 25 milioni di euro, con un aumento del 4,8 per cento in un anno.

Allarme sulla disoccupazione: l’Ocse la vede a due cifre

lavoro

Mettere le persone al centro. È questo il senso del G8 del Lavoro, il Social Summit, che fino a martedì 31 marzo discuterà a Roma delle politiche sociali, di tutela e di sostegno, necessarie per tutelare i lavoratori colpiti in tutto il mondo dalle conseguenze della crisi economica internazionale. Conseguenze che, secondo un allarme lanciato dall’Ocse, potrebbero portare dall’anno prossimo tassi di disoccupazione “a due cifre”.
Dopo i mercati finanziari e le banche è quindi ora la volta del mondo del lavoro e della sostenibilità sociale, componente fondamentale, secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, della stabilità economica. “Occorre ricostruire il circolo della fiducia, partendo dalla protezione sociale, dalle persone. Siamo qui per affrontare insieme la dimensione umana della crisi” ha sottolineato il ministro inaugurando la tre giorni del vertice “contro la quale servono misure tempestive e mirate, anche temporanee per proteggere il reddito. Misure che salvaguardino la base produttiva e l’occupazione consentendo così di affrontare anche la formazione dei lavoratori”.
Le conseguenze della crisi sono del resto già evidenti nelle stime degli istituti internazionali. Secondo l’Ilo il numero di disoccupati potrebbe aumentare di 50 milioni di persone nel 2009, dopo gli 11 milioni in più registrati nel 2008, e la recessione del mercato del lavoro potrebbe essere “prolungata” per 4-5 anni dopo la ripresa economica.
E secondo l’Ocse le prospettive non sono rosee: la ripresa arriverà nel 2010, dopo un ulteriore rallentamento quest’anno, e sarà “sottotono”, comunque sotto il potenziale dell’area.
In più il tasso di disoccupazione entro l’anno prossimo si avvicinerà - in tutti i Paesi del G8 e anche in quelli membri dell’organizzazione - a tassi “a due cifre”, cioè almeno al 10%. I sindacati mondiali temono inoltre 200 milioni di lavoratori a rischio povertà.
Come già di fronte alle previsioni di Confindustria, che “realisticamente” secondo il vicepresidente Alberto Bombassei indicavano una perdita di 500.000 posti in Italia in 2 anni, Sacconi invita però ad andarci piano con le stime: “Andrei cauto con le diverse previsioni che continuano ad essere prodotte”, ha detto “perchè spesso le stesse organizzazioni che le fanno sono costrette a correggerle. Non aiuta il continuo prodursi di previsioni in sequenza l’una con l’altra”. Di fronte ai “deficit della politica” sulle tutele sociali, i sindacati mondiali, anche loro seduti al tavolo del summit, invocano un cambiamento di rotta già al G20 di Londra e poi al G8 della Maddalena, chiedendo, per bocca del segretario generale della Uil Luigi Angeletti, di parteciparvi con un proprio rappresentante. Risposta immediatamente positiva da parte del governo: “il governo incontrerà i sindacati alla vigilia del G8 alla Maddalena, così come fece a Genova”, ha assicurato Sacconi. “Questa è una testimonianza dell’importanza attribuita dal premier Silvio Berlusconi al dialogo sociale”.


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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