I riccioli sono quelli, ma ci sono tanti modi di essere un Tronchetti Provera. Si può anche essere laziali e preferire treno e metropolitane al trasporto su gomma. E questo è il modo di Nino Tronchetti Provera, cugino di Marco (”Mister Pirelli”) e presidente e fondatore del fondo Ambienta, in Italia il primo specializzato nel settore ambientale. Nino Tronchetti Provera discute con il principe di Galles della prima lobby del green al mondo e alla famiglia ha già dato il Gecam, il “gasolio ecologico” con cui la Cam (controllata dalla Pirelli Technologies) fa metà cento del fatturato. Se ci mettiamo anche una tesi di laurea profetica nel 1992, la prima sul tema del business green, che gli valse la lode e l’ingresso in McKinsey, le credenziali aumentano. E sentirgli dire che l’Italia rischia di perdere il treno verde non fa piacere. Soprattutto se in mano ha 175 milioni da investire.
“Sulle fonti rinnovabili abbiamo un sistema di incentivi molto avanzato, però green economy non vuol dire soltanto questo. Nel mondo c’è fermento, mentre in Italia il valore del settore ambientale non è ancora stato compreso. Eppure, il grande interesse che si è creato sulle energie rinnovabili e sulla tutela dell’ambiente non è una bolla: se internet significa comunicare, il green vuol dire sopravvivere”. I 150 miliardi messi a disposizione da Barack Obama e la svolta ambientalista annunciata dal premier spagnolo José Luis Zapatero sono due esempi di quel piano organico nazionale che in Italia ancora manca. “Gli spazi nell’eolico e nel solare sono ormai pochi” continua Tronchetti Provera. “Nel mondo esistono 13 società che in questi settori fatturano oltre il miliardo ed è difficile competere con giganti come Vestas, Gamesa, Q-Cells. Possiamo ancora giocarci la partita nei settori dell’efficienza energetica e della componentistica. Anche dell’auto elettrica. Su quest’ultimo fronte, la filiera asiatica è già partita ma abbiamo un know-how nel settore dell’auto o nel settore delle batterie che ci permette di sperare”.
Tronchetti Provera tace sulle voci di contatti che avrebbe avviato nella Ue e in Cina proprio per l’auto elettrica; e sulla ventilata trattativa con la bresciana Turboden, azienda che produce turbogeneratori che utilizzano scarti industriali. Gli preme di più dare la sveglia all’imprenditoria italiana. “Il web è nato lontano, nella Silicon Valley californiana. Il green invece ha molti pionieri in Italia: pochi sanno per esempio che i biocarburanti nascono con la Novaoil dei Ferruzzi”. Purtroppo, lamenta, l’inventiva italiana si è scontrata spesso “con il protezionismo delle grandi imprese dell’energia e con gli errori di un certo nostro ambientalismo, troppo politicizzato e spesso soltanto contro”. E se lo dice uno che è tra i fondatori del Kyoto club…In gioco ci sono i posti di lavoro promessi dalla green economy, che le due società nel portafoglio del fondo Ambienta non smentiscono: “La Icq (eolico) e l’Italiana Pellets (biomasse) fatturavano 24 milioni nel 2006 e ne prevediamo 90 nel 2010. Totalizzavano 53 dipendenti, ne avranno 175″.
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- Domenica 26 Aprile 2009
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Commenti
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Il 27 Aprile 2009 alle 9:16 marco1974 ha scritto:
ma e’ possibile che, di qualsiasi settore si tratti, i nomi siano sempre gli stessi?
Il 27 Aprile 2009 alle 12:35 Ambiente: il treno verde viaggia in ritardo « Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:
[...] Da Panorama.it la notizia qui… [...]
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