Libri online: Google scende a patti con editori e scrittori. Ma chi ci guadagna?

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Una causa collettiva degli editori contro Google smuove le acque della letteratura globale.

Tanto che la Siae (Società italiana degli autori ed editori) ha deciso di aderire alla class action negli Stati Uniti. Da cinque anni il motore di ricerca più famoso del mondo sta trasformando in copie digitali le pagine dei libri di alcune biblioteche. Ormai si tratta di sette milioni di volumi accessibili su internet attraverso Book search: romanzi, saggi, enciclopedie. Alcuni sono protetti da diritto d’autore, altri invece sono in pubblico dominio.

Le associazioni degli editori Usa hanno subito dato battaglia in tribunale: un lungo processo che sembra essersi concluso a novembre con un accordo extragiudiziale tra le parti (la corte deciderà a giugno). “Big G” pagherà 125 milioni di dollari: 30 agli avvocati, 35 per le operazioni iniziali di un “Registro” dei diritti dei libri e un minimo di 45 milioni per i pagamenti in contanti agli aventi diritto dei volumi e dei contenuti (sottoposti a scansione prima della scadenza dell’eventuale rinuncia alla transazione. Secondo alcune stime si parla di 60 dollari per ogni titolo già online.
La contropartita è piuttosto rilevante: Google potrà beneficiare dei guadagni derivanti dalla lettura, dalla vendita, dalle licenze, dalla pubblicità e da altri tipi di sfruttamento. Per il quotidiano canadese Globe and mail, inoltre, l’accordo consente a “Big G” di continuare a copiare in formato digitale libri. E permette, così, di vendere l’accesso a ogni tipo di volumi (protetti da copyright, in pubblico dominio, ecc). Una controtendenza rispetto alla gratuità del web 2.0: finora i servizi sono stati liberamente fruibili, come le caselle mail e le mappe. Adesso, invece, la vendita di qualcosa (e non la pubblicità) diventa il punto centrale dell’accordo.

Il patto con Google conviene agli autori? Osserva sul Wall street journal Lynn Chu dell’associazione Writers Reps: “Si prevede che la maggior parte, circa l’88 per cento, scelga di ignorare la transazione. Questo perché sanno che i loro diritti online hanno un valore, e l’ultima cosa che vogliono è di essere spinti come pecore in un gigantesco contratto”. La Siae osserva che, se i tribunali statunitensi convalideranno l’accordo, editori e scrittori interessati hanno a disposizione quattro possibilità: “possono restare nell’ambito della transazione e quindi vincolati dalle regole stabilite dal tribunale, opporsi alla transazione o commentarla (entro il 5 maggio 2009), rinunciare alla transazione e mantenere così il diritto di citare in giudizio Google individualmente (rinuncia che deve essere formulata per iscritto entro il 5 maggio 2009), presentare una rivendicazione per un pagamento in contanti (entro il 5 gennaio 2010)”.

Tra i volumi digitalizzati da Google non mancano gli italiani: nella lista compaiono il politologo Angelo Panebianco, lo storico Ernesto Galli Della Loggia, il sociologo Francesco Alberoni, il linguista Tullio De Mauro, il filosofo Gianni Vattimo, lo scrittore Tiziano Terzani e il giurista Stefano Rodotà.
Numerosi anche i giornalisti, tra questi Indro Montanelli, Sergio Romano e Giorgio Bocca. Sono in rete anche numerosi esponenti del mondo politico italiano tra cui Romano Prodi, Giuliano Urbani, Giuliano Amato, Arturo Parisi, Giulio Andreotti e Giovanni Spadolini.

Commenti

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Il 29 Aprile 2009 alle 15:35 Cala il fatturato. E Google rallenta la sua corsa sul mercato » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] La spettacolare corsa di Google rallenta: per la prima volta il motore di ricerca deve annunciare un calo del fatturato, complice la crisi economica che investe i mercati globali. Ma i profitti di “Big G” sono cresciuti: adesso vale 1,4 miliardi di dollari la bussola che orienta i navigatori nel web . All’orizzonte, però, si addensano alcune nubi. Come il rischio di incappare in un’indagine dell’Antitrust negli Stati Uniti. Un pericolo finora evitato. Nel mirino degli ispettori è finita la proposta di accordo per la pubblicazione di libri in pubblico dominio o fuori commercio: Google è disposta a pagare 125 milioni di dollari ai detentori dei diritti. Ma, in cambio, si riserva i proventi derivanti commercializzazione delle opere. Potrebbe, quindi, trarre profitto per la pubblicità online o lavori derivati. Il concordato permette di evitare il processo per una causa lanciata contro Google dall’Associazione americana degli editori nel 2005. Ma l’idea non va giù a molti, come il gruppo di Internet Archive, un’organizzazione non profit che sta immagazzinando le pagine web nei suoi archivi: come una sorta di museo da visitare per trovare siti internet ormai scomparsi. E gli autori sono ancora scettici. “Big G”, però, può contare sui legami con l’entourage del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, che ha nominato come consigliere per il neonato Comitato scienza e tecnologia Eric Schmidt, amministratore delegato di Google. Dall’Estremo Oriente, poi, arrivano rivali minacciosi: il motore di ricerca più usato in Cina, Baidu, ha dichiarato una crescita dei profitti del 24 per cento nella nazione con la popolazione sul web più numerosa. E al Nasdaq le sue azioni volano: sono aumentate del 72 per cento nell’ultimo anno. A rasserenare le prospettive arrivano i dati sulle vendite per il Googlefonino (G1), rivale dell’Iphone: a pochi mesi dal lancio è stato acquistato un milione di esemplari in Germania. [...]

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Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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