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	<title>Economia &#187; L&#8217;Italia non è un Paese per giovani: emarginati da politica, università e professioni</title>
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	<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 20:57:06 +0000</pubDate>
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		<title>L’Italia non è un Paese per giovani: emarginati da politica, università e professioni</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Mar 2009 18:03:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L'impietosa analisi del Cnel: "L'Italia è un paese vecchio: si vive più a lungo e si fanno meno figli. Tuttavia, la società italiana sta invecchiando non solo per motivi demografici, ma anche perché il sistema di potere lascia poco spazio alle nuove generazioni". Il <strong>VIDEO</strong> servizio]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/03/19/49c2843de06a6_zoom.jpg" alt="lavoro" width="500" border="0" /><br />
&#8220;L’Italia è un paese vecchio: si vive più a lungo e si fanno meno figli. Tuttavia, la società italiana sta invecchiando non solo per motivi demografici, ma anche perchè il sistema di potere lascia poco spazio alle nuove generazioni. I meccanismi di formazione e di selezione delle élite sono infatti caratterizzati da una bassa capacità di ricambio e da una pronunciata longevità grazie alla pervicacia con la quale la classe dirigente nostrana difende le posizioni acquisite&#8221;. Questa la fotografia scattata dal  <a href="http://www.forumnazionalegiovani.com/" target="_blank">Forum nazionale dei giovani</a> e dal <a href="http://www.portalecnel.it/portale/HomePageSezioniWeb.nsf/vwhp/HP" target="_blank">Cnel (Consiglio Nazionale dell&#8217;Economia e del Lavoro)</a>, in collaborazione con <a href="http://www.unicreditgroup.eu/en/home.htm" target="_blank">Unicredit Group</a>, nella ricerca &#8220;Urg! Urge ricambio generazionale&#8221;.<br />
Tradotto in numeri: l&#8217;età del primo impiego fisso e stabile (cioè a tempo indeterminato)? Intorno ai 35 anni. A quanti anni si riesce a &#8220;metter su&#8221; casa e famiglia? Quaranta.<br />
Sono queste le conclusioni a cui si giunge, considrando l&#8217;indagine Cnel. Che si è focalizzata su quattro ambiti:  lavoro, politica, università, libere professioni. E sono note dolenti.<br />
L&#8217;attuale struttura del mercato del lavoro blocca i giovani sia con il precariato - che impedisce loro di avere carriere lunghe e continue - sia premiando l&#8217;anzianità lavorativa invece che la produttività e le competenze. In 10 anni, il numero di giovani dipendenti in ruoli dirigenziali è passato dal 9,7% al 6,9% e tra i quadri dal 17,8% al 12,3%. In calo anche i giovani imprenditori, passati dal 22% al 15% e i liberi professionisti, dal 30% al 22%.<br />
La ricerca mette l&#8217;accento, in modo particolare, sul nodo precarietà: oltre un collaboratore su due ha meno di 35 anni e nell&#8217;arco di un anno solo un collaboratore su cinque è diventato lavoratore dipendente, ma la metà di questi ha dovuto accontentarsi di un contratto a tempo determinato.<br />
Accanto al precariato, poi, si va delineando un altro fenomeno: tra il 2006 e il 2007, sono cresciuti di 200 mila unità i giovani inattivi, cioè che non lavorano e non cercano lavoro. Oltre 220 mila i giovani che nel 2006 erano occupati e nel 2007 hanno rinunciato a cercare attivamente un lavoro.<br />
E qui emerge un altro tratto del sistema italiano. L&#8217;assunzione di posizioni di rilievo dipende dall&#8217;esperienza lavorativa, intesa semplicemente in termini di anzianità aziendale, &#8220;a prescindere dai livelli di produttività e delle competenze di ciascuno&#8221;.<br />
E il caso dell&#8217;Università è in questo senso emblematico: i docenti giovani nell&#8217;università italiana sono merce rara. Lo studio del  Cnel mostra che l&#8217;età media dei docenti universitari è di 51 anni. Ma altri dati, secondo i ricercatori, offrono in pieno &#8220;la misura della deriva gerontocratica&#8221; dell&#8217;università italiana: la metà dei professori di prima fascia ha superato i 60 anni e circa 8 docenti su 100 hanno compiuto 70 anni. I giovani sono solo il 7,6% (su 61.929 docenti e i ricercatori) se si considerano quanti non hanno più di 35 anni. Di questi però la stragrande maggioranza ricopre la qualifica più bassa della gerarchia accademica: i giovani ricercatori, infatti, sono 4.374, i professori associati 311 e gli ordinari solo 21.<br />
Il progressivo invecchiamento della popolazione accademica è un fenomeno che si è accentuato nell&#8217;ultimo decennio: mentre dieci anni fa la classe più consistente da un punto di vista numerico era costituita dai docenti con un&#8217;età compresa tra i 46 e i 50 anni, gli ultimi dati evidenziano come, ora, la classe modale sia rappresentata dai docenti 56-60enni. E un dato rimane invariato. l&#8217;assoluta marginalità degli inder35. Anzi, se possibile la rappresentanza dei giovani docenti si è andata assottigliando: nel 1997 gli inder30 erano l&#8217;1,1% del totale e i 31-35 enni il 7,3%; nel 2007 le quote sono rispettivamente scese allo 0,9% e al 6,7%.</p>
<p>Altro capitolo: il deficit democratico ai danni dei giovani e della loro rappresentanza in Parlamento. Dal 1992 ad oggi, sottilina la ricerca del Cnel, i deputati under 35 non hanno mai raggiunto il 10% (a eccezione della legislatura 1994-96), e attualmente alla Camera sono solo il 5,6%. È in atto una vera e propria &#8220;deriva gerontocraticà&#8217;, denuncia la ricerca, perchè se i 25-35enni costituiscono il 18,7% della popolazione maggiorenne, il loro peso parlamentare è meno di un terzo (5,6%). Ben diversa è la condizione di altre fasce di età: tra i 36 e i 45 anni si riscontra un rapporto equilibrato tra rappresentanza politica e incidenza sociale. Con l&#8217;avanzare dell&#8217;età il rapporto si capovolge: la fascia 46-50 anni costituisce l&#8217;8,4% della popolazione adulta ma il 20,5% degli eletti e quella 51-55 è il 7,6% della popolazione e il 20,5% degli eletti.<br />
Perchè gli under35 sono una rarità in Parlamento? Secondo la ricerca, i giovani non gareggiano ad armi pari, perchè non vengono quasi mai collocati ai vertici delle liste elettorali.  Risultato: nel Pd solo il 7,5% dei candidati giovani è stato eletto, nel Pdl il 16,1% ma solo per effetto della vittoria riportata. La Lega è l&#8217;unico partito nel quale questo divario anagrafico si riduce: 11,4% di eletti tra gli under35 contro il 20,1% degli over35.</p>
<p>Persino dove il libero mercato dovrebbe più garantire le competenze rispetto ad altri fattori il freno posto ai giovani non modera il suo effetto, infatti, secondo il rapporto del Cnel, &#8220;non poche difficoltà incontrano anche i giovani italiani che vogliono intraprendere la strada del giornalismo, della medicina, dell’avvocatura o del notariato&#8221;. &#8220;Pur con le dovute differenze, anche questi percorsi sembrano avere dei tratti comuni: in Italia non è vero che il merito premia sempre&#8221; continua lo studio &#8220;anche le persone più capaci, per riuscire a vivere del proprio lavoro, tra tirocini, concorsi e contratti a brevissima scadenza, devono pazientare fino a quarant’anni circa. Fino ad allora non possono che continuare a sperare nell’aiuto della propria famiglia&#8221;.<br />
Ma le conseguenze non sono positive: &#8220;Il rischio è che i giovani, rassegnati a questo immobilismo sociale, continuino ad accettare la propria condizione di emarginati in una società organizzata per caste e al cui vertice si trova una gerontocrazia inamovibile&#8221;.</p>
<p>Il <strong>VIDEO</strong> servizio:<br />
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