Di crisi si muore: tre imprenditori suicidi, ossessionati dall’idea di licenziare

lavoratore

Si è suicidato pur di non mandare in cassa integrazione i suoi dipendenti. Un ingegnere e dirigente d’azienda della provincia di Treviso, Stefano Grollo, 43 anni, si è ucciso giovedì gettandosi contro un convoglio ferroviario in viaggio verso Venezia, all’altezza di Castello di Godego (Treviso). L’ingegnere era da poco più di un anno responsabile della produzione di una ditta che produce macchine per la lavorazione del marmo, in procinto di avviare un’operazione di cassa integrazione per una parte dei suoi 120 dipendenti, e da alcuni tempi era incaricato di mantenere le relazioni con le organizzazioni sindacali. Tra le cause del gesto, ancora al vaglio degli investigatori della polizia ferroviaria, la preoccupazione di dover comunicare ai dipendenti la situazione di crisi dell’azienda e il ricorso alla cassa integrazione. È il secondo caso che accade in pochi giorni in Veneto, sempre in provincia di Treviso.
Martedì, infatti, si è ucciso un piccolo imprenditore di 58 anni, Valter Ongaro, titolare di un’azienda di verniciatura in forte difficoltà finanziaria a causa della crisi. I familiari, all’ora di cena, lo hanno trovato impiccato all’interno della sua ditta a Fontanelle, un paese in provincia di Treviso: era ossessionato da mesi dall’idea che la crisi lo costringesse a dover lasciare a casa alcuni dei suoi otto dipendenti. “Per Valter l’azienda era tutto. I suoi dipendenti erano come la sua famiglia”, ha raccontato una signora di Fontanelle che lo conosceva bene a Il Gazzettino.
Crisi produttiva, che dallo scorso autunno ha colpito il nostro paese, facendo scricchiolare anche la locomotiva d’Italia, costretta da mesi ad arrancare. Mancano gli ordini e i ritardi nei pagamenti delle commesse, denunciano le associazioni di categoria, sono talmente dilatati da togliere tutto l’ossigeno alle imprese che, il più delle volte, per sopravvivere sono costrette a ridurre il personale e ad accumulare debiti. E non tutti gli imprenditori e manager reggono allo stress. Una sofferenza, quella di vedere la propria azienda fallire, che lo scorso 13 ottobre, unita a una depressione per motivi familiari, aveva gettato nel baratro un imprenditore edile padovano di 60 anni, che si è poi ucciso con un colpo di pistola al petto. Era preoccupato che qualcuno, con cui aveva contratto debiti, potesse far del male ai suoi cari.
Depressione legata alla crisi della sua azienda che ha spinto il 16 maggio un imprenditore di 49 anni della provincia di Bologna, da anni alla prese con problemi legali ed economici, a tentare il suicidio, ingerendo una dose di barbiturici in auto. È stato trovato nell’Appennino del Mugello e salvato dai carabinieri, che ha poi ringraziato con un sms: “Siete degli angeli”.

Commenti

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Il 24 Maggio 2009 alle 21:08 cini ha scritto:

Con idee, coraggio, ottimismo, perseveranza e saggezza che si affrontano i problemi della vita, non lavandosene le mani e lasciando tutto da risolvere a chi viene improvvisamente abbandonato alla deriva incluso gli stessi poveri famigliari di chi ha optato di suicidarsi.

Il 28 Settembre 2009 alle 15:11 Per non dimenticare… e resistere. « Imprese Che Resistono Lombardia ha scritto:

[...] Per non dimenticare… e resistere. http://blog.panorama.it/econom.....sionati-... [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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