Libia, un “cantiere” da 150 miliardi di euro. Tornano gli italiani con le pmi e la sanità

Berlusconi e Gheddafi posano la prima pietra di un cantiere - (AP Photo/Ben Curtis)

Berlusconi e Gheddafi posano la prima pietra di un cantiere - (AP Photo/Ben Curtis)

“Una miniera d’oro a un passo dall’Italia altro che la Cina”.

L’avvocato Antonio de Capoa, bolognese, presidente della Camera di commercio Italo Libica, ne è più che convinto. Ha partecipato all’inaugurazione a Tripoli della seconda edizione della “Fiera italo-libica per le infrastrutture, la meccanica e le tecnologie“, durata fino al 5 novembre e che ha visto oltre 50 imprese partecipanti. Gli obiettivi sono ambiziosi. “Siamo vicini alla conclusione di commesse per le aziende italiane per almeno 1,5 miliardi di euro“, dichiara de Capoa a Panorama.it.

Il paese, infatti, è al centro di grandi interessi internazionali e non solo per l’energia (dalla Libia, per esempio, arriva Greenstream, il terzo gasdotto per importazioni in Italia, che termina a Gela, gestito da una joint venture tra Eni e la libica National Oil Corporation). Tripoli, infatti, ha messo sul piatto 150 miliardi di euro di investimenti entro i prossimi 5 anni per ridisegnare il paese.

Un’occasione da cogliere al volo. E l’Italia avrà un ruolo determinante, oltre nella costruzione di nuove vie di comunicazione, anche per la riorganizzazione sanitaria del paese. Secondo fonti della camera di commercio Italo Libica, in questi mesi è allo studio un programma di collaborazione tra strutture sanitarie italiane e quelle libiche, che prevede l’arrivo di pazienti libici in due ospedali del Nord Italia (si parla ottimisticamente di cifre a quattro zeri), mentre il personale medico libico potrà seguire dei corsi di aggiornamento nelle università del nostro paese.

Inoltre, una fonte di Confidustria ha confermato a Panorama.it l’esistenza di un progetto per la costruzione di quattro strutture ospedaliere in Libia, tramite un progetto di finanziamento che fa capo a un importante istituto di credito nazionale.

La concorrenza è dura: i maggiori cantieri nella capitale, riferiscono alcuni imprenditori italiani a Panorama.it, sono per la gran parte in mano ad imprese asiatiche, soprattutto cinesi e malesi, in grado di costruire interi nuovi quartieri nel giro di pochi anni. E dove non si riesce a competere con i grandi colossi asiatici, c’è sempre spazio per le Pmi italiane.

Come nelle infrastrutture ferroviarie: due linee di 6.500 chilometri, il cui appalto è stato vinto da imprese russe, che costruiranno la linea costiera, e cinesi, che costruiranno la linea verso Sud per connettersi, attraversando il deserto, coi paesi Sub-Sahariani. “Anche in questo importante progetto un’impresa italiana veneta si è aggiudicata un appalto per la fornitura di materiali e supporto ai lavori”, aggiunge de Capoa.
Tra le opportunità da cogliere, poi, ci sono gli 11,8 miliardi di euro messi a disposizione dal governo libico per la free zone dedicata interamente alle imprese italiane.

E gli affari vanno, nonostante la crisi. Durante la scorsa edizione della fiera italo - libica il 95% delle aziende partecipanti è tornata in Italia con in tasca un contratto. Il dato fa ben sperare anche per questa seconda edizione, assicurano gli organizzatori, anche se quest’anno i dati di interscambio (Gti elaborati dall’Ice) hanno messo in evidenza gli effetti della crisi: nei primi 6 mesi del 2009 le esportazioni verso la Libia sono state pari a 1.507 milioni di dollari, contro i 1.780 milioni dello stesso periodo del 2008.

Le importazioni sono crollate: da 11.343 milioni di dollari di gennaio-giugno 2008 a 6.470 milioni del primo semestre 2009, dovuto in gran parte al calo delle forniture energetiche (gas e petrolio).
Di queste, la Camera Italo-Libica di Roma, da gennaio a settembre 2009 ha registrato 2.627 fatture, per un valore di più di 357 milioni di euro di export, più di un terzo dei quali nel settore impiantistica e macchinari.

Insomma, anche se il 2009 non ha certo brillato, gettare più ponti con l’altra sponda del Mediterraneo secondo molti operatori conviene. Investire in Libia significa aprirsi una porta anche nei paesi limitrofi, spiegano quelli della camera di commercio Italo -Libica, visto che il paese sta investendo milioni di euro nei paesi confinanti.

E una cosa è certa: il ritorno degli italiani in quella che fu una loro ex colonia, dopo lunghe trattative culminate nel trattato di amicizia e collaborazione firmato nell’estate 2008 da Berlusconi e Gheddafi, sarà di sicuro sotto il segno degli affari.

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Giampiero Cantoni
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