
La crisi è violentissima. Ma ora è il momento delle riforme. Possono sembrare due affermazioni in contraddizione tra loro, non lo sono per Emma Marcegaglia, che dall’assemblea annuale di Confindustria si rivolge direttamente al premier Silvio Berlusconi, presente in sala in prima fila, accanto a Gianfranco Fini: “Sfrutti il consenso che ha per fare le riforme, altrimenti il ritorno su livelli produttivi pre-crisi non avverrà prima del 2013″.
Già, perché la ripresa, per la presidente degli industriali, non è dietro l’angolo: “Il Pil cadrà oltre il 4 per cento, tornando al livello degli anni 60. Ci troviamo nel mezzo di una crisi violentissima che sta mettendo e metterà a dura prova, ha detto, le capacità di tenuta delle imprese e delle istituzioni. La reazione all’emergenza è stata vigorosa. Si nota qualche segno di lieve miglioramento, ma sarebbe un errore abbassare la guardia. Le difficoltà non sono finite”.
Ma quali sono le riforme che Confindustria chiede al governo? Le pensioni, innanzitutto: ”Siamo il Paese con la spesa sociale più squilibrata a favore delle pensioni, per le quali spendiamo quasi il 16% del Pil, contro il 9,5% dei Paesi avanzati. L’unica via sostenibile per difendere le prestazioni previdenziali e reperire le risorse per crescere è ritardare il ritiro dal lavoro” dice Marcegaglia. E poi intervenire sulle infrastrutture: “abbiamo apprezzato gli sforzi del ministro Matteoli volti ad accelerare i cantieri e riprogrammare le risorse disponibili” afferma la presidente, però poi aggiunge “nonostante gli annunci, dagli stessi documenti ufficiali del governo (Ruef), non risulta alcun aumento degli investimenti pubblici nel 2009”. Altro tasto dolente, le liberalizzazioni: “Urgente riprendere il cammino interrotto” esorta la numero 1 di viale dell’Astronomia, “soprattutto nelle società pubbliche a livello locale, dove stiamo assistendo all’avanzata del neostatalismo”. Marcegaglia se la prende con lo Stato anche per i debiti della P.A. nei confronti delle imprese “una vergogna”, e con le banche: “Non bisogna far venir meno l’ossigeno del credito bancario. Se viene a mancare, tantissime imprese non ce la faranno ad arrivare all’appuntamento con la ripresa” dice.
Infine, un auspicio per una delle più importanti industrie italiane: “Se la Fiat riuscirà a vincere la partita Opel”, come si augura Marcegaglia, ‘’si affermerà tra i pochi grandi gruppi mondiali, sarà un ottimo risultato per tutto il Paese. E noi tifiamo perché ciò accada”.
- Giovedì 21 Maggio 2009
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Commenti
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Il 21 Maggio 2009 alle 13:38 vincenzo.m. ha scritto:
LE PENSIONI ED IL CONTENIMENTO SALARIALE.
La crisi attuale sta mettendo a dura prova il management italiano evidenziando la propria inerzia ed incapacità nell’attuare una gestione previdente e produttiva: la soluzione che abbaglia la mente ed il portafoglio si configura nell’intervenire nel sociale sì da consolidare un “gruzzolo” da privatizzare.
E’ così che si profila una manovra sulle pensioni.
Un’altra via “sostenibile”, atta a difendere “piccoli” interessi, prevede la privatizzazione della Scuola e della Sanità pubblica; la strategia già perfezionatasi con l’intervento su Alitalia potrebbe essere appetibile anche con la scuola e la Sanità.
Tutti si augurano di poter accedere, qualora le strategie fossero attuate, alle Istituzioni scolastiche ed alle prestazioni sanitarie locate in “Singapore”, ciò a buon credito della delocalizzazione.
L’osservazione rivolta alle aziende che risultano essere sottocapitalizzate, causa dettami di Basilea II, sprofonda molti in quesiti altrettanto profondi: se le aziende non disponevano di garanzie per l’ottenimento dei crediti, visto che da cinquant’anni erano restie nel presentare bilanci con forti utili, dovrebbero essere oggi ampiamente riconoscenti alle banche che forse elargirono i prestiti in veste di istituti di beneficenza.
Alla fine è proprio modificando il trattamento pensionistico che la coesione sociale non potrà tenere: i figli chiederanno conto ai padri delle ragioni per cui dovrebbero credere che, al raggiungimento dei loro quarant’anni, le aziende rinunceranno ad una ristrutturazione atta a snellire l’organico onde giungere ad un contenimento dei costi salariali.
La crisi deve ancora giungere, deve ancora essere importata.
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