- Tags: agrumi, aranciata, bevande, Coldiretti, confagricoltura, crisi, frutta, Ismea, legge-286, made-in-Italy, produzione, Ue, uva, vino
- 3 commenti

Le bevande “al gusto” o “al sapore” di arancia senza che il frutto vi sia contenuto non arriveranno in Italia. È l’impegno che il Governo italiano ha deciso di intraprendere per porre rimedio agli effetti dell’emendamento alla legge comunitaria approvata al Senato che taglia l’obbligo del contenuto minimo del 12 per cento di succo di agrumi previsto fino ad ora per questo tipo di bevande. Il testo che passa alla Camera prevede infatti l’abrogazione dell’articolo 1 della legge 286 del 1961 secondo il quale le bevande analcoliche vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non possono essere colorate se non contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12 per cento.
Un danno che sarebbe stato principalmente economico perché si sarebbe verificata una drastica riduzione del consumo di frutta: non meno di 120 milioni di chili di arance all’anno prodotti in 6 mila ettari di agrumeti, per una cifra superiore ai 200 milioni di euro, secondo le stime di Coldiretti. I più grandi produttori mondiali di arance sono il Brasile (con circa il 30 per cento dell’intera produzione mondiale), seguito da Stati Uniti (14 per cento) e Messico (7 per cento). Nel bacino del Mediterraneo i principali paesi produttori sono Spagna e Italia, seguiti da Egitto, Turchia, Grecia, Israele e Algeria. In Italia, la produzione di arance durante il 2006 è stata di 25 milioni di quintali per una superficie investita di 105 mila ettari. E per il biennio 2008/09 è prevista una forte flessione, rende noto l’Ismea che stima in Italia un raccolto in calo del 33 per cento su base annua e del 29 per cento rispetto alla media delle ultime tre campagne. La riduzione è da imputare ai problemi causati dalle gelate primaverili in tutte le principali aree produttive, con le basse temperature, ben inferiori alla media stagionale, che hanno determinato un forte calo delle rese. In Sicilia, in particolare, si prevede una contrazione dei raccolti del 24 per cento, con riduzioni fino al 38 per cento in Calabria e del 35 per cento in Puglia.
Un colpo alle casse e uno alla salute, considerato che molte di queste sostanze sono oggetto di studi e verifiche per il loro supposto effetto negativo sui bambini e sul preoccupante aumento della percentuale di casi di obesità e soprappeso, che tra i giovani italiani ha raggiunto il 30 per cento. Ora, secondo le associazioni di categoria, la speranza è che questa “battaglia di civiltà e rispetto verso il nostro “made in Italy” si estenda dall’aranciata senza arance al “vino senza uva” realizzato dalla fermentazione di frutta, fino al formaggio prodotto utilizzando caseina e caseinati al posto del latte. L’abbassamento della qualità dell’alimentazione di fronte alla crisi è un rischio reale che, per Coldiretti, “colpisce le classi economicamente più deboli costrette a risparmiare sul cibo e per le quali è più elevata l’incidenza della spesa alimentare sul totale”.
Bevande che non hanno frutta e vino che non è vino. Se questo è il futuro, è bene vigilare molto attentamente, afferma Confagricoltura: “Difendiamo la legge 286, ma educhiamo i ragazzi di tutte le scuole. Inserire nei programmi scolastici l’educazione al consumo sarebbe il vero passo in avanti che ci consentirebbe di affrontare con maggior serenità argomenti delicati come questo”.
L’approvazione della riforma comunitaria del mercato ha sancito inganni vecchi e nuovi: dal consenso all’aggiunta di zucchero nei vini prodotti nel nord Europa, al rosè ottenuto miscelando vini bianco e rosso al posto della tradizionale vinificazione in bianco delle uve rosse senza obbligo di indicarlo. Norme che vanno in contrasto con le cifre diffuse dal centro studi di Mediobanca, secondo cui i consumi familiari di vino a denominazione di origine sono cresciuti del 7 per cento nel 2008, in netta controtendenza rispetto all’andamento generale. Anche grazie alla vendemmia nazionale che ha toccato i 45 milioni di ettolitri (+ 5 per cento) mettendo a segno uno storico sorpasso sulla Francia dove la raccolta dell’uva è stata stimata in calo del 5 per cento per un quantitativo di 44 milioni di ettolitri.
- Mercoledì 1 Aprile 2009
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 1 Aprile 2009 alle 12:29 vincenzoaliascontadino ha scritto:
EUROPA DIVENTATA VECCHIA E C** CHE NON SA DIFENDERSI
Il nostro “made in Italy” funziona? Io dico di no, perché? Semplice! Ieri sono stato a fare shopping, ebbene, sono rimasto allibito di vedere merci a poco prezzo, cassette a soli 1 euro di cui molti erano strumenti per casalinghe che saranno dopo l‘uso andranno in lavastoviglie! Risultato che la maggior parte di questi oggetti si arrugginisca, allora dove stanno controlli e qualità? Forse, sarà come la mia vecchia società che si occultava dati a più compiacenti su pezzi per la sicurezza erano scarsi? Io la solfa della crisi, l’avevo già percepita quasi 20 anni fa, cosi con mille sacrifici e angheria della Legge ( che tutela figli e mogli) e giudice che, mi aveva persino confiscato il mio c/c e pensione: Oggi possiedo un podere di cui vado fiero, ma se mi chiedete se sono in attivo, sapete che non vendo nemmeno un kg d’aranci o frutta genuina: ottimi agrumi profumati, olio eccezionale e verdurine selvatiche, che io stesso 15 anni fa, ho seminato ed attingo ogni giorno, tanto da sentirmi erbivoro. Pensate che a Milano, d’agrumi non potevo mangiarmi più d’uno o due il giorno per non sentirmi un bruciore allo stomaco: ora d’aranci a spicchi o spremute, sono arrivato a berne sino a diciotto! che cosa intendo dirvi? In poche parole, se la Cina vuole esportare bene, ma almeno all’origine ci siano dei controlli non solo emettere fucilazione, dopo il danno avvenuto! Noi, in altre parole, la UE sia, più protettiva verso chi, gli da voti e fama e non lasciar morire i cittadini di malattie e da vera fame, visto che, i nostri ottimi prodotti non potremmo mai esportarli sottocosto, visti gli alti diritti salariali degli Europei: credo che occorrerebbe più solidarietà di combattere sfide con alti profili tecnologici ed umani più screening su tutti i prodotti, come pure nel Mediterraneo non far morire annegati esseri umani, visto che la Comunità Europea, resta a guardare vedere solo Maroni a rompere i marroni! Altrimenti, la Unione Europea resterà solo un’accozzaglia di vecchie menti dell’Est che con soci Cinesi, hanno la scommessa sul vecchio Continente con povertà e milioni di disoccupati, tanto a spingersi a sequestrare manager e passare per criminali, anziché lavoratori indefessi.vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera
Il 2 Aprile 2009 alle 12:44 fercas ha scritto:
Visto che Berlusconi dice che il nostro governo gode di rispetto e considerazione nell’ambito dell’U.E., è capace, questi, ad imporre alla comunità una linea di condotta che EVITI NEL MODO PIU’ ASSOLUTO di produrre e mettere in commercio porcherie alimentari? Domando.
Cordialità.
Il 15 Maggio 2009 alle 11:53 Tutti i vini sbagliati dell’Unione Europea : Vino24 ha scritto:
[...] Vino rosato ai miscugli Diventa possibile produrre vino rosé semplicemente mescolando vino bianco e rosso invece di produrlo secondo il metodo naturale tradizionale con la vinificazione in bianco delle uve rosse. Sull’argomento avevo scritto già qui, articolo ripreso poi da Panorama.it [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.