Imprenditori italiani in Liberia per battere la crisi

Monrovia, Liberia

Foreste, aragoste e spiagge. Per superare la crisi economica alcuni imprenditori italiani “fuggono” in Liberia. Milioni di euro in investimenti in campo forestale, nel comparto della pesca e nel settore turistico ricettivo. Dal nord al sud Italia sono ormai molte le ditte che stanno stipulando accordi e firmando convenzioni, ma soprattutto che stanno mostrando interesse commerciale per lo Stato africano. A dare l’annuncio è Varo Junior Macchi, nominato nel 2004 ambasciatore “at large” dello Stato liberiano, consigliere diplomatico del vice presidente Joseph Nyumah Boakai dell’area europea e rappresentante per l’Italia, Francia, Spagna e Croazia del Bureau of marittime affair, l’organismo ufficiale di riferimento liberiano della flotta di bandiera della Repubblica di Liberia, la seconda al mondo per tonnellaggio dopo quella panamense.
“Alcune ditte del Trentino Alto Adige e della Lombardia sono interessate a 72 mila ettari di foreste di azobè al confine con la Costa d’Avorio” spiega Macchi “il cui legname, estremamente pregiato, potrà essere impiegato per realizzare mobili e oggetti di arredamento e per la sua versatilità anche nell’edilizia, carpenteria e nautica”. L’azobè, legno durissimo e resistente alla pioggia e all’acqua di mare, è assieme al caucciù e alla palma oleifera tra le più importanti risorse economiche del Paese. Un progetto da 27 milioni di dollari che porterà nuova occupazione a circa 400 persone tra italiani e liberiani.
“La prima fase della lavorazione del legname verrà effettuata in territorio africano con l’impiego di uomini e operai del luogo dietro la supervisione di esperti italiani” prosegue Macchi “una scelta che permetterà di sviluppare e migliorare ancora l’economia liberiana, adesso in forte ripresa. Poi il prodotto arriverà in Italia via mare nei porti di Livorno e Genova, per essere poi lavorato negli stabilimenti del nord Italia”.
A vedere nella Liberia la nuova frontiera del business e uno Stato che vuole essere dare una svolta alla propria economia, non sono solo stati gli imprenditori del mobile. Pronti a fare nuovi importati investimenti anche due compagnie del comparto della pesca: una in Veneto e l’altra al centro sud.
Il governo liberiano, infatti, ha in progetto di dare in concessione le acque nazionali antistanti la costa del Paese per la pesca di aragoste e tonno. Un’opportunità che la aziende italiane intenderanno sfruttare per importare il pescato non solo sul territorio nazionale. Ma la Liberia ha deciso di aprire le proprie frontiere anche al turismo, con nuove strutture ricettive. Otto miglia e mezzo, circa 16 chilometri di spiaggia saranno “lottizzate” da imprenditori e tour operator italiani ed europei. Villaggi e alberghi di lusso capaci di attrarre miglia di turisti e creare centinaia di nuovi posti di lavoro.

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