
Il primo passo per il rientro dei capitali nascosti nei paradisi fiscali e la loro riemersione in un conto corrente italiano sarà la presentazione in banca di una dichiarazione riservata sulle attività finanziarie da rimpatriare. Sarà una domandina scritta in cui bisognerà specificare, in cambio dell’impegno a non trasferire l’informazione alle autorità, che cosa si possiede e dove. Lo prevedono i testi sui quali stanno lavorando gli esperti del governo in vista del terzo scudo fiscale, procedura che intende fare rientrare in Italia ricchezze nascoste all’estero grazie al pagamento di un’aliquota a forfait per la regolarizzazione.
L’iniziativa non è solo italiana. Fa parte di un più vasto intervento in materia di paradisi fiscali, condiviso da quasi tutti i governi dei più importanti paesi occidentali. A cominciare dagli Stati Uniti di Barack Obama, dalla Germania del cancelliere Angela Merkel, dalla Francia di Nicolas Sarkozy e dalla Gran Bretagna del premier Gordon Brown, un paese che fino a ieri ha trattato con benevolenza la trasformazione di tante piccole ex colonie in eden del segreto bancario.
L’obiettivo è duplice: obbligare gli “stati a fiscalità vantaggiosa” ad adottare regole di trasparenza che non consentano agli stranieri di nascondere i propri averi agli occhi del fisco e della magistratura del paese di provenienza; fare rientrare capitali ingenti nelle rispettive economie, contribuendo così ad alleviare la crisi e a fornire nuove risorse ai governi.
Il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, presidente di turno del G8 economico, sul tema della trasparenza ha avviato da mesi l’elaborazione di una tavola dei nuovi comandamenti, il cosiddetto global legal standard (vedere Panorama 7). Più in particolare, sullo scudo fiscale molti esperti sono al lavoro per preparare un provvedimento che sia in armonia con le scelte dei paesi partner. L’Italia non è costretta in via di principio ad attendere l’elaborazione di regole uguali per tutti, neppure in Europa. Però il governo non intende procedere senza il consenso e il coordinamento almeno informale con gli altri paesi. La prudenza è dettata dalla necessità di evitare ostacoli in sede internazionale e anche di coprirsi le spalle in vista di polemiche interne considerate già messe in conto.
Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori, ha già detto che la proposta di fare rientrare i capitali detenuti all’estero illegalmente per reinvestirli in Italia “può considerarsi un vero e proprio riciclaggio di denaro sporco”. Pier Luigi Bersani, tra i leader del Pd, ha usato un altro linguaggio ma non è stato meno duro nella sostanza, ricordando l’esperienza già fatta con i precedenti provvedimenti di scudo fiscale varati dai governi Berlusconi.
Ecco perché il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha chiarito che lo scudo fiscale sarà attivato solo in collegamento con quanto faranno gli altri paesi industrializzati su questo tema. E i tempi, proprio per questa ragione, saranno legati ai prossimi vertici del G8 e del G20, a cominciare dagli incontri sui temi economici fissati per la fine di maggio.
Al di là dei collegamenti internazionali, lo stato di avanzamento del lavoro svolto dagli esperti consente già adesso di stimare in circa 500 miliardi di euro l’ammontare dei capitali potenzialmente interessati e di delineare quali potrebbero essere i dieci punti chiave del terzo scudo fiscale italiano allo studio delle autorità, dopo quelli varati nel 2001 e nel 2003.
1. Lo scudo potrà essere attivato da persone fisiche, enti non commerciali e società semplici residenti in Italia.
2. Il periodo in cui si potrà aderire andrà, se ci saranno i tempi e gli accordi per farlo, dal 1° luglio al 31 dicembre di quest’anno.
3. Potrà essere chiesto il rimpatrio solo di attività finanziarie (depositi, azioni, obbligazioni, fondi…) possedute fuori dal territorio nazionale già al 31 dicembre 2007.
4. Coloro che vorranno usufruire di questa possibilità dovranno presentare in banca una dichiarazione riservata, indicando una per una le attività finanziarie che intendono fare rientrare. Inoltre dovranno attestare che quelle risorse le possedevano all’estero almeno al 31 dicembre del 2007. La domanda dovrà essere scritta su un modello che l’Agenzia delle entrate dovrebbe mettere a punto entro pochi giorni dall’entrata in vigore della legge.

Qui i risultati dei precedenti scudi fiscali nei principali paesi
5. Niente nomi: la banca dovrà rilasciare al cliente una copia della dichiarazione riservata. Ma allo Stato comunicherà soltanto l’entità della ricchezza rientrata e le somme versate a titolo di aliquota di regolarizzazione.
6. L’aliquota da versare allo Stato ancora non è stata fissata. Verrà decisa all’interno di una forchetta che va da un minimo del 5 per cento a un massimo del 10. Sarà un prelievo molto più pesante del 2,5 per cento degli scudi fiscali attuati in precedenza in Italia, anche perché la quota del passato verrebbe oggi considerata troppo bassa dai paesi partner europei.
7. Si potrà avere uno sconto sostanzioso, rispetto all’aliquota del prelievo di regolarizzazione, se chi fa rientrare i capitali in Italia prometterà, nella dichiarazione riservata, di investire tutto in depositi fruttiferi postali e in altri titoli pubblici indicati dal ministero dell’Economia. In sostanza, saranno emissioni destinate a finanziare investimenti. Se servirà, anche la ricostruzione dopo il devastante terremoto che ha colpito L’Aquila. Se per esempio l’aliquota normale fosse del 7 per cento, chi investe in questi titoli potrebbe pagare solo il 5 o anche il 4 per cento, e così via.
Ma attenzione: l’investimento dovrà essere fatto subito e durare almeno dieci anni. Se dunque i titoli non verranno sottoscritti con celerità o saranno venduti dopo poco tempo, la banca depositaria provvederà a trattenere direttamente anche la parte di aliquota relativa allo sconto goduto, girando i denari allo Stato.
8. Lo scudo proteggerà i cittadini che faranno rientrare i capitali in Italia da accertamenti tributari e contributivi ed estinguerà le sanzioni per non avere dichiarato le proprie disponibilità all’estero.
9. Lo scudo dovrebbe escludere, secondo buona parte dei testi finora elaborati, anche la punibilità di alcuni reati tributari, penali o previsti dalla legge fallimentare in relazione alle somme fatte rientrare in Italia.
10. Gli intermediari non dovranno comunicare allo Stato dati e notizie contenuti nelle dichiarazioni riservate se vi sarà un accertamento tributario e previdenziale. Le informazioni dovranno essere invece date tutte nei casi di accusa di riciclaggio o di reati connessi alla criminalità organizzata.
Infine, nel caso si ricorra allo scudo fiscale per fare tornare in Italia soldi provenienti da attività diverse da quelle per le quali il provvedimento dovrebbe sancire la non punibilità, ci potrà essere sanzione, secondo alcuni dei testi allo studio, con un’ammenda amministrativa pari al 100 per cento delle somme indicate nella dichiarazione riservata.

Qui la radiografia dei due precedenti provvedimenti in Italia, dove si sono registrati gli introiti più alti
- Lunedì 25 Maggio 2009

India, lavoro quotidiano
Apple iPad
Ferrari F10, condannata a vincere
La Cina aumenta gli investimenti agricoli
Indonesia, si cuciono la bocca contro Yudhoyono
Inquinamento in Cina, altro volto dello sviluppo
Donne di Jakarta: senza lavoro, riciclano i metalli
I “nostri” calendari per il 2010
Successi, sconfitte, dolori e sorrisi: il 2009 in foto
Le foto più belle, ogni settimana
Vita da rifugiati. I bambini afghani di Rawalpindi, Pakistan



Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 26 Maggio 2009 alle 9:11 Crisi finanziaria: un’opportunità anche per il fisco « Pensiero finanziario indipendente ha scritto:
[...] Si pensa sempre che la crisi sia di per sè portatrice esclusiva di sventura. Ma un pò come avviene in guerra c’è sempre qualcuno che trova o quanto meno cerca delle opportunità a proprio vantaggio.Ecco quindi che il fisco di molti paesi ha preso la palla al balzo per attaccare i cosiddetti “paradisi fiscali”: in realtà una pressione politica per cercare di forzare la mano a chi dà sempre appoggia, sostiene e approfitta dei grandi evasori fiscali. O forse si tratta semplicemente di un’occasione per mettere un pò alle strette chi dell’evasione ne fa uno strumento di ricchezza. Ecco quindi come nasce il progetto di un nuovo “scudo fiscale” per il rientro dei capitali illegalmente all’estero. Onestamente sembra un pò una presa in giro. Più che la lotta all’evasione, l’obiettivo sembra essere il seguente: “Approfittiamo di questo clima di instabilità e paura per fare un pò di cassa, tanto questi quando li pigliamo più”. [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.