(Credits: Corbis)
di Raffaella Galvani
“Aziende che assumono e per di più guidate da donne manager o imprenditrici? In Italia? Ma voi state cercando l’impossibile”. La domanda della giornalista di Panorama suscita meraviglia fra molti intervistati. Poi qualcuno risponde ed è serio. “Se assumiamo? Certo, io sono un esempio, lavoro qui da gennaio” dice Mariolina Longoni, neoresponsabile delle relazioni esterne alla Valtur (200 milioni di fatturato), dove l’amministratore delegato Maria Concetta Patti sta completando le selezioni finali su un piccolo esercito di 4 mila persone da cui a maggio usciranno i 1.500 operatori, dallo chef al direttore, dall’animatore al responsabile delle relazioni con la clientela, tutti destinati alla stagione estiva nei 22 villaggi del gruppo.
Di più. Approfittando del ricambio generazionale, alla Valtur la Patti nel 2009 è fermamente intenzionata a rafforzare (”certo, senza fretta, con la necessaria gradualità” sottolinea) la squadra della direzione centrale con l’inserimento di una decina di giovani manager destinati a occupare le posizioni chiave: risorse umane. controllo di gestione, marketing.
Patti non è l’unica. C’è Tatiana Rizzante, 38 anni, amministratore delegato della Reply di Torino, società da 330 milioni di fatturato specializzata nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie dell’informatica e della comunicazione nei campi più disparati, dalla sanità all’industria dei trasporti, dalle banche e assicurazioni all’energia, fino ai media. Solo nel 2008 fra le sedi di Torino, Milano, Roma ha assunto circa 500 persone, portando da 2.200 a 2.700 gli organici dell’azienda fondata nel 1996 dal padre Mario, ex operaio Fiat, insieme ad altri otto soci e 10 dipendenti. Adesso, primavera 2009, Rizzante è gia arrivata a quota 2.800 dipendenti, e non pensa di fermarsi.
C’è anche Elena David, quarantottenne amministratore delegato della catena alberghiera Una Hotels & resorts del gruppo immobiliare Fusi (850 addetti, 29 alberghi e 57 milioni di fatturato). “A settembre inaugureremo due hotel a Roma e Milano, che assorbiranno rispettivamente 70 e 20 persone, a cui si aggiungeranno una trentina di stagionali per l’estate in Versilia e 15 per l’autunno nel golf resort del Mugello” spiega David, che è presidente dell’Aica, l’associazione delle catene alberghiere. Catene che spesso sono gestite da donne manager e che per il biennio 2009-2010 hanno previsto e confermato 1 miliardo di euro di investimenti.
Insomma, la crisi c’è ma si va avanti. E se si è imboccata una strada ritenuta giusta, si fa di tutto per non abbandonarla. Se la ripresa vera arriverà nel 2010, bisogna esser pronti. Alla Una Hotels & resorts per esempio, in aggiunta agli alberghi di città, che oggi risentono maggiormente del calo di clientela d’affari, contano di proseguire nel progetto Unaway, rete di hotel di design da realizzare lungo le autostrade.
Finora ne sono stati aperti sette, nel 2009 ne arriveranno in franchising altri 2 (Modena e Livorno), mentre si tratta con la società Autostrade per cinque nuove unità. “Purtroppo il credit crunch e le difficoltà burocratiche rallentano i tempi di realizzazione di una formula a servizi limitati e prezzi contenuti perfetta per il momento, e che potrebbe creare occupazione aggiuntiva” si rammarica David.
Ecco quindi che esiste, piccolo ma agguerrito, il drappello rosa di capitane d’azienda che, oltre a essersi conquistate il non scontato ruolo di numero uno, sono impegnate a vincere un’altra sfida. Convinte che sia possibile battere la crisi continuando a creare attività e nuovi posti di lavoro. Storie diverse con una cifra comune: una lucida determinazione.
“Certo, la situazione generale è in peggioramento, secondo i dati più recenti il mercato italiano nell’Ict (information and communication technology) è visto in calo del 9 per cento, ma vendiamo servizi e il nostro fatturato cresce se aumentano i cervelli” spiega Rizzante, che entro fine aprile si è impegnata a far ripartire l’ex centro ricerche della Motorola con 180 dei 339 ingegneri che vi lavoravano. E, dopo la Germania e la Gran Bretagna, progetta un’acquisizione in Spagna.
Mosse audaci? “Operiamo in un settore a forte componente di innovazione dove gli investimenti consentono alle aziende di avere valore aggiunto e di tagliare i costi, quindi dovremmo reggere meglio di altri al calo della domanda” prevede Rizzante. Che cerca soprattutto ingegneri informatici, elettronici e delle telecomunicazioni per l’area tecnica, ma anche giovani con laurea in economia o ingegneria gestionale per i servizi di consulenza, e teste brillanti, non importa il tipo di laurea, per l’area di comunicazione e design.
Anche per il turismo i tempi non sono facili: la presenza di stranieri nel Paese è diminuita del 3 per cento, i pernottamenti delle famiglie italiane sono scesi da una media di 15 notti a 12. Tuttavia, sostiene Patti, che è anche presidente della Federviaggio-Confturismo, il potenziale di crescita è enorme, a patto che si declini la parola giusta: innovazione, che va dal design delle strutture ai servizi offerti al cliente. “Si è puntato tutto sulla cultura, è ora di adeguarsi ai tempi” commenta Patti, che in accordo con i partner immobiliari della Valtur ha varato un piano da 70 milioni di investimenti per cambiare il volto ai villaggi, aggiungendo per esempio spa, sale congressi, aree naturalistiche per i bambini. E, oltre alle strutture, punta a una continua riqualificazione del personale.
Del resto, le persone sono un elemento chiave nel turismo, che potrebbe offrire ottime opportunità a tanti giovani talenti. Ma c’è un problema: molti giovani le snobbano. Afferma David: “Le professionalità che ruotano intorno a un hotel sono cambiate, ci sono per esempio l’ingegnere o l’architetto per la progettazione, l’esperto informatico per i servizi, il direttore commerciale o di marketing per la vendita delle camere ai tour operator internazionali, e naturalmente servono addetti al ricevimento, camerieri, chef, e i giovani non sono disposti a ruoli operativi”.
Insomma, tutti si candidano per fare il direttore, non considerando che in Italia gli alberghi sono circa 33 mila e in prevalenza a conduzione familiare, e che comunque la carriera parte spesso dal basso. “Inoltre” conclude David “c’è un proliferare di corsi e master ma manca un vero unico corso di laurea nel turismo che formi operatori a 360 gradi. Lo vorrei dire al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: non è un vuoto assurdo, per l’Italia?”.
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- Martedì 7 Aprile 2009

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