Gay e mercato, la crisi può attendere. Ecco il primo mutuo per coppie omosessuali

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In Parlamento, discussione rinviata a un futuro nebuloso. In Chiesa, neanche a parlarne. Così finisce che il primo posto in cui le coppie omosessuali vengono “riconosciute” ufficialmente è il mercato. Ultima novità, quello bancario: la banca tedesca Bhw Bausparkasse (quella il cui simbolo, un pastore tedesco, ha invaso i muri delle città) lancerà un mutuo agevolato per coppie gay e lesbiche.
“Il nuovo prodotto” spiega Bhw in un comunicato “si avvantaggia di un taglio dello ’spread’ (il differenziale rispetto al tasso di riferimento scelto, ndr) dello 0,15%, e permette di calcolare i redditi cumulati, purché la casa venga cointestata e la coppia coabiti”. In Italia si tratta di una novità assoluta: ”Consideriamo” spiega Giulio Peruzzi, area manager di Bhw “le coppie di fatto come coniugate, anche quelle dello stesso sesso. L’unica cosa che chiediamo è che la coppia si co-intesti la casa e viva sotto lo stesso tetto”.
Semplice mossa commerciale in un momento nero per il mercato immobiliare o riconoscimento dei diritti civili? Entrambe le cose, almeno secondo l’Arcigay: “Non dispiace sapere che c’è una banca dove gay e lesbiche non solo sono ben accetti, ma anzi possono ricevere delle agevolazioni” dice Riccardo Gottardi, segretario nazionale dell’associazione.
“Non è un caso che si tratti di una banca emergente e straniera” spiega Alessio De Giorgi, direttore operativo di Com.ma, prima agenzia di comunicazione italiana specializzata nel pubblico gay e “urban unconventional”: “hanno bisogno di farsi notare da un pubblico che non è solo quello dei gay ma anche quello, vasto, degli etero che guardano con interesse e simpatia al mondo omosessuale”. Per De Giorgi, la cui azienda gestisce anche il portale on-line gay.it, le banche italiane in questo senso sono “in ritardissimo” perché legate “a logiche troppo istituzionali e condizionate dalla politica”.
E il cosiddetto “mercato gay” non risente della crisi? “Poco” risponde De Giorgi, “almeno per ora: si tratta di un mercato in evoluzione e di nicchia, che si sviluppa soprattutto su internet”. Ma ci sono anche dei rischi: ricco, senza problemi di famiglia ed edonista, questa l’immagine dominante dell’omosessuale nell’immaginario collettivo, anche a causa della pubblicità. Uno stereotipo che non rappresenta un mondo molto più complesso “sì, il rischio-macchietta c’è” riconosce De Giorgi, “ma è un errore: ci sono molti gay non solo nel campo della moda, ma anche tra gli operai, gli impiegati, i giornalisti“.

Secondo lui l’evoluzione della comunicazione ha già abbandonato questi schemi: “C’è stata un’evoluzione, in positivo: una rivista come Vanity Fair, che è letta dal 70 per cento dei gay italiani non ha niente di macchiettistico, semplicemente spesso ha belle foto e interviste a uomini interessanti”. E quali sono i settori che investono di più in pubblicità mirate a questo tipo di pubblico? “Prima di tutto il turismo” risponde De Giorgi, “compresi gli enti statali, poi le bevande, le auto, le compagnie aeree, i locali”. E adesso anche una banca “è comunque un bel segnale, anche per il pubblico etero: dà un’idea di normalità, anche le coppie gay pensano a mettere su casa”.

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