Il Senato ha dato il via libera questa mattina all’articolo 14 del disegno di legge sullo sviluppo e l’energia che apre la strada alla “riconversione” dell’Italia al nucleare.
Il testo delega il governo ad adottare, entro 6 mesi dall’entrata in vigore della legge, decreti con la disciplina della localizzazione delle centrali e i sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, oltre alle misure compensative per le popolazioni. I sì sono stati 142, 105 i no e 4 le astensioni. Contro l’articolo si è espresso il Pd.
La realizzazione di impianti, ha sottolineato in Aula il senatore del partito democratico Gian Carlo Sangalli, rappresenta “un paradosso economico visto che le centrali a gas della Pianura Padana sono utilizzate solo per il 50 per cento”. La notizia arriva dal Forum Pa, dove il ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola è intervenuto ad un tavola rotonda sul futuro delle ‘energia in Italia.
“È un passo avanti importante per il ritorno ad un tipo di energia in cui crediamo molto”, dice Scajola. “La strategia energetica del governo Berlusconi punta ad innalzare dal 16 al 25 per cento l’apporto delle rinnovabili alla produzione di energia elettrica nazionale. Un ulteriore 25 per cento sarà assicurato dal rilancio del nucleare, settore nel quale pure non mancheranno occasioni di collaborazione tra l’industria italiana e quella degli Stati Uniti che con i suoi 104 impanti è il primo paese al mondo per dotazione di centali nucleari attive”. E sulle presunte mappe (pubblicate da Repubblica) di siti individuati dal Governo per costriure le nuove centrali arriva la smentita di Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo economico. “La mappa dei siti nucleari non esiste e si tratta solo di articoli di natura elettorale. Non c’è alcuna mappa dei siti ancora aggiornata”, precisa Urso. “Non è un caso che le città e i luoghi di cui si parla sono centri dove si voterà nei prossimi giorni. Tutto ciò verrà fatto con le indicazioni della legge che stiamo per approvare che è molto rispettosa delle decisioni degli enti locali e terrà conto delle normative sulla sicurezza previste dall’Ue”.
A dirsi fortemente contraria all’idea di un ritorno al nucleare è invece Greenpeace: “Se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitare una centrale, considerando zone le sismiche, quelle a rischio alluvioni, quelle a rischio siccità, le coste in erosione e le città densamente popolate”, si legge in una nota dell’associazione ambientalista che, grazie all’analisi di tre importanti carte tematiche, “svela perché lo stivale è assolutamente inadatto alle centrali nucleari”. Per le scorie nucleari - prosegue Greenpeace - esiste un’altra mappa di prima valutazione, elaborata nel 1999-2000 dal gruppo di lavoro ad hoc costituito all’epoca dalla Conferenza Stato Regioni (e supportato tecnicamente da Enea). In questo caso il rischio sismico è ritenuto meno rilevante (alcune aree sono persino in Abruzzo): le aree sono presenti in numerose regioni ma si concentrano particolarmente tra l’Alto Lazio e buona parte della Toscana, le Murge pugliesi e la Basilicata.
Di diverso tenore Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia che, sempre al Forum Pa, dice che “gli investimenti energetici possono considerarsi anche approdo sicuro e ottima opportunità per iniziative industriali e finanziarie che assicurino un’equa e garantita remunerazione agli investitori, assieme all’energia necessaria per la ripresa, ovviamente a prezzi e qualità sempre più convenienti per i consumatori”. Per Ortis, “il quadro regolatorio e tariffario nazionale è stato disegnato per facilitare gli investimenti necessari allo sviluppo delle infrastrutture energetiche e quindi costituisce anche un concreto contributo a sostegno di iniziative e cantieri anticrisi. Se il nucleare può essere un contributo allo sviluppo energetico, possiamo anche valutare questa ipotesi. Ma servirà ancora parlarne in maniera più diffusa e facendo i controlli massimi per la sicurezza”.
- Mercoledì 13 Maggio 2009

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Commenti
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Il 17 Maggio 2009 alle 0:23 Omeostasi ansiosa | plurale ha scritto:
[...] Eppure secondo le voci della rete – come Equologia – il Governo avrebbe in mente altre località. Faccio allora la tara. Dopo l’approvazione del disegno di legge 1195 che assegna sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari Greenpeace ha diffuso due carte nucleari “che erano state ormai dimenticate”. Insomma – ferma restando la mia personale e profonda contrarietà all’inutile e pericoloso nucleare, checché ne dica Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia – mi ritrovo a fare i conti ancora una volta con una comunicazione emotiva.Sì, è vero, in tutti questi anni gli studi potrebbero essersi fermati e quindi pur di far ripartire l’ingannevole affaire nucleare magari qualcuno magari le rispolvererà. [...]
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