Farmaci: giù la spesa, su le ricette. I rimedi per ridurre i costi

farmaci da banco

Farmaci e “appropriatezza prescrittiva” (cioè il farmaco giusto al paziente giusto nel tempo giusto): un problema ormai non solo medico e sociale, ma anche economico. Nel primo trimestre del 2009 si registra, a differenza di quanto avvenuto nei mesi precedenti, un leggero calo delle ricette mediche (-1,9 per cento) e anche la spesa farmaceutica netta a carico del Servizio sanitario nazionale ha fatto registrare un calo del 4,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2008.
Alto impatto economico dei farmaci. Cosa fare per ridurre i costi?
L’impatto economico, però, resta ancora alto: 1.937 milioni di euro, pari a 32,49 euro per ciascun cittadino italiano. Cosa fare per ridurre questi costi? “Deve cambiare la strategia della terapia: si cerca una maggiore appropriatezza terapeutica coniugando il farmaco giusto al paziente giusto nel tempo giusto, senza condizionamenti e tenendo ovviamente conto del contesto economico”, dice a Panorama.it, Marcello Tonini, del Dipartimento di medicina legale, scienze forensi e farmacotossicologiche dell’Università di Pavia, a margine della presentazione di “Nexus 2009″, l’evento scientifico, giunto alla sua quarta edizione, che si propone di fornire un costante aggiornamento sulle patologie in ambito gastroenterologico (tra cui il reflusso gastroesofageo, una patologia spesso trascurata che colpisce in Italia oltre dieci milioni di persone). Con una spesa in classe di farmaci (gli inibitori di pompa protonica) pari a 622,40 milioni di euro all’anno, seconda soltanto alle statine.

“La non appropriatezza del trattamento, oltre a causare sofferenza al paziente con un prolungamento dei tempi di guarigione, comporta anche un aggravio della spesa sanitaria: più visite, più accertamenti, possibili cambi di terapia, accresciuti effetti collaterali. Senza contare i costi sociali, come l’aumento dell’assenteismo dal posto di lavoro o del cosiddetto presenteismo, ovvero la presenza a lavoro, ma con un’efficienza fortemente ridotta”, aggiunge Tonini (qui una sua VIDEO intervista).

Federfarma: valore delle ricette in calo
Secondo Federfarma, il valore delle ricette è in calo per gli effetti degli interventi sui prezzi dei medicinali varati dall’Agenzia del Farmaco a partire dal 2006, del crescente impatto del prezzo di riferimento per i medicinali equivalenti e delle misure applicate a livello regionale, come l’estensione in diverse Regioni del rimborso del prezzo di riferimento agli inibitori di pompa protonica, una soluzione che Tonini ritiene “non del tutto utile perché in questo modo c’è maggiore difficoltà a prescrivere gli inibitori di pompa protonica di seconda generazione, più potenti e quindi più efficaci, necessari in almeno il 30 per cento dei malati di riflusso gastroesofageo. Il prezzo di riferimento favorisce l’introduzione dei generici, che sono i benvenuti quando danno la stessa efficacia terapeutica, ma alcuni casi possono e debbono essere trattati soltanto con il farmaco originale, che riduce nel tempo gli effetti di una malattia”.

Risparmio di oltre tre miliardi di euro all’anno a partire dal 2010
Occorre, dunque, “uniformità di proprietà terapeutica e un approccio al paziente basato sui sintomi, in quanto questo costituisce una guida appropriata per la valutazione della risposta alla terapia”, aggiunge a Panorama.it Sergio Vigneri, della Divisione di gastroenterologia dell’Università di Palermo (qui una sua VIDEO intervista). Se ne sono accorti i medici di medicina generale, che hanno promosso un progetto sulle malattie cardiovascolari con le asl che porterebbe a risparmi di oltre tre miliardi di euro all’anno a partire dal 2010. Ma anche molte case farmaceutiche hanno capito che serve una maggiore razionalizzazione dei prodotti immessi sul mercato: secondo un rapporto di PriceWaterhouseCoopers  nello sviluppo dei nuovi prodotti si investe il doppio rispetto a 10 anni fa, ma in commercio c’è il 40 per cento di farmaci in meno (leggi l’articolo su Panorama.it). Anche lo studio “Cardias”, presentato da Tonini e Vigneri, si pone come obiettivo la valorizzazione del processo clinico assistenziale dei pazienti affetti da reflusso e dei costi diretti della patologia in termini complessivi e nel dettaglio della spesa farmaceutica nazionale.

Dallo studio emergono differenze nei comportamenti terapeutici tra gastroenterologi e medici di medicina generale, con una maggiore attenzione da parte dello specialista al trattamento della forma non erosiva. Inoltre, nelle Regioni con prezzo di riferimento si è evidenziata la necessità di un maggiore utilizzo di associazioni con altri farmaci per il controllo dei sintomi. “Una stessa patologia può mostrare un quadro molto differenziato di presentazioni cliniche e i farmaci di una stessa classe possono avere diversa efficacia terapeutica”, conclude Vigneri. “Per questo è necessario differenziare la prescrizione: si avrà così un contenimento dei costi ed un miglioramento più rapido della qualità di vita del paziente”.

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Giampiero Cantoni
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