Il progetto nacque nell’ottobre del 2003, quando venne stipulato un protocollo d’intesa tra Regione Piemonte (allora presieduta per la maggioranza di centrodestra da Enzo Ghigo), Città di Torino, Università, Politecnico, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero delle Infrastrutture e Rete Ferroviaria Italiana, per creare il parco torinese della salute. L’idea era di dare vita, nel quartiere Lingotto del capoluogo piemontese, a una struttura multifunzionale costituita da un nuovo ospedale di eccellenza regionale, un campus universitario, centri di ricerca scientifica di base e relativa alle tecnologie sanitarie, residenze per operatori e famiglie dei degenti, aree per l’insediamento di imprese impegnate nella ricerca applicata. Ora quel progetto sta per diventare realtà con il nome di Città della Salute e della Scienza. Ma cinque anni e mezzo dopo, non è cambiata solo la denominazione. Al vertice della Regione siede infatti dal 2005, per la coalizione di centrosinistra, Mercedes Bresso, e infuria lo scontro tra gli schieramenti politici su costi, tempi e luoghi di realizzazione di un’opera che per la sua rilevanza si candida ad ampie sinergie con l’Expo 2015 di Milano. “Il parco della salute”, spiega a Panorama.it Antonio D’Ambrosio, consigliere regionale di AN-PdL e assessore regionale alla Sanità in carica nel 2003, “fu voluto da Ghigo e da me per mantenere a Torino e in Piemonte eccellenze quali l’ospedale Molinette, da anni riconosciuto come il primo in Italia per la complessità dei casi trattati, la facoltà di Medicina, considerata della migliore qualità formativa, e il primato nella ricerca biomedica, che ci vede davanti alla Lombardia. La vetustà delle Molinette, inaugurate nel 1935, richiedeva un potenziamento delle strutture anche come opportunità per integrare tre anime dell’ospedale non coese, ma conflittuali: l’assistenza, la didattica e la ricerca. L’attuale maggioranza non ha stravolto l’idea del parco della salute, tuttavia”, lamenta D’Ambrosio, “mentre il nostro progetto prevedeva una spesa di non più di 300 milioni di euro, e la Regione aveva già acquistato l’area per un importo di circa 50, ora siamo di fronte a un onere finanziario di 878 milioni di euro che nel 2010 sfonderà come minimo il tetto del miliardo, e la Giunta è in preda a una politica degli annunci in cui non vi è nulla di concreto”.
Oggetto del contendere non sono solo le previsioni di spesa, ma anche la dislocazione del super polo sanitario piemontese, che sorgerà nel territorio di Grugliasco, alle porte di Torino, mentre il centrodestra, in linea con la posizione di Giorgio Palestro, preside della Facoltà di Medicina, non vuol sentire parlare di un trasferimento del progetto fuori dai confini del capoluogo, considerato troppo dispendioso in termini di tempo e risorse, e agirà di conseguenza in caso di vittoria alle elezioni regionali del 2010.
“Le nostre stime vertono sulla cifra di 878 milioni di euro, mentre con i 300 previsti per il parco torinese della salute si sarebbe avviato al massimo il polo ospedaliero”, afferma Paolo Peveraro, vicepresidente della Giunta regionale, “con uno spazio che misurava meno della metà dei circa 600 mila metri quadrati ora a disposizione, situati invece in un’area che è la più significativa per la presenza di proprietà della provincia, decongestionata rispetto al centro cittadino, ma pur sempre in pieno ambito metropolitano di Torino. Questa scelta è stata condivisa dal comune, con il quale stiamo per firmare il protocollo d’intesa insieme alla provincia, l’università, il comune di Grugliasco e quello di Collegno, interessato al campus universitario”. Secondo lo studio di pre-fattibilità, la Città della Salute sarà edificata in più fasi realizzando moduli suscettibili di fruibilità autonoma, come il polo ospedaliero per prestazioni di assistenza specialistica e ad alta complessità, quello universitario e della ricerca, l’incubatore di aziende, che saranno attirate con una rete efficiente di servizi logistici, generali, tecnici e amministrativi, e il polo residenziale per studenti e pazienti in post dismissione e loro familiari. “Il tutto genererà un transito di circa 40 mila persone al giorno”, prosegue Peveraro, “e si deve partire rapidamente con la parte destinata al polo ospedaliero, che sarà pronto entro il 2016 e richiede un investimento di 435 milioni di euro per 750 posti letto, mentre nel 2020 l’intera struttura sarà in attività”.
Ma dove reperire i fondi? Su questo interrogativo, si concentrano le critiche di Caterina Ferrero, capogruppo provinciale e consigliere regionale di Forza Italia-PdL, convinta che la Città della Salute sia un’opportunità irripetibile per l’economia dell’intero Paese. “Sarebbe il primo cluster italiano”, sostiene Ferrero, “un distretto evoluto che aggrega centri di ricerca, industrie, università e piccole e medie imprese per creare servizi e prodotti di livello internazionale. I nostri vertici nazionali ci stanno aiutando per un’alleanza con Milano sull’Expo 2015, anche finalizzata alla compartecipazione alle risorse stanziate dallo stato per l’evento. Milano ne ha ottenuto l’assegnazione con un progetto basato su cibo, energia e ambiente come componenti indissolubili della salute planetaria. Torino e il Piemonte, per fare della sanità un motore di sviluppo, hanno dalla loro l’eccellenza dei centri di ricerca pubblici e privati, della formazione medica e manageriale, la base industriale di gruppi multinazionali e piccole e medie imprese altamente specializzate. Queste ultime avranno un’occasione unica di creazione di posti di lavoro tramite le applicazioni della ricerca. E un cluster attira sempre investimenti delle multinazionali in progetti di ricerca, che sono esportabili nei Paesi coinvolti nell’iniziativa dell’Expo, in testa quelli del Mediterraneo, del Medio Oriente e dell’Est Europa. Se vinciamo nel 2010, recupereremo il tempo perduto dall’attuale Giunta, che dispone di meno di 180 milioni di euro di fondi pubblici ed è alla ricerca affannata di risorse”.
“La ricerca di risorse è sempre affannata”, ribatte Peveraro, “e non siamo ancora nella fase di progettazione esecutiva. Non esiste la pretesa di far decollare di botto il progetto. Dopo il protocollo d’intesa tra le istituzioni interessate, partirà lo studio di fattibilità e il piano finanziario sarà dettagliato. Sugli 878 milioni di euro di investimento stimati, l’intervento privato sarà predominante, ma sarà anche forte quello pubblico, con fondi della Regione, dell’Università e una quota consistente che dovrà giungere dal governo centrale. Si tratta di calibrare le risorse in un piano finanziario decennale che arriva fino al 2018, e già quest’anno saranno a disposizione 200 milioni da appropriate dismissioni dell’ingentissimo patrimonio immobiliare della sanità. E sono d’accordo sul fatto che, in modalità da definire concretamente, sia necessaria la massima collaborazione con Milano, dove non mi sembra che sia già tutto pronto per l’Expo 2015”.
- Martedì 14 Aprile 2009
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