
Abuso di posizione dominante. E una multa a nove zeri, un miliardo di euro. La prima così elevata decisa dall’Antitrust europeo. Sul banco degli imputati c’è Intel, l’azienda che da più di mezzo secolo produce microprocessori nella Silicon Valley.
Bruxelles accusa Intel, come si legge in una nota, di “aver violato le regole antitrust, mettendo in atto pratiche anticoncorrenziali illegali finalizzate ad escludere del mercato dei chip per computer i concorrenti”. Un settore stimato globalmente in 22 miliardi di euro: circa un terzo deriva dall’Europa.
Ironia della sorte, ieri l’amministratore delegato di Intel, Paul Otellini, aveva dichiarato che prevedeva una lieve ripresa per la sua multinazionale nei prossimi mesi. La Commissione Ue, inoltre, ha ordinato al gigante americano del settore di ”cessare immediatamente tali pratiche il legali nella misura in cui esse continuino ad andare avanti”. Il record precedente era quello della multa a Microsoft: lo scorso anno fu costretta a pagare 899 milioni di euro.
L’indagine compiuta dall’Antitrust Ue si riferisce al periodo compreso tra l’ottobre 2002 e il dicembre 2007 e riguarda il mercato del chip denominato x86 Cpu. Intel avrebbe innanzitutto “concesso ai produttori di computer, completamente o parzialmente, sconti nascosti, in modo da favorire l’acquisto di tutti i propri chip x86 o di quasi tutti”. Inoltre, secondo la Commissione Ue, ha anche provveduto a “pagamenti diretti ai maggiori venditori al dettaglio, a condizione che acquistassero solo computer con chip Intel”. Queste pratiche per l’Antitrust Ue “hanno effettivamente impedito ai clienti e anche ai consumatori di poter scegliere prodotti alternativi”.
Ora l’Intel non naviga in buone acque: secondo Goldman Sachs la spesa globale per l’information technology è destinata a rallentare del 9 per cento: nei primi quattro mesi dell’anno l’azienda di Santa clara ha già lasciato sul terreno la metà dei profitti rispetto all’anno scorso.
- Mercoledì 13 Maggio 2009
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