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	<title>Economia &#187; Le Considerazioni di Draghi: &#8220;Pil -5%. Servono subito le riforme&#8221;</title>
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	<description>Canale Economia di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 12:44:11 +0000</pubDate>
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		<title>Le Considerazioni di Draghi: “Pil -5%. Servono subito le riforme”</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 16:13:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Renzo Rosati</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Relazione annuale di Bankitalia: "Si prevede che la crescita riprenderà nel 2010", è l'analisi del governatore. Allarme disoccupazione: "Può salire oltre il 10%. Le imprese tutelino i lavoratori". Poi l'appello: "Aumentare l'età delle pensioni"]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/05/29/4a200885c498f_zoom.jpg" alt="Mario Draghi" border="0" width="500" /></p>
<p>Sedici pagine di testo, per le Considerazioni finali (<strong><a href="http://www.bancaditalia.it/interventi/integov/2009/cf_08/cf08/cf08_considerazioni_finali.pdf" target="_blank">qui il .pdf</a></strong>) del Governatore della <a href="http://www.bancaditalia.it/statistiche/stat_mon_cred_fin" target="_blank">Banca d&#8217;Italia</a>, sono un record: di brevità. E questo la dice già lunga sul senso dell&#8217;appuntamento di quest&#8217;anno con Mario Draghi. Normalmente, poi, l&#8217;attesa per ciò che dice il numero uno di via Nazionale è concentrata sui cosiddetti motivi per il governo. Ma stavolta Draghi ha dovuto occuparsi principalmente di banche e di istituzioni finanziarie: sono loro le vere imputate per la crisi economica, e per la scarsa vigilanza e preveggenza su ciò che stava accadendo. E fatalmente il peso politico specifico della banca centrale, come per tutte le banche centrali del mondo, si è ridotto; la politica ha almeno temporaneamente ripres il proprio primato.</p>
<p>Comunque Draghi non ha mancato di recapitare le proprie terapie a Palazzo Chigi e dintorni. Partendo dalla considerazione che al termine della crisi l&#8217;Italia si ritrovera &#8220;non solo con più debito pubblico, ma anche con un capitale privato - fisico e umano - depauperato dal forte calo degli investimenti e dall&#8217;aumento della disoccupazione&#8221;, ha chiesto a Berlusconi e ai suoi ministri di impiegare il prossimo arco di legislatura per riforme che consentano di riequilibrare i conti e di rendere più competitiva l&#8217;economia.</p>
<p><strong>Le riforme da fare</strong><br />
In particolare:<br />
* riforma delle pensioni, innalzando l&#8217;età dell&#8217;andata a riposo anche per garantire redditi più adeguati;<br />
* attuazione piena del federalismo fiscale per sostituire le attuali erogazioni dello Stato alle regioni, basate su parametri storici, con standard di equilibrio fra entrate ed uscite;<br />
* riforma della Pubblica amministrazione;<br />
* guerra all&#8217;economia sommersa, che Draghi ha stimato nel 15% del Pil, una valutazione in realtà più prudente rispetto a quella convenzionale del25% degli anni passati;<br />
* completamento della riforma della scuola;<br />
* avvio effettivo delle grandi opere attraverso una selezione mirata di quelle davvero prioritarie: 200 progetti, secondo Draghi, sono troppi.</p>
<p>Nel complesso una lezioncina accettabile per il governo. Anche perché il numero uno di Bankitalia ha apprezzato quanto fatto finora, dal sostegno al lavoro alla scuola, fino ai capitali messi a disposizione di banche e risparmiatori attraverso i cosiddetti Tremonti-bond.<br />
Ed infatti Berlusconi ha subito definito la relazione &#8220;positiva e attenta all&#8217;ottimismo&#8221;. Quanto alle riforme: &#8220;Stiamo lavorando per questo, faremo presto ciò che è necessario&#8221;.<br />
La platea degli economisti e dei politici (nessun esponente del governo partecipa per tradizione all&#8217;assemblea) si è egualmente divisa fra chi ha visto un Draghi bacchettatore e chi invece sostenitore dell&#8217;esecutivo. Né l&#8217;uno né l&#8217;altro. Semplicemente, un governatore con altri problemi da risolvere.<br />
Draghi non poteva non partire dalla crisi finanziaria, &#8220;nata altrove&#8221;, cioè negli Usa, e in questo passaggio è apparso un po&#8217; assolutorio verso quegli organismi internazionali - dal Fondo monetario alla Banca mondiale, dalle banche centrali ai vari forum di cui egli stesso fa parte - che dovevano vigilare e prevedere, e non l&#8217;hanno fatto. Ha dato la colpa alle banche e al mercato che &#8220;accecato, perdeva la propria capacità diagnostica&#8221;. Si è augurato un sistema finanziario &#8220;in cui si coniughino innovazione e solidità, profitto e sostegno alle famiglie e alle imprese, con più regole, più capitali, meno debito&#8221;.<br />
Si tratta dei cossidetti &#8220;global legal standard&#8221;, le nuove regole di vigilanza che dovrebbero essere approvate dal prossimo G8 dell&#8217;Aquila.</p>
<p><strong>Lo stato delle aziende</strong><br />
Il governatore è apparso più concreto quando ha riferito di un&#8217;inchiesta sullo stato delle industrie  condotta sul territorio dal servizio studi di Bankitalia e dalle strutture locali. All&#8217;interno di una discesa del Pil di circa il 5% nel 2009, e con una disoccupazione tra l&#8217;8,5 ed il 10%, Dragi ha fornito queste cifre:<br />
* cali di fatturato del 20% per moltre imprese; riduzione degli investimenti del 12% per il totale di industria e servizi, e del 20% per le manifatture;<br />
* metà delle 65 mila imprese con almeno 20 addetti coinvolte in processi di ristrutturazione. In questa cifra, due situazioni opposte: &#8220;le aziende finanziariamente più solide attutiscono l&#8217;effetto della congiuntura conolidando il primato tecnologico e diversificando gli sbocchi di mercato. Non poche, stimiamo più di 5.000 con quasi un milione di  addetti&#8221;. All&#8217;altro estremo, &#8220;imprese che si erano molto indebitate,  per espandersi anche sui mercati esteri, ora alle prese con il prosciugarsi del credito; si tratta di almeno 6 mila aziende che impiegano anch&#8217;esse quasi un milione di lavoratori&#8221;.<br />
* a risentire della crisi, secondo l&#8217;inchiesta di Bankitalia, &#8220;sono soprattutto le imprese sotto i 20 addetti, nella sola manifattura se ne contano quasi 500 mila. Per quelle che operano in qualità di sub-fornitrici di imprese maggiori è a volte a rischio la stessa sopravvivenza&#8221;.<br />
* passaggio decisivo, ovviamente, i prossimi mesi.</p>
<p><strong>Fare i banchieri quando va male</strong><br />
Poi il governatore è passato alle banche.<br />
* &#8220;secondo la nostra indagine l&#8217;8 per cento delle imprese ha ricevuto un diniego alla richiesta di finanziamento; è il valore più elevato dalla metà degli anni Novanta; era meno del 3% un anno fa. Oltre il 10% delle imprese dichiara di aver ricevuto, da ottobre, richieste di rimborsi anticipati&#8221;.<br />
* ma le banche come devono comportarsi? &#8220;Non si può chiedere chiedere loro di allentare la prudenza nell&#8217;erogare il credito, non è nell&#8217;interesse della nostra economia un sistema bancario che metta a rischio i bilanci e la fiducia di chi gli affida i propri risparmi. Quello che si può e si deve chiedere alle nostre banche è di affinare la capacità di riconoscere il merito di credito nelle presenti, eccezionali, circostanze&#8221;;<br />
* più concretamente, Draghi ha chiesto alle banche di non applicare criteri automatici nell&#8217;erogazione di prestiti e fidi, ma di valutare caso per caso, soprattutto tornando al contatto diretto con i clienti, sul territorio.<br />
* ma la sintesi del governatore è tutta in queste parole: &#8220;Occorre saper fare i banchieri anche quando va male&#8221;</p>
<p><strong>Allarme-lavoro</strong><br />
Altrettanto preoccupanti i dati sull&#8217;occupazione.<br />
&#8220;Si stima che 1,6 milioni di lavoratori dipendenti e parasubordinati non abbiano diritto ad alcun sostegno in caso di licenziamento. Tra i lavoratori a tempo pieno del settore privato oltre 800 mila, l&#8217;8% dei potenziali beneficiari, hanno diritto a un&#8217;indennità inferiore a 500 euro al mese&#8221;.<br />
Draghi ha riconosciuto al governo di avere attuato meccanismi temporanei di sostengo al reddito. Ha chiesto però di approvare, tra le riforme, una revisione complessiva del sistema di welfare e degli ammortizzatori sociali. Cosa che è stata annunciata anche dal ministro Sacconi. E tuttavia proprio gli interventi pubblici per i disoccupati potrebbero portare il deficit di quest&#8217;anno al 4,5%, e nel 2010 al 5%.</p>
<p><strong>L&#8217;importanza della fiducia</strong><br />
Un quadro tutto a tinte fosche? Draghi, che è certamente uomo pragmatico  (era alla Gldman Sachs),  non incline alla retorica, ha sottolineato l&#8217;importanza del fattore fiducia. Con un linguaggio quasi &#8220;berlusconiano&#8221; (come ha puntualmente sottolineato il premier).  Ha infatti riassunto:&#8221;Occorre sanare la ferita che la crisi ha aperto nella fiducia collettiva: fiducia nei mercati, nei loro protagonisti, nel futuro di milioni di persone, nel contratto sociale che ci lega. Molto è stato fatto. Non è il lavoro di un giorno. Molto resta ancora da fare: per ricreare posti di lavoro, er restituire vigore alle imprese, per riparare i mercati finanziari, per meritare la fiducia dei cittadini&#8221;.<br />
Ed ha concluso: &#8220;La fiducia non si ricostruisce con la falsa speranza, ma neanche senza speranza: uscire da questa crisi più forti, è possibile&#8221;.</p>
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