Sat Expo Europe: quando il business è spaziale. Ecco una via per uscire dalla crisi

Un satellite in orbita

“L’Italia è il quarto paese in Europa, il settimo al mondo per investimenti nel settore aerospaziale, e ha generato nel 2007 12 miliardi di euro di fatturato. Nel 2008, poi, oltre il 50 per cento di questo fatturato è stato generato da esportazioni”. Il dato è stato annunciato da Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo economico, in apertura di Sat Expo Europe, alla Nuova Fiera di Roma, dal 19 al 21 marzo. “Quando si parla di spazio, sviluppo e sicurezza sono due facce della stessa medaglia”, aggiunge Urso. “Questo settore rappresenta un nuovo, grande fattore di crescita per l’Italia e può essere una chiave certa contro la crisi con ricadute indubbie per tutta l’economia italia”.

Nei prossimi cinque anni si prevede una crescita del 30 per cento delle applicazioni integrate che combinano i servizi forniti dai satelliti per osservazione della Terra, navigazione, telecomunicazioni e banda larga. Il dato positivo è il segnale di “una nuova epoca di applicazioni integrate di seconda generazione”, ha detto il presidente della rassegna, Paolo Dalla Chiara. “Il mercato mondiale dei servizi satellitari è di circa dieci miliardi di dollari, ma finora questo dato ha riguardato essenzialmente le telecomunicazioni, in particolare la televisione”, aggiunge. La crescita che si prepara sarà soprattutto frutto dell’integrazione dei servizi: ad esempio, i primi satelliti attivi nella banda S, oltre a portare la tv sul telefonino potranno dialogare con altri sistemi come il Gps e il sistema di navigazione satellitare europeo Galileo.

“L’italia spende più della metà delle risorse dedicate allo spazio per partecipare ai programmi dell’Agenzia spaziale europea, ma dobbiamo focalizzare maggiore attenzione sui satelliti istituzionali e avere maggiori risorse per la ricerca su bande di frequenza superiori a quelle attuali”, sottolinea Enrico Saggese, commissario straordinario dell’Agenzia spaziale italiana. “Fino a questo momento sono stati utilizzati, solo per la navigazione, tutti i 300 milioni di euro stanziati dai precedenti governi, si sta discutendo con l’attuale governo un refinanziamento di oltre 140 milioni di euro”.

Un impegno confermato da Guido Crosetto, sottosegretario al ministero della Difesa che ha parlato di “grande attenzione verso questo settore che produce una ricchezza fino a 5-10 anni fa impensabile e che dovrà diventare nei prossimi 15-20 anni una delle voci costanti di produzione di prodotto interno lordo, mettendo in moto le spese e l’utilizzo pubblico, ma aprendo ancora di più all’industria privata specializzata che in Italia rappresenta un fiore all’occhiello invidiata da tutto il mondo”.

A testimonianza della forte espansione del settore, interessanti i dati forniti da Giuseppe Veredice, amministratore delegato di Telespazio. Nel 2005 la società, che fa parte del gruppo Finmeccanica, ha avuto ordini per 340 milioni di euro per la realizzazione di satelliti geostazionari (ossia di osservazione terrestre), di cui oltre il 90 per cento dal mercato italiano. A distanza di tre anni, nel 2008, gli ordini sono cresciuti a circa 440 milioni di euro con un tasso medio superiore alla crescita di mercato. Nel 2009, le previsioni parlano di una crescita fino al 55 per cento dal mercato italiano e per il restante 45 per cento da quello estero, con una prevalenza degli Emirati Arabi, che hanno effettuato ordini per 180 milioni di euro, Stati Uniti (32 milioni) e Francia, con una quota di mercato vicina all’8 per cento. “Esempio chiaro dell’internazionalizzazione dell’industria italiana che in futuro dovrà puntare dichiaratamente alla scelta di programmi forti e di carattere globale, incrementando le risorse per il comparto spaziale”, ha sottolineato Veredice.

È il momento, fanno capire gli esperti convenuti a Sat Expo, di riflettere sui nuovi assetti geopolitici internazionali e sui vantaggi che i sistemi infrastrutturali spaziali e satellitari possono dare ai problemi urgenti dell’ambiente e del clima, in vista del completamento dei tre più grandi progetti europei destinati a rivoluzionare lo scenario internazionale: Cosmo-SkyMed, costellazione satellitare italiana (2009), la rete satellitare in banda Ka (2010) e il sistema di navigazione satellitare Galileo (2013).
Il futuro, quindi, è appena cominciato.

Una panoramica di Sat Expo Europe

Commenti

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Il 21 Marzo 2009 alle 11:19 liongi ha scritto:

E con questo,oggi i commenti, sperando che “qualcuno” li legga, sono due.
Sui vari modi per superare la crisi che ancora nessuno ha definito come il fallimento dell’attribuzione di valore virtuale a tutto ciò che valore reale non ha, affermo che questa è la crisi, non solo materiale ma di fatto, di impostazione, crisi dell’uomo.Il G 20 o G 30 o come vi pare, dovrebbe pensare a reimpostare, risettare il sistema, risolvere la povertà nel mondo che fa tanto comodo a tanti ma che certo non può definirsi espressione di civiltà e poi riordinare la logica dell’esistere.
Poi, per quanto riguarda gli investimenti spaziali dell’Italia come i centri di osservazione e studio al polo, faremmo bene a scordarceli. Nel senso che, collegati come siamo a centri di studio mondiali, vedi America, Francia, Inghilterra, dovremmo sì avere centri di ricerca ma non creanti doppioni di problemi già risolti bensì, in coordinamento, contribuire alla Ricerca con la R maiuscola, la Ricerca globalizzata.
Così si risparmierebbero tanti soldi e si concentrerebbero gli sforzi su un obiettivo unico.
E per fare ricerca, non c’è bisogno di andare nello spazio. Cominciamo a rammendarci i calzini, prima di avventurarci nel vuoto. Ripariamo le nostre strade, le nostre scuole, gli edifici pubblici e privati, sistemiamo questa nostra disgraziata nazione, prima di andare “fuori” senza nemmeno le scarpe. Prima di fare i “ponti” da megalomani, ponti che vorremmo sapere esattamente quanto ci COSTERANNO, quanto COSTERANNO ai nopstri figli, sistemiamo le strade, eh? Ragazzi, mettiamo la testa a posto ché è ora scossa!

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