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- Un commento

“Un Gran premio a Roma senza la Ferrari sarebbe un disastro, anche dal punto di vista economico”. Le parole pronunciate da Gianni Alemanno, sindaco di Roma, durante la presentazione del progetto di fattibilità per una gara nella capitale dal 2012, rischiano di diventare realtà. Le parti in causa si erano date appuntamento all’aeroporto di Heatrow, a Londra, per cercare di trovare una mediazione in extremis. Ma tutto è rimasto congelato. Così, la Ferrari ha deciso di fare causa in Francia alla Federazione internazionale dell’automobile (Fia) per evitare che modifichi il regolamento per il prossimo campionato fissando un tetto al budget delle scuderie.
Il presidente della Fia Max Mosley ha detto che non ci saranno compromessi sulla nuova controversa regolamentazione. Il termine ultimo per presentare la domanda d’iscrizione al Mondiale del 2010 è stata fissata al 29 maggio: i team che volontariamente aderiranno al cap di 60 milioni di euro sul budget avranno come contropartita maggiore libertà tecnica. La Fota, l’associazione dei team di formula uno, ritiene questa proposta irricevibile e insiste perché si introduca una gestione più collegiale della F1 e del criterio di formazione del regolamento sportivo e tecnico.
Ecco allora la decisione della Ferrari per ribadire che esite un “diritto di veto contro la Federazione”, come sottolinea Stefano Domenicali, direttore della gestione sportiva di Maranello, interpellato da Panorama.it. Si comincia martedì prossimo, a Parigi, con la prima udienza. Nessuno, nè Domenicali, nè Luca Colajanni, capo ufficio stampa del Cavallino, preferiscono sbilanciarsi sull’esito del ricorso. C’è la consapevolezza, però, che un mondiale senza la Ferrari, in termini di visibilità e sponsor, non sarebbe la stessa cosa. Anche se c’è crisi, la Ferrari è capace ancora di attrarre sponsor e investimenti: prova nè è che già prima della nuova stagione marchi come Tata, il grupo indiano produttore di utilitarie, e il Banco di Santander abbiano voluto legarsi alla “Rossa”.
Tutti d’accordo gli altri team: questo regolamento, così com’è, non va bene. Toyota, Red Bull e Toro Rosso sono state le prime a schierarsi al fianco della Ferrari. Come Flavio Briatore e la sua Renault. “Tutti noi vogliamo avere un costo di gestione molto inferiore a quello attuale. Potrebbe essere inferiore ai 40 milioni, però deve arrivare in base a regolamenti e non in base a un esercizio finanziario. Non vorremmo trovare una situazione in cui i direttori finanziari possano determinare un campionato del mondo”. E ha aggiunto: “Dobbiamo arrivare anche a meno di quello che il presidente ha proposto, però gradualmente dal 2009 attuale al 2012″. Questo, ha continuato, “svaluterebbe completamente il marchio, svaluterebbe completamente chi ha investito per anni in Formula 1 e noi siamo disposti, se mancassero delle auto, ad avere una terza macchina. Noi della Renault diamo lavoro a 700-800 persone, per cui quando si parla di budget esagerati, bisogna considerare che il 60 è rappresentato dagli stipendi”.
Nonostante la crisi abbia costretto già una riduzione dei costi in Formula uno e si siano verificati l’abbandono prima della Super Aguri poi della Honda, (salvata da Ross Brawn e attuale leader del mondiale con le quattro vittorie di Jenson Button), i soldi restano al centro dei movimenti del Circus. Stage Up - Sport &Leisure Business stima che il valore dei diritti commerciali sia di 550 milioni di euro; di questi, il 50 per cento finisce nelle casse di Ecclestone, il rimanente viene diviso fra le scuderie. Inoltre una recente ricerca ha calcolato che i 17 Gran premi producono un fatturato medio di 229 milioni di dollari per evento quasi 10 volte le partite del football americano della National football league che generano 24 milioni di dollari per partita. Nessuno vuole cedere. La Ferrari, ancora a secco in pista, cerca una vittoria in tribunale. E la Formula Uno attende di conoscere il suo futuro.
- Lunedì 18 Maggio 2009
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Commenti
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Il 20 Maggio 2009 alle 21:43 Respinto il ricorso della Ferrari. “Senza accordo non ci iscriviamo” » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Futuro assai immediato dal momento che il termine ultimo per l’iscrizione al campionato è stato fissato per il 29 maggio: i team che volontariamente aderiranno al cap di 60 milioni di euro sul budget avranno come contropartita maggiore libertà tecnica. Se non fosse possibile trovare un accordo fra tutte le parti coinvolte, è scritto ancora nel comunicato ufficiale, “la Ferrari non procederà all’iscrizione delle proprie monoposto. In tal caso, la Ferrari continuerà a competere in gare consone al calibro del marchio e adeguate al suo livello di innovazione tecnologica”. Fino a quel giorno ci saranno altri incontri tra le parti per tentare di ricomporre la frattura. Un ruolo fondamentale sarà quello di Bernie Ecclestone, che più di tutti gli altri non ha interessi ad avere una Formula 1 di minore importanza, soprattutto dal punto di vista economico e con un appeal mediatico nettamente inferiore a quello attuale. Nessuna dichiarazione ufficiale da parte di Luca Cordero di Montezemolo, delusi i due piloti ferraristi, Felipe Massa e Kimi Raikkonen (che comunque dicono “di voler rimanere alla Ferrari anche senza formula uno”), drastico Fernando Alonso, driver della Renault, altro team “ribelle”, insieme a Toyota, Red Bull, Toro Rosso. “E’ strano che nessuno si sia seduto ad un tavolo e abbia pensato ai danni che stiamo provocando allo sport. La Formula 1 non è più interessante se, per far entrare 3 o 4 squadre, si perdono 7 costruttori e i migliori 10 piloti del mondo”, dice lo spagnolo arrivando a Montecarlo. Mosley sa che la Ferrari può andare avanti e ottenere giustizia. Il che comporterebbe problemi enormi se non verrà almeno posticipata la data delle iscrizioni al prossimo mondiale. Ogni iscritto potrebbe innescare una causa se questo regolamento dovesse saltare nel caso la Ferrari dovesse vincere la sua battaglia legale. Basta e avanza per provare a mediare sul budget o su altro. Per questo si tratta di una vittoria Ferrari. Forse non decisiva, ma importante per il futuro prossimo. [...]
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