Oltre la crisi: dieci ragioni per essere ottimisti

Borsa di New York
C’è luce in fondo al tunnel? Se a dirlo è Nouriel Roubini, l’economista della New York University che con largo anticipo aveva previsto la crisi finanziaria e che è noto per i suoi scenari apocalittici, qualche motivo di speranza c’è, al di là dell’ottimismo mostrato dai governi. Secondo Ben Bernanke, presidente della Federal reserve, la banca centrale Usa, la tempesta ha passato la fase acuta, la calma verrà a fine 2009 e la ripresa l’anno prossimo. Il suo collega della Bce Jean-Claude Trichet è appena più prudente: la crisi, sbarcata in Europa più tardi, se ne andrà un po’ dopo. Naturalmente non mancano i pessimisti: il loro guru è il premio Nobel Paul Krugman, critico con la Casa Bianca di Barack Obama. La sua sponda italiana è Alessandro Penati, docente alla Cattolica di Milano ed editorialista di Repubblica: a suo avviso “il peggio deve ancora arrivare”.
Eppure se alziamo lo sguardo dalle diatribe tra economisti e guardiamo ai mercati e all’economia reale, dieci fondati motivi per essere (cautamente) ottimisti ci sono.

Il piano di Geithner piace ai mercati

Il piano da 500 miliardi di dollari di Tim Geithner, segretario americano al Tesoro, è stato accolto dai rialzi in tutte le borse del mondo. Poi ci sono stati i ribassi, ma non come nei mesi scorsi. Soprattutto, è la prima volta che un progetto della nuova amministrazione Usa incontra il favore dei mercati. In che cosa si differenzia dai precedenti, che hanno già impegnato risorse per 787 miliardi? Nella strategia di fondo: anziché nazionalizzare banche, assicurazioni e agenzie di mutui, e concedere aiuti a pioggia ai settori in crisi (come l’auto), il piano Geithner si propone di ripulire dai titoli tossici i portafogli di aziende e famiglie. Coinvolgendo nell’opera i privati, generosamente protetti dai prestiti delle agenzie governative e dalla garanzia di ultima istanza della Fed.

La Federal reserve compra a piene mani
“La recessione negli Usa finirà nel 2009, la ripresa inizierà dal 2010, e nessun’altra grande banca americana fallirà”. È il verbo di Ben Bernanke, ripetuta nell’ultima settimana ben tre volte, a Phoenix, New York e Washington. Contemporaneamente la Federal reserve ha iniziato a comprare titoli pubblici a scadenze medie e lunghe. Con un doppio obiettivo: ridurre l’imponente debito americano e tenere sotto controllo i rendimenti, per mitigare il ritorno dell’inflazione, cioè il rischio maggiore della ripresa. Insomma, la Fed ha mostrato di non voler solo spegnere gli incendi, ma di puntare ad una “exit strategy”. Lo può fare perché non ha i vincoli di noi europei nello stampare e ritirare dollari, o addirittura attingere alle riserve come sta facendo in questi giorni. Né, come la Bce, deve mettere d’accordo 16 governi. A Bernanke basta agire in tandem con Obama, e pare che ci stia riuscendo.
Segnali positivi dall’industria
Ma ancora prima Wall Street e le borse mondiali hanno esibito una serie di rialzi concentrati su banche e assicurazioni: titoli paria fino a poche settimane fa. Che cosa fa sperare che non si tratti solo di speculazione? In primo luogo lo stabilizzarsi su un andamento piatto della produzione industriale mondiale, dopo i tonfi di tutto il 2008. Il segno meno aveva raggiunto il 31 per cento in Giappone, il 20,5 per cento in Spagna, il 19,5 per cento in Germania, il 15,5 per cento in Italia, il 14 per centoin Francia, l’11 per cento in Gran Bretagna e Usa. Gli indici generali sono ancora al ribasso, ma la produzione manifatturiera è ripresa tra dicembre e febbraio in Giappone e Stati Uniti. E ha arrestato il crollo in Europa: gli indicatori dei direttori acquisti (Purchasing Managers Index) pubblicati il 24 marzo sono meglio del previsto. Il Pmi manifatturiero è risalito leggermente a quota 34 da 33,5 di febbraio. Il Pmi dei servizi è passato a 40,1 da 39,2, contro previsioni di ulteriore peggioramento a 39,1.
Crescono le vendite di case
I dati più spiazzanti provenienti dagli Usa sono quelli del mercato immobiliare. Prima la costruzione di nuove case, aumentate a febbraio del 22,2 per cento, cioè 583 mila abitazioni, ben 150 mila più di quelle previste. Appena a gennaio la costruzione di case nuove si era ridotta del 10,2 per cento, toccando il minimo storico. Poi la vendita di immobili usati: più 5,1 rispetto a marzo, contro previsioni di meno 0,9 . Un mini-boom dovuto certo al calo dei prezzi del 15 per cento ed al fatto che la metà delle compravendite riguarda beni pignorati: ma è pur sempre dalla casa che tutto era partito.
Una crisi dura 18 mesi e siamo arrivati a 15
Siamo al 15mo mese di crisi, iniziata negli Usa a gennaio 2008 con il crac dei mutui subprime. Secondo le statistiche la durata media delle crisi, sempre più acute e brevi, è di 18 mesi. Se questa teoria verrà confermata, la fine del tunnel sarà a cavallo dell’estate. Ma c’è chi non è d’accordo, ed è proprio Roubini, stavolta nei suoi più congeniali panni di pessimista: “Questa non è una recessione a V, ma ad U, la ripresa non sarà veloce e verrà preceduta da alcuni mesi di economia piatta”. Comunque, già qualcosa.
L’Europa ha reagito con decisione
Dall’Europa, così come è arrivata dopo, la crisi se ne andrà in ritardo rispetto agli Usa. Tuttavia anche Trichet si sbilancia: “C’è una previsione generale di tutte le istituzioni pubbliche e private che il 2010 sarà l’anno della ripresa”. Fa ben sperare anche il decisionismo mostrato dai governi: l’Europa ha mobilitato risorse pari a quelle degli Usa. E, a differenza che in politica, stavolta ha reagito compatta.
Le materie prime stanno ripartendo
Il prezzo delle commodities - l’assieme di materie prime e servizi essenziali - sta ripartendo. In particolare di quelle “buone”, che individuano non beni rifugio (l’oro su tutti), ma i propellenti primari dell’economia: petrolio, cereali, metalli, carbone, noli marittimi. Il termometro-leader di queste voci si chiama Baltic dry index: nel 2008 tra giugno e dicembre era precipitato da 11.600 a 660 punti, perdendo il 94 per cento. Ora è ad un passo da quota 2.300, un rimbalzo del 250 per cento.
Meglio del previsto in Italia i bilanci aziendali
In Italia i consuntivi 2008 delle grandi aziende sono risultati migliori del previsto: Unicredit, Intesa SanPaolo, Mediaset, Mediolanum e Banco Popolare hanno in qualche modo sorpreso gli analisti, anche se ognuno ha poi seguito strategie diverse: l’Unicredit (2,6 miliardi di utile) non ha rinunciato al dividendo, sotto forma di azioni. Intesa (4 miliardi) ha deciso di mettere fieno in cascina, rinviando a tempi migliori. Forse, non ha escluso l’amministratore delegato Corrado Passera, già nel 2009.
Gli incentivi all’auto rianimano le vendite
Il mercato dell’auto europea si sta riprendendo. Gli incentivi, varati in Germania a gennaio e in Italia a febbraio, hanno già fatto volare del 40 per cento gli acquisti dei tedeschi, mentre da noi hanno ridotto le perdite: la Fiat ha ha registrato 70 mila ordini, il doppio rispetto a gennaio ed il 30 per cento in più ripetto a febbraio 2008.
Per marzo sia l’Unrae (l’associazione delle case estere in Italia), sia il centro studi Promotor vedono rosa: l’indice di affluenza negli show room è passato dal 4 per cento di gennaio ad oltre il 60 di marzo. Le vendite potrebbero raggiungere le 214 mila auto di un anno fa, con benefici soprattutto per Fiat e Ford. Il che rafforzerebbe Sergio Marchionne, amministratore delegato del Lingotto, nel piano di acquisto della Chrysler e di sbarco nel mercato Usa.
Migliora l’export verso l’Europa
I consumi negli Usa e Gran Bretagna sono in ripresa. La Cina segnala un aumento dell’8 per cento della produzione industriale. L’Italia, in attesa di rivedere file di clienti nei negozi e soprattutto più posti di lavoro, deve per ora accontentarsi di segni positivi davanti all’import e all’export verso i paesi europei: rispettivamente più 2,1 per cento e più 1,3 rispetto a gennaio. Non è moltissimo, ma qualcosa si muove. Forse la fine del tunnel non è davvero così lontana.

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Il 30 Marzo 2009 alle 18:36 Dentro la crisi: dieci motivi per essere degli idioti | L'Olandese volante ha scritto:

[...] Dentro la crisi: dieci motivi per essere degli idioti Autore: Tooby; Categoria: Economia È la prima volta che visiti L’Olandese volante? Se gli articoli sono di tuo gradimento potresti sottoscrivere il feed RSS per ricevere i prossimi direttamente sul tuo pc. Se non sai cos’è un feed, clicca qui per informazioni. Grazie per la visita!Powered by WP Greet BoxSui blog di Panorama è apparso un articolo (forse dettato da Paolo Bonaiuti, che ricava ottimismo a piene mani direttamente alla fonte) intitolato “Oltre la crisi: dieci ragioni per essere ottimisti “. Una collezione di cagate come non ne ho viste spesso. Vediamole (e smentiamole). [...]

Il 31 Marzo 2009 alle 14:45 Dall’altro lato della crisi, c’è un’Italia che assume » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Oltre la crisi, dieci ragioni per essere ottimisti [...]

Il 1 Aprile 2009 alle 10:02 G8 sul Welfare, Berlusconi: “A rischio 20 milioni di posti. Pronti 40 mld” » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: 10 motivi per essere ottimisti [...]

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Giampiero Cantoni
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