Dieci anni di Banca Etica. “Visto? Non eravamo solo idealisti”

Banca Etica

Banca Etica. Un nome che, dopo i casi Lehman Brothers e affini, sembra un ossimoro. Eppure è una realtà che va avanti da 10 anni. Era il 1999 quando fu fondata, e sembrava una simpatica utopia e poco più. Da allora, sono cambiate molte cose: l’11 settembre, il nobel per l’economia a Muhammad Yunus e il successo della Grameen bank e del Microcredito, la crisi dei mutui subprime e delle grandi banche d’affari. E l’idea di una banca che finanzia progetti sociali, investe sull’ambiente, il commercio equo e solidale, la legalità, la cooperazione, la pace, la giustizia, non sembra più solo una trovata da idealisti.

L’8 marzo Banca Popolare Etica festeggia i suoi primi 10 anni di lavoro insieme ai 30.000 soci e ai risparmiatori. Ha una raccolta di risparmio pari a 560 milioni di euro, cui si aggiungono gli oltre 230 milioni di euro di patrimonio affidato alla società di gestione del risparmio, Etica sgr. Attualmente Banca Etica sta finanziando iniziative di economia sociale per un totale di 432 milioni di euro. Panorama.it ha intervistato il direttore generale Mario Crosta, dal 2003 nei vertici dell’istituto di credito padovano.

Partiamo da un dato: poco prima del crollo della Lehman Brothers i suoi prodotti finanziari erano classificati dalle agenzie di rating con una tripla A. I vostri in genere non vanno oltre il B.
E loro sono spariti mentre noi abbiamo visto aumentare i clienti. La crisi ha messo in evidenza due cose: primo, la grande dimensione non garantisce l’affidabilità. Secondo, bisogna rivedere le regole: il finanziamento a imprese sociali, come quelli che facciamo noi, è considerato a rischio massimo secondo gli accordi di Basilea, mentre in realtà nella finanza spericolata ci sono cose ben più rischiose.

E le agenzie di rating?
Dove è stato dimostrato un conflitto di interessi bisogna cambiare, aumentare i controlli. E poi è l’ora che vengano colpiti i paradisi fiscali, ci vuole equità ed etica, anche nella finanza.

Com’è nata dieci anni fa l’idea di una “Banca Etica”?
L’idea in realtà viene ancora da prima, da Ong e reti sociali che avevano già esperienza di attività economiche. La banca nasce come necessità e come sfida, rappresentazione di un modo diverso di intendere la finanza.

Una sfida che avrà avuto i suoi momenti difficili
Soprattutto all’inizio, per le complicazioni di natura tecnica: non è mica facile creare una banca dal basso. Poi, certo, anche adesso non è un momento d’oro.

La crisi ha colpito anche voi?
In realtà da ottobre abbiamo avuto un’impennata delle attività. Ma è la riduzione così forte dei tassi di interesse a mettere in difficoltà, visto che ci basiamo soprattutto sul credito.

Nell’articolo 5 del vostro statuto c’è scritto che “il credito è un diritto”. Dopo il Nobel a Yunus molti hanno “scoperto” il microcredito. Voi da quanto tempo lo applicate?
Per noi è un’esperienza ormai quinquiennale. Però certo l’Italia non è il Bangladesh. Noi agiamo su due livelli: il microcredito assistenziale per responsabilizzare le fasce marginali senza fare “beneficenza” e il credito a microimprese che diventa volano di sviluppo: ad esempio in provincia di Foggia abbiamo sostenuto le piccole imprenditrici donne.

Voi siete una banca di riferimento per il cosiddetto terzo settore. Come sta reagendo alla crisi economica?
Il terzo settore va sostenuto, può essere un fattore di sviluppo forte per il paese. Ultimamente è in sofferenza per i ritardi di pagamento da parte degli enti pubblici. Però io credo che dovrebbe cogliere l’occasione per svincolarsi dall’aiuto statale e avviare un nuovo tipo di imprenditorialità.

Tra i progetti che finanzierete c’è anche il progetto “Un metro quadro per la Pace”, una campagna per l’acquisto delle aree attigue all’aeroporto Dal Molin di Vicenza contro la costruzione della base americana.
Sono fondi non ancora stanziati, abbiamo valutato la concessione di credito secondo le indicazioni dei nostri trentamila soci e della nostra fondazione.

Della vostra banca si può dire che abbia un orientamento politico?
No, non in senso stretto. Semplicemente abbiamo delle idee chiare sull’economia e sulla finanza.

Per celebrare il 10° compleanno sono stati organizzati eventi a Padova, città natale di Banca etica, Roma e Milano, e in altre zone d’Italia. In occasione delle iniziative padovane sarà allestita presso la sede centrale della Banca la mostra “Album di famiglia - la storia di Banca etica”, la sera di sabato 7 marzo la festa sarà animata dall’Orchestra di piazza Vittorio, gruppo multietnico romano. Mentre la settimana dopo, dal 13 al 15 marzo, Banca Etica sarà presente come main sponsor a “Fa’ la cosa giusta”, alla fiera di Milano, tra 500 stand di prodotti e economia solidale, e una cinquantina di convegni, incontri e approfondimenti che l’anno scorso hanno attirato quasi 40mila visitatori. Il 1 aprile, a Roma, organizzerà una conferenza sull’ambiente con l’economista Jeremy Rifkin.

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Il 8 Marzo 2009 alle 13:19 Dieci anni di Banca Etica. “Visto? Non eravamo solo idealisti” ha scritto:

[...] Articolo completo fonte: Dieci anni di Banca Etica. “Visto? Non eravamo solo idealisti” Author: admin     03 8th, 2009 in Banche, Guida alla Scelta     [...]

Il 13 Marzo 2009 alle 9:48 A Milano la “casa giusta” per il risparmio ecosostenibile » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Vuoi cambiare il mondo? Inizia da casa tua. Uno slogan, certo, ma può diventare realtà. Edilizia, arredamento, pratiche abitative. Tutto ciò che riguarda l’abitare può essere fatto in maniera eco-sostenibile. Ne sono convinti i creatori di “Fa’ la cAsa giusta” una mostra itinerante inserita nella fiera di Milano in occasione di “Fa’ la cosa giusta“, kermesse del consumo critico e degli stili di vita sostenibili che si terrà nel capoluogo lombardo dal 13 al 15 marzo. Una fiera che cresce di anno in anno nonostante i saliscendi dell’economia e della finanza, proprio per il suo stile “alternativo”. A cominciare dallo sponsor principale, Banca Etica, che compie 10 anni proprio in questi giorni. Quest’anno ad accogliere i visitatori (41mila lo scorso anno) sarà proprio la “casa giusta” allestita all’interno della Fiera realizzata in collaborazione con BestUp, primo circuito dell’abitare sostenibile. Sei stanze ricche di prodotti e servizi selezionati per il design, il basso impatto ambientale, la valorizzazione dei saperi artigiani, l’utilizzo di materiali al 100% naturali o riciclati, l’accessibilità ed equità nella distribuzione dei ricavi delle vendite. I visitatori potranno visitare l’appartamento e costruirsi un “catalogo personalizzato” staccando i promemoria che spiegano la storia dei prodotti esposti in ogni stanza. La struttura portante è in pannelli di cartone riciclabile, l’illuminazione è a basso consumo, gli impianti sono tutti votati al risparmio energetico: caldaie a condensazione, riscaldamento a pavimento, pannelli solari per riscaldare l’acqua. L’energia consumata negli edifici per abitazione, per la vita pubblica e del lavoro corrisponde almeno al 40% dei consumi energetici del pianeta. “Un dato su cui riflettere” dice Giuliana Zoppis, curatrice della mostra. [...]

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Giampiero Cantoni
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