Paradisi fiscali, un forziere globale da 11mila miliardi di dollari

Le fortezze impenetrabili del segreto bancario sono nel mirino dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: le new entries nella lista nera finora sono Malaysia, Costa Rica e Filippine. Marcia indietro sull’Uruguay, prima aggiunto all’elenco e poi ritirato. Il giro d’affari dei paradisi fiscali è di circa 11mila miliardi di dollari: più del doppio di quanto i governi di tutto il mondo stanzieranno nei prossimi due anni per trascinare i propri Paesi fuori dalla crisi (qui il report). Un forziere distribuito tra oltre 40 roccaforti delle agevolazioni finanziarie sparse nel mondo, divise fra ‘neri’, ‘grigi’ e ‘grigio chiaro’, a seconda delle modalità con cui vengono rispettati gli standard fiscali internazionali. Secondo Tremonti, la lista stilata dall’Ocse rappresenta solo un inizio, perché quello utilizzato dall’organizzazione è “un criterio empirico ma non sarà l’unico”.

Anche se stilare cifre precise sui fondi che affluiscono ai paradisi fiscali è estremamente difficile (tanto che le stime Ocse variano da un minimo di 1.700 miliardi fino ad un massimo di 11.500 miliardi), il fenomeno ha nel tempo assunto dimensioni preoccupanti: come emerge dal recente annuncio del Senato degli Stati Uniti, secondo il quale ogni anno il fisco a stelle e strisce potrebbe perdere circa 100 miliardi di dollari, a tutto vantaggio dei paradisi fiscali. Senza contare che Christian Aid, una delle maggiori agenzie per lo sviluppo nel mondo, ha dichiarato nei giorni scorsi che la fuga di capitali verso i paradisi fiscali costa ogni anno ai paesi in via di sviluppo circa 160 miliardi di dollari, molto di più di quanto ottengano dagli aiuti umanitari.

Basta un veloce giro su Google per capire quanto sia esteso il problema, con siti che propongono investimenti mirati in determinati paesi del mondo, elencando le ’specialità della casa’ di ogni singolo Stato o di singole località, ad esempio l’Isola di Man o Campione d’Italia che ricorrono spesso fra le mete più consigliate. Se infatti, secondo l’Ocse, un paradiso fiscale è un luogo caratterizzato da tassazione nulla o minima, da una totale assenza di trasparenza finanziaria e dal rifiuto di fornire informazioni alle autorità fiscali internazionali, i ‘tax havens’ finiscono poi per differire molto uno dall’altro. Da chi offre la possibilità di aprire conti correnti senza l’obbligo di residenza a chi consente l’avvio di società senza alcun capitale di partenza, fino a chi permette la nascita di attività di intermediazione bancaria, assicurativa in totale deroga ai principi internazionali (all’interno dei cosiddetti fondi off-shore).

La lista nera. Singapore, Svizzera, Hong Kong, Bahamas, Andorra, le isole Cayman Islands e il principato di Monaco restano i nomi più famosi, ma sono fra i Paesi che hanno accettato e sottoscritto accordi per il rispetto degli standard fiscali, senza peraltro applicarli sinora. Nella lista nera dell’Ocse rimangono quindi Costa Rica, Filippine e l’isola Labuan della Malaysia: la prima è specializzata in società che consentono di aggirare la limitazione imposta alle banche nazionali di non accettare valute estere; l’ultima prevede una tassazione massima di 4.200 euro a prescindere dall’utile conseguito da società o persone fisiche, che comunque non hanno alcun obbligo di fornire le proprie generalità. I Paesi finiti nel mirino dell’Ocse, però, non ci stanno e fanno sentire la propria voce: se San Marino e Monaco si dicono “soddisfatti” per non essere stati inclusi nella lista nera, “la Svizzera non è un paradiso fiscale, rispetta sempre i propri impegni ed è disposta al dialogo”, afferma il ministro delle Finanze, Hans-Rudolf Merz, mentre il governatore della Banca centrale dell’Uruguay, Mario Bergera, sottolinea la “solidità” e la “serietà” del sistema finanziario del Paese.

Gli Stati Uniti. Che il Delaware sia una sorta di paradiso fiscale lo sanno benissimo gli americani: quasi la metà delle società quotate a Wall Street e al Nasdaq hanno la sede nello Stato del vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden, per pagare meno tasse locali, non essendo gli utili imponibili. Che il piccolo Stato a sud della Pennsylvania offra grossi vantaggi alle società offshore, presentandosi come una alternativa alle isole Cayman o alle Bermuda, sono in meno a saperlo, ma chi opera nel settore ne è al corrente da tempo. Stabilire una società offshore nel Delaware permette infatti di non pagare quasi un centesimo di imposte a parte bassissime tasse sulla concessione e sul deposito.

LEGGI ANCHE: G20, entrare nei paradisi fiscali e riportarne i conti a terra

Commenti

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Il 5 Aprile 2009 alle 17:25 vincenzoaliascontadino ha scritto:

LISTA NERA DELLA OCSE
PARADISI FISCALI, MA CHI CI MARCIA
11 mila miliardi! Noi tutti saremmo ricchi, invece, queste risorse sono in mani a guerrafondaie, mafie e criminali. Tanto ci vuole per dire basta e requisire questi depositi? Noi tutti sappiamo che nei Caraibi ci sono isole sotto Leggi dell’Unione Europea ed U.S.A, Poi Andorra, Isole Marshall, Liberia, Liechtenstein, Nauru, Principato di Monaco e Vanuatu. Aggiungete alcuni Paesi ex Comunisti, con capitali usciti dall’Italia via Mosca, il Pacifico e l’Africa e le Cook sotto il protettorato dell’Australia. Tanto ci vuole ad avvertire seriamente questi speculatori che sarebbero arrestati? Perché non boicottarli come la Svizzera e San Marino. Altro dire ce la black list, ma che ce frega saperlo? Agire! Sennonché, questi Politici non siano in combutta col crimine! Questa speculazione scoppiata in questo momento è criminale si deve combatterla con la ramazza!
vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.

Il 6 Maggio 2009 alle 13:10 Paradisi fiscali, in Europa si litiga. Giro di vite in Italia » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] In Italia è in arrivo un giro di vite sull’evasione prodotta da chi porta i propri capitali in uno dei tanti paradisi fiscali. Tre le ipotesi principali su cui si sta già lavorando: l’inasprimento delle sanzioni, l’inversione dell’onere della prova, la messa a punto di una “lista nera” italiana dei cosiddetti centri offshore. Ad annunciare la stretta è stato a Bruxelles il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine di una burrascosa riunione dell’Ecofin, in cui sulla delicata questione del segreto bancario si è sfiorato lo scontro. Da una parte il ministro tedesco, Peer Steinbrueck, ha provocatoriamente paragonato al Burkina Faso la Svizzera e i Paesi dell’Ue che praticano il segreto bancario (Austria, Belgio e Lussemburgo), facendo innanzitutto infuriare il premier del Granducato e presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Dall’altra il presidente di turno dell’Ecofin, Miroslav Kalousek, ministro delle Finanze ceco, ha difeso gli stessi Paesi attaccati dal collega tedesco, sottolineando come sia stato un errore al G20 di Londra inserire tre Stati Ue nella “lista grigia” dei Paesi non cooperativi sul fronte del fisco. Proprio nel momento - ha aggiunto - in cui questi Paesi stanno ammorbidendo le proprie posizioni, lasciando intravedere una loro presa di posizione definitiva in favore della fine del segreto bancario. [...]

Il 6 Maggio 2009 alle 15:15 Paradisi fiscali, in Europa si litiga. Giro di vite in Italia « Ilcorsarorosso ha scritto:

[...] In Italia è in arrivo un giro di vite sull’evasione prodotta da chi porta i propri capitali in uno dei tanti paradisi fiscali. Tre le ipotesi principali su cui si sta già lavorando: l’inasprimento delle sanzioni, l’inversione dell’onere della prova, la messa a punto di una “lista nera” italiana dei cosiddetti centri offshore. Ad annunciare la stretta è stato a Bruxelles il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, al termine di una burrascosa riunione dell’Ecofin, in cui sulla delicata questione del segreto bancario si è sfiorato lo scontro. Da una parte il ministro tedesco, Peer Steinbrueck, ha provocatoriamente paragonato al Burkina Faso la Svizzera e i Paesi dell’Ue che praticano il segreto bancario (Austria, Belgio e Lussemburgo), facendo innanzitutto infuriare il premier del Granducato e presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker. Dall’altra il presidente di turno dell’Ecofin, Miroslav Kalousek, ministro delle Finanze ceco, ha difeso gli stessi Paesi attaccati dal collega tedesco, sottolineando come sia stato un errore al G20 di Londra inserire tre Stati Ue nella “lista grigia” dei Paesi non cooperativi sul fronte del fisco. Proprio nel momento - ha aggiunto - in cui questi Paesi stanno ammorbidendo le proprie posizioni, lasciando intravedere una loro presa di posizione definitiva in favore della fine del segreto bancario. [...]

Il 17 Luglio 2009 alle 19:01 Come funziona lo scudo fiscale: pagate e vi sarà aperto » Panorama.it - Italia ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Paradisi fiscali, secondo l’Ocse [...]

Il 27 Aprile 2010 alle 9:15 Notizie dai blog su Non ci sono piÚ i paradisi fiscali di una volta/2 – il manuale del… ha scritto:

[...] Paradisi fiscali, un forziere globale da 11mila miliardi di dollari G20: scontri a Londra con la polizia Le fortezze impenetrabili del segreto bancario sono nel mirino dell’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: le new entries nella lista nera finora sono Malaysia, Costa Rica e Filippine. Marcia indietro sull’Uruguay, prima aggiunto all’elenco e poi ritirato. blog: canale economia | leggi l’articolo [...]

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