Vino italiano in crisi ma non troppo

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Vino italiano sempre meno presente sulle tavole internazionali e più caro, mentre si allarga la richiesta all’estero degli spumanti prodotti nella Penisola. Il 2008 si è chiuso in segno negativo per l’export nazionale, a 17,8 milioni di ettolitri, in flessione del 7 per cento, mentre crescono i valori del 2 per cento, a 3,6 miliardi di euro (dati Unione Italiana Vini). La performance negativa sarebbe da attribuire al calo degli acquisti all’estero dai principali consumatori di vino italiano, soprattutto nell’Unione europea, il mercato dove i produttori italiani soffrono di più con un saldo negativo del 10 per cento a volumi. In particolare, calano le vendite in Germania, primo acquirente di vini italiani a volume, che con i 5,6 milioni di ettolitri importati nei 12 mesi segna un calo del 10 per cento. Male anche in Francia (– 27 per cento) e in Austria (-25 per cento). Tiene, anche se in leggero calo, la seconda piazza per il nostro vino, la Gran Bretagna, che cala di un solo punto percentuale, mentre preoccupa il calo di due punti negli Stati Uniti, terzo mercato a volume e primo a valore con quasi 80 milioni di euro di fatturato (-4 per cento rispetto al 2007). Sui mercati di “seconda fascia”, invece, volano le performance della Russia (+36 per cento a volume e +12 per cento a valore), che si attesta come dodicesima piazza per il nostro vino, del Giappone (+6 per cento) e della Polonia (+10 per cento).

Tra i vari segmenti, quello dello sfuso precipita di sedici punti a volume, mentre l’imbottigliato contiene il calo a quattro punti percentuali per un fatturato stabile a 2,8 miliardi di euro. Sempre più richiesti all’estero, invece, sono gli spumanti italiani, che archiviano l’ennesimo anno di grazia, con aumenti in volume di quindici punti, a 1,4 milioni di ettolitri, e valori su di undici punti, a poco meno di mezzo miliardo. “Chiudiamo un anno difficile, in cui comunque il nostro prodotto ha tenuto le posizioni guadagnate in passato. Certo, è anche vero che Stati Uniti, Argentina, Cile e Sudafrica, hanno approfittato di questo anno di transizione per erodere quote di mercato ai produttori europei. La sfida, per i prossimi anni, sarà quella di essere sempre più competitivi, alzando la qualità media dei nostri prodotti”, spiega Andrea Sartori, presidente di Unione Italiana Vini.

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