di AngeloPergolini
Fra la via Emilia e il West, dove si dipanano le storie cantate da Francesco Guccini, di cose strane ne capitano, eccome. Ma che un defunto ultrasettantenne resuscitasse un decennio dopo le commosse esequie, beh questo non s’era ancora visto. E invece è accaduto a Casalecchio di Reno, un paesone alle porte di Bologna.
Certo, il redivivo in questione è un po’ particolare, perché ha due ruote al posto dei piedi e un nome alquanto singolare: Corsaro.
Negli anni Sessanta e Settanta era un mito motociclistico. Insieme a suo fratello minorenne detto Corsarino. Erano i modelli di punta della Moto Morini che all’epoca era arrivata a vendere 120-130 mila motociclette l’anno. Poi il declino, le difficoltà e infine la cessione dell’azienda alla Ducati di Borgo Panigale.
La moto dalla doppia emme vivacchiò ancora per una manciata d’anni. Fino a che scoccò l’ora dello stop. La fabbrica venne chiusa, il celebre marchio finì in un cassetto. Fine della storia. Capita spesso. Quel che non capita quasi mai, invece, è che la storia ricominci da capo.
A farla ripartire è stato un gioviale signore di 52 anni, casalecchiese doc e amante della buona tavola, che di nome fa Maurizio Morini ed è il nipote di Alfonso Morini, fondatore della società nel lontano 1936. E che al solo sentir parlare di impresa morta si agita come un tarantolato, toccando tutti gli oggetti di metallo disposti sul tavolo (e altro) spiegando: “Sono scaramantico, diciamo che l’azienda era addormentata”.
Morta o dormiente che fosse, Morini ha rilevato l’antico marchio dalla Ducati, “sborsando una bella cifra” racconta. Quanto? “Quasi mezzo milione di euro”. E a quel punto si è accorto di essersi ficcato in una faccenda terribilmente complicata.
Morini ha passato tutta la vita nella società fondata dal padre, che da decenni fabbrica motori per conto terzi. La meccanica è il suo pane. “Ma costruire una motocicletta è una cosa ben diversa” riconosce. Non basta un buon motore: ci sono la ciclistica, l’elettronica e un’infinità di altre cose di cui tenere conto. Per farla breve, nell’arco di due anni Morini riesce nell’impresa. E il Corsaro, una poderosa “naked” di cilindrata 1.200, è tornato a rombare in sei differenti versioni. “Ma sapesse quanti soldi ci è costato…”. Già pentito? “Proprio per niente” dice Morini.
La Moto Morini ha oggi 70 dipendenti e dell’assemblaggio delle moto si occupano solo donne perché “sono più precise degli uomini, e se poi sono anche giovani e carine, meglio”. Lo scorso anno ha fatturato 13 milioni, “ma abbiamo chiuso i conti in rosso e così sarà anche nel 2009. Punto a raggiungere il pareggio l’anno prossimo. Per ora dobbiamo fare ancora investimenti”.
Previsioni per l’anno in corso? “Nei primi quattro mesi le vendite sono cresciute del 31 per cento. Siamo un prodotto di nicchia e la crisi non la sentiamo. Esportiamo il 70 per cento della produzione, abbiamo venduto il Corsaro anche in Australia e in Nuova Zelanda”.
Un bel successo del made in Italy…”Ma quale made in Italy, made in Emilia!”.
- Lunedì 15 Giugno 2009

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