- Tags: chrysler, Fiat, Sergio-Marchionne
- 9 commenti
È ufficiale. La Casa Bianca ha annunciato l’accordo tra Chrysler e Fiat, che prevede che il costruttore italiano detenga inizialmente il 20% della casa americana. A seguito dell’accordo Chrysler riceverà aiuti per 3-3,5 miliardi di dollari dallo Stato e fino a 4,7 miliardi quando l’alleanza sarà completata. Per la ristrutturazione sono previsti da 30 a 60 giorni, mentre sono esclusi tagli dell’organico e chiusure di impianti di Chrysler.
Ecco i punti principali per capire che cosa succederà adesso.
1 Che vantaggi otterrebbe la Fiat a salvare la Chrysler?
La Chrysler, terzo produttore americano, consente alla Fiat di entrare nel mercato Usa, che vale circa 10 milioni di auto all’anno. Il gruppo di Detroit, presente soprattutto in Nord America, ha una quota di mercato negli Stati Uniti del 12 per cento e produce 2 milioni di vetture: aggiunti ai 2,2 milioni della Fiat, il nuovo gruppo avrebbe una massa che si avvicinerebbe alla soglia di 5-6 milioni indicata da Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, per sopravvivere nel mondo dell’auto e giustificare gli enormi investimenti necessari per sviluppare nuovi modelli.
2 Perché la Fiat dovrebbe riuscire dove la Daimler ha fallito?
Le attività della Chrysler e del gruppo tedesco, che due anni fa vendette la maggioranza della casa americana al fondo Cerberus, non erano affatto complementari, tranne nel settore dei fuoristrada. La complementarità invece c’è con la gamma Fiat. L’obiettivo della casa italiana è produrre più vetture sulle stesse piattaforme (quella serie di componenti comuni a più mezzi) per i mercati europeo, americano e sudamericano, aumentando così le economie di scala. La Chrysler ha modelli vecchi, lo scorso anno ha perso 1,8 miliardi e ha un disperato bisogno di motori a basso consumo. Come il multiair da 140 cavalli e appena 1.400 cc sviluppato dalla Fiat o i diesel common rail.
3 Ma davvero gli americani guideranno auto più piccole?
Oggi su 100 auto vendute in Europa 60 sono piccole e medie, mentre negli Stati Uniti sono solo 15. La vettura più amata dagli americani è da anni un pick-up della Ford da oltre 4 mila cc di cilindrata. Ma il mercato americano è fatto così: per metà di furgoni e van, per l’altra metà di auto più tradizionali, seppure grandicelle. Come la Toyota Camry (lunga 4,8 metri contro i 4,3 della Bravo), la Honda Accord o la Toyota Corolla. Tutte vetture che si avvicinano agli standard europei. E dove la Chrysler è carente: la sua auto (chiamiamola così) più venduta negli Usa è un bestione Dodge da 6 mila di cilindrata.
Non è pensabile che in futuro gli americani salgano sulla 500, che resterà un prodotto di nicchia come la Smart (se ne vendono 25 mila) o la Mini (40 mila), ma più probabilmente compreranno una Chrysler da 4 metri e mezzo con pianale e motore Fiat. C’è poi da tenere conto che l’amministrazione Obama ha riconosciuto che l’anidride carbonica è la principale causa dell’effetto serra. Di conseguenza la Casa Bianca favorirà le vetture a basso consumo. Magari rompendo un tabù: tassare la benzina per ripianare il debito pubblico.
4 E l’Alfa Romeo tornerà in America?
Forse, ma certo il momento storico non è dei più favorevoli per i marchi cosiddetti premium, come Alfa o Bmw. Il futuro della casa del biscione appare tuttora incerto.
5 Quanto tempo ci vorrebbe per veder circolare le prime auto Fiat-Chrysler?
Almeno 2 anni.
6 Che cosa rischia la Fiat?
In termini finanziari, niente: fornisce tecnologia ed energie manageriali. I soldi, 6 miliardi di dollari, li mette il governo Usa. Se l’operazione va in porto, Marchionne ha vinto la lotteria, altrimenti perde solo il prezzo del biglietto. Ma certo l’avventura è complicata: la Chrysler sta cedendo terreno sul mercato (la compagnia di noleggio Dollar Thrifty ha fatto un grosso ordine di vettute Ford per ridurre la quota di auto Chrysler); la casa americana mantiene ancora una joint-venture con la Nissan per produrre insieme auto piccole che si sovrappongono a quelle Fiat; c’è il rischio che Marchionne e i suoi uomini vengano distratti dal rilancio della casa Usa e seguano con minore attenzione il gruppo torinese. Anche se c’è il precedente abbastanza positivo del manager Carlos Ghosn, che si è diviso tra Renault e Nissan.
7 Ci sono modelli Chrysler che potrebbero rafforzare la gamma Fiat?
Pochi. Ci sarebbero la Jeep, un van che potrebbe coprire un buco nell’offerta della Fiat in Europa ed eventualmente un pick-up per il mercato sudamericano.
8 La Fiat è alleata con l’indiana Tata: questo gruppo avrà un ruolo nell’operazione Chrysler?
Ora la Tata ha i suoi problemi: ha comprato la Jaguar e la Land Rover nel momento peggiore e non sta andando bene. Più che avere un ruolo di aggregatore, rischia di diventare preda.
9 Che significato avrebbe per la Fiat rilevare anche la Opel?
Anche qui le parole chiave sono: economie di scala. La tedesca Opel, del gruppo General Motors, è in grandi difficoltà: produce 2,2 milioni di auto e ha chiuso il 2008 con oltre 2 miliardi di perdite. Ha bisogno di soldi che la controllante non è disposta a tirare fuori. Quindi dovrà intervenire il governo tedesco con denari freschi e un partner credibile. La Fiat ha i suoi assi: già alcune vetture della Opel, eredi delle nozze tra Fiat e Gm (durate 5 anni e chiuse nel 2005), sono prodotte in comune. Come la Opel Corsa e la Grande Punto o la famiglia formata da Opel Agila, Fiat Idea e Lancia Musa. Costruito in comune anche il motore MultiJet da 1.300 cc.
Inoltre la Opel ha una presenza più equilibrata nel mercato europeo ed è forte in segmenti, come le auto grandi e le station wagon, dove la casa italiana è carente. I problemi però sono tanti, a partire dall’opposizione di politici tedeschi e dei sindacati. Ci sono anche aspetti tecnici: è difficile separare le attività Opel da quelle della General Motors. Inoltre Marchionne dovrebbe spiegare come ridurre la capacità produttiva senza chiudere impianti, come ha detto agli analisti finanziari: il destino di Pomigliano e Termini Imerese è in bilico.
10 Appena 5 anni fa la Fiat sembrava sull’orlo del fallimento. Ora è portata in palmo di mano perfino da Barack Obama: come è stato possibile? Non è che Marchionne stia tentando il tutto per tutto per evitare un nuovo disastro?
La Fiat non va benissimo, ma sta meglio dei concorrenti: basti dire che ha chiuso il 2008 con un utile operativo di 460 milioni, nel primo trimestre la divisione auto ha perso appena 30 milioni e la società prevede di portare a casa nel difficile 2009 un utile di 100 milioni. Merito di Marchionne, che con i suoi modi sbrigativi ha saputo rivoltare come un calzino l’organizzazione sabauda della Fiat. Ma anche del momento fortunato: con la crisi economica essere il produttore specializzato in vetture a basso consumo è un grande punto di forza. E Marchionne ha capito che deve cogliere l’attimo in cui può diventare un aggregante invece di essere tagliato fuori dai giochi.
LEGGI ANCHE: Marchionne se vince prende tutto
- Giovedì 30 Aprile 2009
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 1 Maggio 2009 alle 1:02 bautista2 ha scritto:
C’è una inesattezza nell’articolo: “La Fiat ha i suoi assi: già alcune vetture della Opel, eredi delle nozze tra Fiat e Gm (durate 5 anni e chiuse nel 2005), sono prodotte in comune. Come la Opel Corsa e la Grande Punto o la famiglia formata da Opel Agila, Fiat Idea e Lancia Musa.”
Se Punto e Corsa hanno lo stesso pianale, il 1.3 diesel Mjt e molte componenti in comune, la coppia Musa/Idea (sorelle: hanno pianale, motori, plancia, porte identici.. cambiano muso, coda e finiture/allestimenti interni) NON HA NULLA A CHE FARE con la Opel Agila, che è costruita nello stabilimento Suzuki in Ungheria al pari della sorella Splash (Suzuki, appunto). Splash e Agila sono inoltre di una categoria inferiore (segmento A come la Panda) rispetto a Musa e Idea.
Il 2 Maggio 2009 alle 12:05 Dopo Chrysler, c’è Opel nel mirino di Marchionne » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] L’accordo con Chrysler mette il turbo al management della Fiat. L’operazione conclusasi questa settimana è stata salutata anche dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come un successo del Lingotto. Che adesso mira a nuovi orizzonti. L’interesse per Opel (controllata dal gigante in crisi americano General Motors) non è una novità delle ultime ore. Già la settimana scorsa alcune voci molto critiche sulla casa torinese si erano fatte sentire dalla Germania: il commissario Ue all’industria Verheugen aveva mostrato il proprio scetticismo sulle possibilità di ”Un’azienda fortemente indebitata come la Fiat” di mandare in porto due trattative di questa portata, mentre il presidente della Confindustria tedesca aveva auspicato “un ritorno a trattative private”. Prudenze e scetticismi criticati dalla presidente della Confidustria italiana Emma Marcegaglia che aveva parlato di “grave ingerenza” a proposito delle dichiarazioni di Verheugen. Adesso però quella che sembrava un’ipotesi assume contorni ben più definiti: Sergio Marchionne, secondo il settimanale tedesco Focus, incontrerà lunedì il ministro dell’economia Karl-Theodor zu Guttenberg, e quello degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier. Nella stessa giornata dovrebbe vedersi anche con Il numero uno della Fiat ‘’presenterà al governo federale un primo, grande piano’’, aggiunge il giornale sostenendo che il gruppo italiano ‘’intende acquisire tutti gli stabilimenti tedeschi di Opel, quindi anche gli impianti a Ruesselheim, Eisenach, Kaiserslautern e Bochum, tuttavia non tutti nell’attuale dimensione’’, quindi ridimensionandone alcuni. ‘’Il capo della Fiat, con i suoi piani ha finora incontrato forte resistenza nella politica tedesca come anche fra i dipendenti di Opel’’, ricorda fra l’altro la ‘Suddeutsche Zeitung’ informando che Marchionne lunedì incontrerà a Berlino anche Klaus Franz del comitato di impresa di Opel e gli alti rappresentanti del comitato stesso. [...]
Il 4 Maggio 2009 alle 8:03 Il Blog di Deamaltea Formazione e Energie Sostenibili ha scritto:
Fiat-Chrysler, l’accordo è fatto Obama: “Insieme verso il successo”…
Image via Wikipedia
ECONOMIA - La Casa Bianca annuncia l’intesa tra i due gruppi industriali. Per Detroit una bancarotta chirurgica. Salvi i posti di lavoro. Il presidente: “Torino costruirà con noi l’auto pulita del futuro”
…
Il 4 Maggio 2009 alle 17:51 Su Opel Berlino apre alla Fiat: “Piano interessante” - GREG NOTIZIE ha scritto:
[...] Prime aperture del governo tedesco alle proposte di Fiat per un’alleanza con Opel: al termine dell’incontro di oggi con l’amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, il ministro dell’Economia Karl-Theodor zu Guttenberg ha definito “interessante” il piano del Lingotto. Dopo l’accordo con Chrysler, la Fiat punta infatti a concludere le nozze con Opel creando, entro la prossima estate, “un gigante europeo dell’auto”, come titolava in prima pagina il Financial Times di oggi. Un gruppo da 80 miliardi di fatturato, con 6/7 milioni di auto vendute ogni anno, meno di Toyota ma piu’ di Renault/Nissan o Ford o della stessa Gm, più o meno quanto Volkswagen. Un “matrimonio in paradiso”, lo definisce l’Ad, che sta incontrando a Berlino governo e sindacati dopo averla spuntata la settimana scorsa negli Stati Uniti. Secondo i sindacati tedeschi dell’auto, la Fiat avrebbe leggermente rialzato la sua offerta per rilevare Opel, portandola a circa un miliardo di euro. Intanto la Borsa premia il titolo: dopo il ribasso di venerdì, prima dell’annuncio del presidente Obama, oggi la quotazione è in rialzo sopra gli 8 euro, con rialzi vicini all’8%. In piazza Affari piace soprattutto l’ipotesi di uno scorporo del settore auto: la divisione “core” del Lingotto si unirebbe a Chrysler e a General Motors Europa; con Opel, Fiat riuscirebbe a realizzare sinergie per un miliardo all’anno, secondo le stime dello stesso Marchionne. Di uno “spin off” della divisione auto dai camion di Iveco, dai veicoli agricoli di Cnh e dalla lussuosa Ferrari-Maserati, l’amministratore delegato di Fiat parla dal 2004 e la Borsa è sempre stata molto sensibile all’argomento. I tempi sono stretti: Marchionne dice di voler chiudere entro fine maggio e quotare le azioni della nuova società, che in via provvisoria si chiamerebbe Fiat/Opel, entro la fine dell’estate. Marchionne chiederà a tutti i paesi in cui si concentreranno i 10 impianti di Gm Europe e gli 11 di Fiat di offrire alla nuova compagnia garanzie sui prestiti. Il 30% della famiglia Agnelli in Fiat verrebbe diluito nello scorporo e anche Gm avrebbe una quota … Per leggere tutto l’articolo vai al sito ufficale Notizie, Settimanali [...]
Il 5 Maggio 2009 alle 12:13 Marchionne assicura i tedeschi su Opel e punta al Sud America » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Non si accontanta Sergio Marchionne. E punta molto in alto. Non solo Chrysler, non solo Opel. La Fiat è “interessata” anche alle attività di General Motors in America Latina, e “sono in corso dei colloqui” al riguardo. Lo ha detto oggi una fonte industriale italiana. Interrogato al riguardo, un portavoce della casa automobilistica torinese non ha voluto rilasciare commenti. In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild, l’amministratore delegato del Lingotto ha spiegato che Fiat mira a “costruire una nuova e forte casa automobilistica internazionale, una vera casa automobilistica europea che abbia successo nel mondo, mettendo insieme la divisione auto di Fiat con Opel e Chrysler”. Oggi Marchionne, dopo la tappa tedesca, sarà a Detroit. [...]
Il 5 Maggio 2009 alle 12:21 Marchionne assicura i tedeschi su Opel e punta al Sud America - GREG NOTIZIE ha scritto:
[...] Non si accontanta Sergio Marchionne. E punta molto in alto. Non solo Chrysler, non solo Opel. La Fiat è “interessata” anche alle attività di General Motors in America Latina, e “sono in corso dei colloqui” al riguardo. Lo ha detto oggi una fonte industriale italiana. Interrogato al riguardo, un portavoce della casa automobilistica torinese non ha voluto rilasciare commenti. In un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Bild, l’amministratore delegato del Lingotto ha spiegato che Fiat mira a “costruire una nuova e forte casa automobilistica internazionale, una vera casa automobilistica europea che abbia successo nel mondo, mettendo insieme la divisione auto di Fiat con Opel e Chrysler”. Oggi Marchionne, dopo la tappa tedesca, sarà a Detroit. [...]
Il 6 Maggio 2009 alle 12:42 Fiat-Chrysler, ok alla vendita. Marchionne: “Creare il secondo gruppo mondiale” » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Fiat compie un nuovo passo verso Chrysler. Il tribunale per la bancarotta di New York ha dato il via libera alla procedura accelerata per la ristrutturazione della piu’ piccola delle tre sorelle di Detroit: al termine di un’udienza durata oltre otto ore Arthur Gonzalez, il giudice che si occupa del dossier Chrylser, ha dato il disco verde alla vendita attraverso asta dalla maggior parte degli asset della società, con la Fiat principale offerente. Entro il 20 maggio potranno pervenire offerte concorrenti, mentre una settimana dopo, il 27, sarà decretato il vincitore. Respingendo le obiezioni sollevate da un gruppo di creditori, Gonzalez spiana così la strada all’alleanza fra Fiat e Chrysler, appoggiando il piano dell’amministrazione americana. ‘’La corte ha deciso che le procedure di gara sono appropriate e necessarie’’ ha spiegato Gonzalez. Chrysler propone di cedere i propri asset a una nuova societa’ controllata da Fiat, dal sindacato United Auto Worker (Uaw), dal Tesoro americano e dal governo canadese. Una volta conclusa l’asta, la vendita dovra’ essere completata entro il 15 giugno, con un’estensione di 30 giorni per le autorizzazioni necessarie. Per gli asset di Chrysler l’offerta di Fiat sarà di 2 miliardi di dollari. Si tratta di un’offerta ‘’equa, l’unico accordo disponibile’’ per la casa automobilistica americana, spiega l’advisor finanziario di Chrysler, Grenhill & Co. Se tutto procederà come previsto, Fiat si troveràinizialmente in mano il 20% della nuova Chrysler con la possibilità di salire al 35%, contro il 55% del Veba, l’8% del Tesoro americano e il 2% del governo canadese. Per aiutare la ristrutturazione di Chrysler, Washington ha concesso un prestito di 4,5 miliardi di dollari, finanziamento a cui Gonzalez ha permesso a Chrylser di accedere. Fra le condizioni imposte dal governo a fronte dei nuovi fondi c’e’ il completamento della vendita degli asset a Fiat o il raggiungimento di un accordo analogo in meno di 60 giorni. L’obiettivo dell’amministrazione Obama è quello di far uscire Chrysler dal Chapter 11, cioè l’amministrazione controllata, entro la fine di giugno lanciando la nuova Chrysler, alleggerita della gran parte del debito e alleata con il Lingotto. Un’alleanza che darà vita al sesto gruppo automobilistico al mondo e che - se i piani dell’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne andranno avanti - potrebbe presto includere anche Gm Europe e Gm America Latina. [...]
Il 10 Maggio 2009 alle 19:07 Auto tedesca all’italiana: il piatto è servito » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] L’abilità di Sergio Marchionne. I modelli di auto vincenti. I conti più in ordine dei concorrenti. Ma anche i governi che tirano fuori soldi a palate. I fornitori pagati alle calende greche. I lavoratori costretti in migliaia ad andare in cassa integrazione. Se andrà in porto, sarà ricordata come l’esito di una situazione davvero unica la nascita attorno alla Fiat del secondo più grande gruppo dell’auto nel mondo, con 80 miliardi di fatturato, leader indiscusso in Sud America e a ridosso della Volkswagen in Europa, quotato in borsa e controllato dalla famiglia Agnelli attraverso la finanziaria Exor, con accanto la General Motors e, chissà, magari qualche land e sindacato tedesco o la rivale Magna. Chiusa la partita Chrysler che gli consegna il 12 per cento del mercato americano (e 5 miliardi di finanziamenti pubblici), l’amministratore delegato della Fiat ha aperto con una rapidità spiazzante il fronte General Motors. Pur di liberarsi della controllata tedesca Opel, che ha bisogno di almeno 3 miliardi di euro per continuare a stare in piedi, l’ex numero uno mondiale, controllato di fatto dal governo Usa, è pronto a cedere alla Fiat (o a chi altro si farà avanti) anche le sue attività in Sud America. In Brasile la casa italiana è leader con il 23,8 per cento del mercato e fa utili; con le fabbriche della Gm conquisterebbe un ulteriore 22,3 per cento dell’intero continente. La General Motors ha fretta, entro la fine di maggio deve fornire all’amministrazione di Barack Obama un piano credibile, pena la non erogazione della tranche di 15 miliardi di dollari a sostegno delle attività. Così l’eventuale nascita della super Fiat con la Opel e le attività Gm in America Latina dovrà molto alla spinta della General Motors e, quindi, della stessa Casa Bianca. Marchionne punta a creare con la Opel, più che un’integrazione commerciale (molti modelli oggi si sovrappongono), grandi cooperazioni industriali, ben più vaste e proficue rispetto a quelle con la Chrysler. Il disegno è semplice e pragmatico, come piace al manager dal maglioncino nero: utilizzare su scala sempre più vasta le capacità progettuali e industriali della Fiat, per fornire ad aziende collegate o controllate motori a basso consumo e basso inquinamento e altre tecnologie innovative, in modo da finanziare con queste entrate gli investimenti (condivisi nel progetto Chrysler-Fiat-Opel) indispensabili per realizzare le nuove piattaforme e le relative personalizzazioni di carrozzeria. C’è da credere che l’ingresso di Opel, Vauxhall e forse Saab nel nuovo colosso con la Fiat porterà indubbi vantaggi per il gruppo torinese, con una serie di ricadute anche a breve termine, che potrebbero fruttare, come ha dichiarato lo stesso Marchionne, risparmi dell’ordine di 1 miliardo di euro all’anno negli acquisti (immaginate il peso negoziale su un produttore di acciaio di un gruppo da 80 miliardi di ricavi e guidato da un uomo abituato a trattare direttamente con i governi) e nella ricerca. Non va dimenticato, per esempio, che il braccio motoristico della General Motors in Europa (la Gm Powertrain di Torino) non entrerà nella cessione della Opel alla Fiat, così come il 50 per cento dello stabilimento polacco di Bielsko Biala, dove vengono costruiti oltre 800 mila motori l’anno. La produzione diretta di motori da parte della Fiat Powertrain Technologies, compresi quelli con il nuovo sistema Multiair, non servirà dunque solo a rifornire gli stabilimenti della Chrysler ma anche quelli della Opel in Germania, quelli della Vauxhall in Gran Bretagna, della Saab in Svezia. Ma perché questo progetto di integrazione si realizzi ci vogliono, oltre al via libera dei politici e dei sindacati tedeschi, altri finanziamenti pubblici: si parla di garanzie ponte a livello europeo nell’ordine di 5-7 miliardi di euro. Va poi considerato che lo stesso successo dei modelli Fiat in Europa poggia, in parte, sui soldi dei contribuenti. Nel primo trimestre di quest’anno la domanda di auto in Europa e in Brasile è stata sostenuta da incentivi fiscali alla rottamazione. Così la tradizionale forte presenza della Fiat nei segmenti di vetture più piccole e meno inquinanti si è trasformata in un vantaggio straordinario, facendo crescere ovunque la quota di mercato della casa italiana. In Germania, dove al sostegno governativo alla rottamazione si è aggiunta una riforma della tassa automobilistica, le vendite di aprile sono aumentate del 19 per cento con la Fiat che ha più che raddoppiato le consegne conquistando il 6,8 per cento di quota di mercato. Il paradosso è che di questo successo non beneficiano, se non in parte, i lavoratori italiani del gruppo: dei tre modelli Fiat che oggi tirano davvero solo uno, la Grande Punto, è costruito in Italia (se ne sono vendute 303 mila nel 2008) mentre gli altri due, Panda (230 mila) e 500 (190 mila), sono prodotti in Polonia a Tychy. Fra l’altro, abilità e fortuna vogliono che sulla 500 gli investimenti della Fiat, grazie alla partnership con la Ford, siano stati tutto sommato modesti (le stime parlano di 300 milioni) e che la svalutazione della moneta polacca, lo zloty, aumenti i margini operativi sulle due vetture: secondo gli analisti supererebbero il 5 per cento. E le altre auto Fiat? La crisi dei mercati ha colpito duro e basta guardare che cosa succede negli stabilimenti italiani (tranne a Melfi dove si fa la Grande Punto) per capire che la situazione è difficile. Ecco i dati della Fiom: nelle linee di assemblaggio di Alfa Mito, Idea, Musa e Multipla a Mirafiori una settimana di cassa integrazione a giugno per 5 mila persone; due settimane di cassa al mese per 3.800 lavoratori a Cassino (Croma, Bravo, Lancia Delta); 3 settimane di cassa al mese per 5 mila dipendenti nell’impianto a rischio chiusura di Pomigliano (Alfa 147, 159 e Gt); una settimana al mese di cassa per 1.500 lavoratori a Termini, anch’essa a rischio (Lancia Y) che intanto ottiene finanziamenti europei; due settimane al mese per 2.300 alla Powertrain Iveco; tre settimane al mese per 2.200 alla Fma (motori) di Avellino; tre settimane al mese di cassa per 6 mila persone alla Sevel (veicoli commerciali). E l’elenco potrebbe continuare. Grosso modo, circa 20 mila dipendenti della Fiat, sui quasi 200 mila del gruppo nel mondo, sono mediamente in cassa integrazione ordinaria, a spese del sistema delle imprese e dei lavoratori, e in parte dello Stato che deve rifinanziare il fondo per la cassa. La situazione occupazionale della Fiat è delicata e si sta scaldando: sabato 16 maggio i sindacati organizzeranno una manifestazione a Torino e nel frattempo chiedono di incontrare Marchionne. Poi c’è il capitolo debiti, che preoccupa i tedeschi, già alle prese con i 15 miliardi di indebitamento della Opel. Che la Fiat sia in tensione finanziaria è inevitabile: incassando a 60 giorni e pagando i fornitori a 90, 120 o anche 150 giorni, il gruppo non ha debiti industriali se il mercato tira, mentre accumula debito se il mercato frena. Ed è quello che è accaduto negli ultimi 9 mesi: così il debito industriale netto è cresciuto fino a 6 miliardi. Ma, fa notare un analista, già nel primo trimestre il gruppo ha ripreso a generare cassa (circa 230 milioni di euro). Questo non toglie che per restituire i soldi prestati dai governi e per finanziare i nuovi modelli il gruppo Fiat-Opel-Chrysler dovrà generare profitti (delle tre case solo Torino è in utile) e farsi finanziare dalle banche: Intesa Sanpaolo, Unicredit e Calyon hanno concesso di recente 1 miliardo al Lingotto e forse altri ne serviranno nei prossimi anni. La partita per Marchionne sarà dura. Ma se gli riuscirà, toglierà le castagne dal fuoco a un presidente americano, al governo tedesco e alla stessa famiglia Agnelli, che da anni insegue il sogno di vedere uscire dal perimetro dell’impero la sempre meno profittevole auto di massa. Un sogno finanziato anche dai contribuenti di due continenti. l (ha collaborato Andrea Silvuni) [...]
Il 22 Settembre 2009 alle 18:17 Chrysler dice addio al manuale di manutenzione » Panorama.it - Auto e moto ha scritto:
[...] Fiat-Chrysler Fiat-Chrysler, via libera all’accordo con la “benedizione” di Obama Fiat-Chrysler, c’è l’accordo. Ecco, in dieci punti, a che cosa servirà Fiat-Chrysler: sì dei giudici della Corte Suprema Usa [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.