Corruzione, a ogni cittadino costa mille euro

Le denunce di reati di corruzione nella Pubblica amministrazione si sono mantenute costanti nell’arco temporale che va dal 2004 al 2008 con una media di 3.200-3.300 esposti all’anno. È quanto emerge dal primo Rapporto al Parlamento del Saet (Servizio Anticorruzione e Trasparenza) che ha sostituito l’Alto Commissariato che dipende dal Dipartimento della Funzione pubblica. Si tratta, come precisa il curatore del rapporto Luciano Hinna, solo della punta dell’iceberg del fenomeno.
I delitti registrati nel 2008 sono 3.197 in base ai dati operativi non consolidati, stimati per il solo ultimo trimestre, a questi corrispondono 10.846 persone denunciate delle quali 8.423 uomini e 2.423 donne. Il trend quindi sembra in lieve calo rispetto agli anni precedenti, fatta eccezione per il 2006 in cui si è avuto un picco di 5.499 denunce e 19.976 le persone denunciate.
Nel 2007 le denunce sono state 3.368 e 14.360 le persone coinvolte, nel 2005 le denunce 3.552 e 13.525 le persone coinvolte e nel 2004 le denunce 3.400 e 12.483 i soggetti coinvolti. Alla corruzione ’scoperta’, spiega Luciano Hinna, deve aggiungersi la corruzione “sommersa”, e proprio la sostanziale costanza nel numero dei delitti denunciati probabilmente va letta come “il frutto di un aumento dei reati associato ad una minore propensione a denunciarli”.
La rilevazione del Saet si basa sul sistema Sdi (sistema di indagine) del ministero dell’Interno entrato a regime nel 2004 che registra tutte le denunce presentate agli uffici di polizia giudiziaria. Questo sistema non cattura tuttavia le diverse dimensioni della ‘corruzione scoperta’ ma solo quella parte del fenomeno che si traduce in denuncia alle forze di polizia.
L’impennata dei reati registrata nel 2006, inoltre, con 5.500 denunce, si spiega con la crescita dei reati legati all’Art. 316-ter (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) e soprattutto all’Art.60-bis (truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche). Si tratta di reati che hanno un forte impatto nei confronti dello Stato e determinano un danno rilevante al bilancio pubblico visto che implicano una “deviazione di finanziamenti pubblici dai canali e dai destinatari ai quali dovrebbero essere indirizzati. Un fenomeno interpretabile come effetto della crescente attenzione che le organizzazioni criminali stanno rivolgendo alla captazione di finanziamenti pubblici (comunitari, statali, regionali).

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Giampiero Cantoni
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