Pensione a 65 anni? L’altolà di Bossi: “Decidano le donne”

Un modulo della pensione

Chi meglio delle donne protagoniste, fa intendere Umberto Bossi, per decidere se sia giusto o meno che vadano in pensione (nel 2018) a 65 anni.
Insomma, l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne nel pubblico impiego, al leader del Carroccio non va giù. “Devono essere le donne a scegliere”. Ha tagliato corto così il ministro per le Riforme commentando la proposta caldeggiata (anzi, quasi imposta) dall’Europa. Sull’emendamento alla legge comunitaria, che potrebbe essere presentato dalla senatrice Cinzia Bonfrisco (Pdl), Bossi dice: “Vedremo”. E poi chiosa con una battuta fra il serio e il faceto: “In Aula ci azzufferemo”. Poi si corregge: “Discuteremo”. Bossi ha parlato delle pensioni nel pubblico impiego a margine dei lavori in Senato sulle quote latte, rimarcando che la Lega in questa materia “è per la libera scelta delle donne”. Ci possono essere donne che vogliono andare in pensione dopo, ha spiegato, ma la scelta deve essere la loro.
A dare man forte al leader della Lega anche la fedelissima Rosi Mauro che aggiunge: “Vada l’Europa in pensione a 65 anni. Non ci piacciono le imposizioni di stampo europeo, che poco conoscono la realtà del nostro Paese”. E Rosi Mauro ribadisce che se verrà presentato all’Aula del Senato un emendamento della maggioranza alla Comunitaria, per innalzare la pensione delle donne nel pubblico impiego, rispondendo al richiamo dell’Europa, “ci sarà da discutere”.
Cerca di smorzare i toni il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che intervenendo a Radio 24, si è detto “contrarissimo all’equiparazione del trattamento pensionistico di uomini e donne nel settore privato. Le donne vanno quasi sempre in pensione di vecchiaia, non contributiva come gli uomini, e se facessimo l’equiparazione l’effetto paradossale sarebbe che le donne andrebbero in pensione più tardi degli uomini”.

Commenti

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Il 6 Marzo 2009 alle 16:19 fercas ha scritto:

Ma noi italiani siamo proprio delle persone speciali! Vogliamo le parità uomo/donna ma, nel caso della pensione a 65 anni della donna si leva un coro di NO!!! E perchè dico io? Rispondono: le donne fanno il doppio lavoro debbono badare ai figli e agli anziani e via di questo passo; a me non risulta che a 60 anni una donna possa fare figli e, quelle che li hanno sono normalmente autosufficienti e, se non lo fossero, ci pensa la nonna (com’è nella realtà). Poi andiamo a vedere e scopriamo l’assurdo delle proteste CGL e similari: in Italia esiste una legge sulle pari opportunità, esattamente il D.Lgs: 198/2006 che consente alle donne di protrarre il periodo lavorativo sino ai 65 anni! Di più, esiste anche una norma del 1993 che consente alla donna un’ulteriore permanenza di due anni, cioè sino a 67 anni!!!!! Quindi, dico io, che senso ha fare tutta qusta cagnara se, ripeto, le norme che consentono alle donne di lavorare oltre i 60 anni ci sono già? Qualche solone so che risponderebbe: Sì ma è su base volontaria! E allora dico io cosa cambia? Che vogliamo mantenere il privilegio rispetto agli altri paesi europei? Insomma, siamo europeisti solo quando conviene a noi! Perchè questi signori del no non invocano il ritorno delle pensioni pubbliche ai famigerati 19 anni 6 mesi ed 1 giorno? Sai quanti consensi e voti prenderebbero? Una marea!!! Donne, avete il diritto di fare il soldato, il poliziotto, il muratore, il minatore e altro, è ora che lavoriate come gli uomini! Avanti marsc!!! Cordialità.

Il 6 Marzo 2009 alle 19:04 Alle lavoratrici europee meno soldi e pensioni inferiori » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Mentre ferve il dibattito sull’età da pensione per le donne (statali), si scopre che in Europa guadagnano in media il 17,4% in meno rispetto agli uomini, e hanno pensioni inferiori. Questi i dati della tavola rotonda “Donne contro i razzismi e le discriminazioni”, organizzata dall’Inca Cgil, in corso a Roma. E proprio contro le disparità retributive fra uomini e donne, in occasione dell’8 marzo, sul tema “stesso guadagno per un lavoro dello stesso valore” la Commissione europea ha lanciato una campagna in tutta la Ue. In Europa, sono diminuiti i casi di discriminazione diretta, come le differenze salariali tra uomini e donne che svolgono esattamente lo stesso lavoro, ma resta una disparità retributiva che riflette discriminazioni e disuguaglianze nel mercato del lavoro. E la disparità salariale, riducendo reddito e pensioni durante la vita attiva delle donne, causa povertà in età avanzata: il 21% delle donne di oltre 65 anni d’età rischia la povertà, contro il 16% degli uomini. Le donne lavorano a orario ridotto più spesso degli uomini (31,2%, contro 7,7% per gli uomini) e predominano in settori in cui i salari sono inferiori (oltre il 40% delle donne lavora nella sanità, nell’istruzione e nella pubblica amministrazione, valore doppio degli uomini). Le donne rappresentano però il 59% di tutti i nuovi laureati. L’Italia si caratterizza per l’assenza di forme strutturate di welfare familiare e per una spesa sociale complessivamente più bassa degli altri Stati europei, con scarse risorse destinate al sostegno delle famiglie. [...]

Il 6 Marzo 2009 alle 19:06 Alle lavoratrici europee meno soldi e pensioni inferiori | Greg Notizie - AgGREGgatore ha scritto:

[...] Mentre ferve il dibattito sull’età da pensione per le donne (statali), si scopre che in Europa guadagnano in media il 17,4% in meno rispetto agli uomini, e hanno pensioni inferiori. Questi i dati della tavola rotonda “Donne contro i razzismi e le discriminazioni”, organizzata dall’Inca Cgil, in corso a Roma. E proprio contro le disparità retributive fra uomini e donne, in occasione dell’8 marzo, sul tema “stesso guadagno per un lavoro dello stesso valore” la Commissione europea ha lanciato una campagna in tutta la Ue. In Europa, sono diminuiti i casi di discriminazione diretta, come le differenze salariali tra uomini e donne che svolgono esattamente lo stesso lavoro, ma resta una disparità retributiva che riflette discriminazioni e disuguaglianze nel mercato del lavoro. E la disparità salariale, riducendo reddito e pensioni durante la vita attiva delle donne, causa povertà in età avanzata: il 21% delle donne di oltre 65 anni d’età rischia la povertà, contro il 16% degli uomini. Le donne lavorano a orario ridotto più spesso degli uomini (31,2%, contro 7,7% per gli uomini) e predominano in settori in cui i salari sono inferiori (oltre il 40% delle donne lavora nella sanità, nell’istruzione e nella pubblica amministrazione, valore doppio degli uomini). Le donne rappresentano però il 59% di tutti i nuovi laureati. L’Italia si caratterizza per l’assenza di forme strutturate di welfare familiare e per una spesa sociale complessivamente più bassa degli altri Stati europei, con scarse risorse destinate al sostegno delle famiglie. Per leggere tutto articolo vai al sito ufficale Tags: [...]

Il 6 Marzo 2009 alle 22:58 fercas ha scritto:

Ecco il vero problema: La DISPARITà SALARIALE TRA DONNE E UOMINI. In questo caso i vari Epifani, Bonanni e relativi compari, farebbero bene ad avviare azioni di protesta e pretendere l’adeguamento salariale a parità di mansione, non difendere situazioni che rappresentano solo e soltanto una discriminazione di genere! Cordialità.

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