Archivio di Giugno, 2009

Microsoft vs Google: sfida ad “alta tensione”. Scoperta dai blog

hohm

L’investigazione di alcuni blogger ha portato alla luce un progetto di Microsoft in un settore nuovo per il colosso di Redmond, quello dell’efficienza energetica: sarà presto disponibile su internet una sorta di “pannello di controllo” per monitorare i consumi energetici a casa e ricevere consigli sul modo in cui ridurre le spese per la bolletta.
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Fisco, in 5 mesi la GdF scova redditi nascosti per 13,7 miliardi

Scoperto a Padova un traffico di gioielli falsi da 40 milioni di euro

E adesso? Che cosa dirà il segretario del Pd, Dario Franceschini?
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L’Ocse: “Un terzo della spesa statale in pensioni”. Spesa da record

pensioni

Cambiare piano, se possibile non cambiare affatto. L’applicazione delle riforme delle pensioni in Italia, dice il capitolo dedicato al nostro paese del rapporto Ocse, avanza molto lentamente rispetto agli altri paesi dell’Ocse e inoltre molti dei cambiamenti “vitali” per la sostenibilità finanziaria dei costi del sistema previdenziale sono stati “ripetutamente rinviati”.

Italia maglia nera in Ue
Nel frattempo, vantiamo ormai un primato: l’Italia è il paese Ocse con il più alto livello di spesa pensionistica, pari al 14% del Prodotto interno lordo nel 2005. Nel decennio 1995-2005 la spesa previdenziale è aumentata del 23%. Solo paesi quali Giappone, Korea, Portogallo e Turchia, secondo l’Ocse, hanno avuto aumenti simili (o superiori).
Per questo l’Organizzazione per la cooperazione economica e lo sviluppo rinnova la “preoccupazione per il rinvio dell’adozione dei nuovi coefficienti di trasformazione contributiva che - sostiene - sono un importante fattore per calcolare l’importo della pensione”. La logica dei coefficienti è, a fronte dell’aumento dell’aspettativa di vita, di ridurre i benefici a parità dei tempi di uscita dal mercato del lavoro e di contributi versati. I coefficienti dovevano essere rivisti dopo 10 anni dall’avvio del nuovo sistema, quindi nel 2005. Le nuove regole stabiliscono che la revisione automatica parta nel 2010.

Un terzo della spesa statale in pensioni
La spesa pensionistica in Italia assorbe circa un terzo delle uscite statali complessive, ovvero quasi il doppio rispetto alla media degli altri paesi Ocse. La previdenza pesa per il 30% sul bilancio statale italiano, contro il 16% della media Ocse.
L’Ocse mette quindi in guardia dal “rischio” che un sistema così concepito induca a sottrarre risorse di spesa pubblica a altri settori “preferibili” quali il welfare e l’istruzione.
“L’aspettativa di vita in Italia, cosi’ come negli altri paesi - avverte l’Ocse - ha continuato a crescere in questo periodo e il rinvio dell’introduzione dei nuovi coefficienti ha avuto un impatto negativo sul sistema. Al tempo stesso, gli economisti parigini sottolineano che “ci sono stati di recente altri ritardi nell’introduzione dell’aumento dell’età minima di pensionamento per anzianità”.
La riforma Damiano ha introdotto gli scalini modificando lo scalone Maroni che prevedeva l’uscita per anzianita’ dal 2008 a 60 anni con 35 di contributi. La riforma Damiano, invece, fissava la possibilità di uscita nel 2008 con 58 anni e 35 di contributi (59 anni gli autonomi) arrivando a quota 95 solo dal primo luglio di quest’anno.

Da parte sua, il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta spiega che la proposta che il governo deve fare per adeguare l’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego a quella degli uomini, oggetto di una sentenza di condanna della Corte di giustizia (qui il testo del novembre scorso), per ora non verrà mandata a Bruxelles.
“Aspettiamo la messa in mora che dovrebbe arrivare” ha affermato il ministro “ma non c’è problema, la soluzione dovrebbe essere molto ‘light’”.

Crescita frenata: l’Italia prima nell’Ue per tasse su lavoro

Metalmeccanico in una fabbrica

Italia prima in Europa. Per carico fiscale sui lavoratori. Le cifre sono fornite dall’Eurostat in base al confronto effettuato sui dati relativi al 2007 (qui il .pdf). In Italia, secondo Eurostat, le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% del costo del lavoro contro il 42,3% della Svezia e il 42,3% del Belgio.

Dati alla mano, in Italia il carico fiscale che ricade sul reddito lavorativo nel 2007 è stato pari al 44%, in salita rispetto al 42,5% del 2006. Seconda in classifica la Svezia, 43,1%, e a seguire il Belgio, 42,3%. I livelli più bassi dell’Unione sono invece stati osservati a Malta, 20,1%, Cipro 24% e Irlanda 25,7%. Il tutto a fronte di una media dell’Ue a 27 paesi del 34,4% nel 2007, invariata rispetto al 2006.

Sul fronte delle tasse sul capitale, in Italia sono salite al 36,2% nel 2007, contro il 34,2% del 2006; ma trend in salita anche per l’Ue a 27 paesi, al 28,7% nel 2007 contro il 25,7% dell’anno precedente. Sotto la media Ue invece le imposte sul consumo, nel Belpaese al 17,1% nel 2007, inferiori al 17,4% del 2006 e al 17,9% del 2000, mentre l’Unione ha registrato rispettivamente: 22,2%, 22% e 20,9%. Prima dell’Italia troviamo Grecia, al 15,4% nel 2007 e Spagna, 15,9%. Imposta sul consumo più alta dell’Ue invece in Danimarca, nel 2007 al 33,7%, Svezia al 27,8% e Ungheria 27,1%.

L’altra faccia della crisi economica: risparmio da 3500 euro a famiglia

Alcuni contatori elettric

Il calo del prezzo del petrolio e la discesa dei tassi di interesse sui mutui immobiliari porterà alle famiglie italiane un risparmio di circa 3.500 euro nel 2009. È quanto stima il Centro studi di Confindustria nell’ultimo rapporto sugli scenari economici. Nonostante il raddoppio del prezzo del greggio dai minimi toccati in marzo, in media quest’anno il costo dell’olio nero, sottolinea Viale dell’Astronomia, sarà più basso rispetto al 2008, con il Brent in calo del 33%. I risparmi per le famiglie, calcola Confindustria, arriveranno a 13,4 miliardi di euro, pari, tra carburanti, gasolio per riscaldamento, elettricità e gas, a 546 euro per nucleo familiare.

In particolare i prezzi di benzina e diesel, ricorda il CsC, sono diminuiti con ritmi a due cifre: a gennaio, ad esempio, il calo è stato del 25,7% rispetto ai massimi di luglio 2008 (anche se poi i listini sono risaliti del 3,4% fino ad aprile). Le tariffe elettriche e del gas, che seguono il prezzo del Brent con un ritardo maggiore rispetto ai carburanti (circa sette mesi) e con meccanismi mitigati dall’Autorità per l’energia, sono diminuiti a partire da ottobre 2008 e il calo sta proseguendo ancora quest’anno (-6,8% finora ma è prevedibile un ulteriore diminuzione a luglio).

Ai risparmi sull’energia si aggiungono quelli sui mutui, concentrati su un numero minore di famiglie ma ben più consistenti per chi potrà beneficiarne. Complessivamente “la riduzione della bolletta energetica e il forte calo dei tassi di interesse determinano un risparmio robusto nella spesa delle famiglie italiane: 17,8 miliardi, di cui 16,7 miliardi nel solo 2009. Liberando risorse per la ripresa dei consumi”. Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, il risparmio si aggirerà sui 4,4 miliardi, 1,1 già ottenuti a fine 2008 e 3,3 miliardi quest’anno. Un obiettivo raggiunto grazie alla discesa dell’Euribor intorno all’1% contro il 5% e più dell’ottobre 2008.
Si tratta, prosegue il Centro studi, “di un risparmio nettamente inferiore a quello energetico, ma comunque notevole e concentrato solo nelle famiglie che hanno acceso un mutuo a tasso variabile”. Per loro il beneficio risulterà di 3.065 euro annui, pari a 255 euro mensili, di cui 63 già conseguiti alla fine del 2008 e altri 192 nel corso del 2009.

Numeri, cifre e stime contestate dalle associazioni dei consumatori per le quali si tratta di una “mistificazione della realtà”. Almeno così commentano Federconsumatori e Adusbef, per le quali l’annuncio si traduce nella creazione di “false aspettative nella cittadinanza”.
“Purtroppo, non avrà luogo alcun risparmio” dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori ed Adusbef. “Semmai si verificherà un riallineamento della spesa delle famiglie su valori normali, dopo i forti rincari verificatisi nello scorso anno per costi energetici, con il costo del petrolio a 147 dollari al barile e per i mutui, con il tasso di sconto oltre il 4%”.

Farmaci: giù la spesa, su le ricette. I rimedi per ridurre i costi

farmaci da banco

Farmaci e “appropriatezza prescrittiva” (cioè il farmaco giusto al paziente giusto nel tempo giusto): un problema ormai non solo medico e sociale, ma anche economico. Nel primo trimestre del 2009 si registra, a differenza di quanto avvenuto nei mesi precedenti, un leggero calo delle ricette mediche (-1,9 per cento) e anche la spesa farmaceutica netta a carico del Servizio sanitario nazionale ha fatto registrare un calo del 4,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008.
Alto impatto economico dei farmaci. Cosa fare per ridurre i costi?
L’impatto economico, però, resta ancora alto: 1.937 milioni di euro, pari a 32,49 euro per ciascun cittadino italiano. Cosa fare per ridurre questi costi? “Deve cambiare la strategia della terapia: si cerca una maggiore appropriatezza terapeutica coniugando il farmaco giusto al paziente giusto nel tempo giusto, senza condizionamenti e tenendo ovviamente conto del contesto economico”, dice a Panorama.it, Marcello Tonini, del Dipartimento di medicina legale, scienze forensi e farmacotossicologiche dell’Università di Pavia, a margine della presentazione di “Nexus 2009″, l’evento scientifico, giunto alla sua quarta edizione, che si propone di fornire un costante aggiornamento sulle patologie in ambito gastroenterologico (tra cui il reflusso gastroesofageo, una patologia spesso trascurata che colpisce in Italia oltre dieci milioni di persone). Con una spesa in classe di farmaci (gli inibitori di pompa protonica) pari a 622,40 milioni di euro all’anno, seconda soltanto alle statine.

“La non appropriatezza del trattamento, oltre a causare sofferenza al paziente con un prolungamento dei tempi di guarigione, comporta anche un aggravio della spesa sanitaria: più visite, più accertamenti, possibili cambi di terapia, accresciuti effetti collaterali. Senza contare i costi sociali, come l’aumento dell’assenteismo dal posto di lavoro o del cosiddetto presenteismo, ovvero la presenza a lavoro, ma con un’efficienza fortemente ridotta”, aggiunge Tonini (qui una sua VIDEO intervista).

Federfarma: valore delle ricette in calo
Secondo Federfarma, il valore delle ricette è in calo per gli effetti degli interventi sui prezzi dei medicinali varati dall’Agenzia del Farmaco a partire dal 2006, del crescente impatto del prezzo di riferimento per i medicinali equivalenti e delle misure applicate a livello regionale, come l’estensione in diverse Regioni del rimborso del prezzo di riferimento agli inibitori di pompa protonica, una soluzione che Tonini ritiene “non del tutto utile perché in questo modo c’è maggiore difficoltà a prescrivere gli inibitori di pompa protonica di seconda generazione, più potenti e quindi più efficaci, necessari in almeno il 30 per cento dei malati di riflusso gastroesofageo. Il prezzo di riferimento favorisce l’introduzione dei generici, che sono i benvenuti quando danno la stessa efficacia terapeutica, ma alcuni casi possono e debbono essere trattati soltanto con il farmaco originale, che riduce nel tempo gli effetti di una malattia”.

Risparmio di oltre tre miliardi di euro all’anno a partire dal 2010
Occorre, dunque, “uniformità di proprietà terapeutica e un approccio al paziente basato sui sintomi, in quanto questo costituisce una guida appropriata per la valutazione della risposta alla terapia”, aggiunge a Panorama.it Sergio Vigneri, della Divisione di gastroenterologia dell’Università di Palermo (qui una sua VIDEO intervista). Se ne sono accorti i medici di medicina generale, che hanno promosso un progetto sulle malattie cardiovascolari con le asl che porterebbe a risparmi di oltre tre miliardi di euro all’anno a partire dal 2010. Ma anche molte case farmaceutiche hanno capito che serve una maggiore razionalizzazione dei prodotti immessi sul mercato: secondo un rapporto di PriceWaterhouseCoopers  nello sviluppo dei nuovi prodotti si investe il doppio rispetto a 10 anni fa, ma in commercio c’è il 40 per cento di farmaci in meno (leggi l’articolo su Panorama.it). Anche lo studio “Cardias”, presentato da Tonini e Vigneri, si pone come obiettivo la valorizzazione del processo clinico assistenziale dei pazienti affetti da reflusso e dei costi diretti della patologia in termini complessivi e nel dettaglio della spesa farmaceutica nazionale.

Dallo studio emergono differenze nei comportamenti terapeutici tra gastroenterologi e medici di medicina generale, con una maggiore attenzione da parte dello specialista al trattamento della forma non erosiva. Inoltre, nelle Regioni con prezzo di riferimento si è evidenziata la necessità di un maggiore utilizzo di associazioni con altri farmaci per il controllo dei sintomi. “Una stessa patologia può mostrare un quadro molto differenziato di presentazioni cliniche e i farmaci di una stessa classe possono avere diversa efficacia terapeutica”, conclude Vigneri. “Per questo è necessario differenziare la prescrizione: si avrà così un contenimento dei costi ed un miglioramento più rapido della qualità di vita del paziente”.

La crisi brucia altri 204mila posti: occupazione in calo dopo 14 anni

impresa

La crisi economica brucia altri 204 mila posti di lavoro nel primo trimestre del 2009. Secondo l’Istat (qui il documento integrale in .pdf) il primo trimestre c’è stata una diminuzione di 0,9 in percentuale rispetto allo stesso periodo del 2008. Il dato risente della diminuzione dei posti di lavoro degli italiani di 426 mila unità e del complessivo aumento dell’occupazione degli stranieri che raggiunge quota 222 mila.

Si riduce al 57,4% il tasso di occupazione
Il risultato, spiega ancora l’istituto di statistica, trova ragione nella caduta dell’occupazione autonoma delle piccole imprese. Il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni scende di nove decimi di punto rispetto al primo trimestre 2008, portandosi al 57,4%. Il numero delle persone in cerca di occupazione registra il quinto aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.982.000 unità, con un incremento del 12,5 per cento nei confronti del primo trimestre 2008.

Il tasso dei disoccupati è il più alto dal 2005
Il tasso di disoccupazione passa dal 7,1% del primo trimestre 2008 all’attuale 7,9%. Rispetto al quarto trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione aumenta di tre decimi di punto, dal 7% al 7,3%. Il tasso di senza lavoro e’ il più alto dal 2005.

Dinamismo al Nord e al Centro, arretra il Mezzogiorno
L’indicatore si posiziona al 30,7 per cento nel Nord e al 33,1 per cento nel Centro, in entrambi i casi sostanzialmente stabile rispetto a un anno prima. Nel Mezzogiorno
invece il tasso di inattività registra un significativo incremento (dal 47,9 per cento del primo trimestre 2008 al 48,8 per cento) al quale contribuiscono entrambe le componenti di genere.Il tasso di inattivita’ femminile nelle regioni meridionali rimane pertanto particolarmente elevato e pari al 63,7 per cento.

Sacconi: meno peggio del temuto
Attenzione, ma nessun allarme da parte del governo. Secondo il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, “Il dato indica quello che sappiamo: una contrazione del lavoro ma in misura minore di quanto potevamo temere”.
“Il 7,9% dell’Italia” ha aggiunto Sacconi “ci deve preoccupare ma va anche paragonato ad una crisi globale che vede negli altri Paesi cifre più alte. Solo pochi anni fa la disoccupazione da noi era al 12,5%. Ovviamente questo costituisce un motivo di preoccupazione, per questo siamo impegnati a rafforzare la ’cassetta degli attrezzì per affrontare questa situazione”. La strada da percorrere, ha aggiunto, “È valorizzare i contratti di apprendistato da parte delle Regioni e le imprese devono utilizzarle. Per questo il Governo quanto prima rafforzerà la propria ‘cassetta degli attrezzi’ a ridare ad un ‘patto Stato-Regioni’ sulla formazione”. Sacconi ha aggiunto che “bisogna incentivare a rimanere nell’ambiente lavorativo, per questo stiamo pensando ad un premio di occupabilità”.

Damiano: in autunno brutte sorprese
Di tutt’altro avviso l’opposizione: “Un nuovo allarme viene dall’Istat: per la prima volta, dopo 14 anni, l’occupazione è in calo in Italia” ha evidenziato il responsabile lavoro del Pd, Cesare Damiano. “Tutte le associazioni del lavoro e dell’impresa, oltre che gli osservatori più attendibili, sono concordi nel ritenere che l’autunno ci riserverà purtroppo brutte sorprese. Il tempo per agire prima dell’estate è breve e il governo continua a barcamenarsi tra false illusioni e silenzi imbarazzanti”. Sul fronte sindacale c’è preoccupazione ma non allarmismo. Per la leader dell’Ugl, Renata Polverini, è necessario un confronto con il Governo per fermare questa emorragia, mentre per Giorgio Santini della Cisl, non c’è il temuto crollo anche se preoccupa il dato sui giovani.

La tabella Istat sulle forze di lavoro


richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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