Partita aperta in Europa nel risiko dei gasdotti. A vincerla, con molta probabilità, oltre alla Russia sarà anche la Germania. I paesi Ue nei prossimi anni avranno bisogno di maggiori importazioni di gas, di cui sono sprovvisti (le risorse interne sono irrisorie).
Secondo le ultime stime del colosso russo Gazprom, circa il 12% in più nel 2020 rispetto al fabbisogno attuale. I paesi fornitori si chiamano Russia, Algeria, Libia, Norvegia e Azerbaijan.
Bisogna costruire nuove vie del gas verso il Vecchio continente. Le prime ad essere realizzate saranno quelle che connetteranno l’Europa con il paese guidato dal premier Vladimir Putin, senza passare attraverso l’Ucraina e la Bielorussa, evitando così di prolungare quel braccio di ferro tra ex paesi sovietici, che si trascina dal 2006 e che ha provocato spesso la chiusura dei rubinetti da parte dei russi, con conseguenze drammatiche per l’Italia e gli altri paesi Ue.
Due, in questo caso, i progetti concorrenti: il gasdotto North Stream (1.223 chilometri dalla Russia alla Germania passando sotto il mar Baltico) e South Stream (circa 900 chilometri dalla Russia all’Italia, passando sotto il mar Nero, attraverso la Bulgaria e la Grecia).
Il primo parte in pole position: dopo il “sì” della Danimarca, arrivato a ottobre, il progetto nei giorni scorsi ha ricevuto l’ultimo via libera da Stoccolma e Helsinki, che hanno concesso alla società North Stream AG che realizzerà il gasdotto (una joint venture tra il colosso russo Gazprom e le tedesche E.On e Basf – Wintershall) di utilizzare le loro “zone economiche esclusive” nel Mar Baltico, rispettivamente per 506 e 374 chilometri.
L’inizio dei lavori, secondo il calendario del consorzio russo – tedesco, che può vantare come presidente del comitato degli azionisti niente meno che l’ex primo ministro tedesco Gerhard Schroeder, è previsto entro la primavera 2010, mentre l’opera dovrebbe essere completata entro il 2011.
A Sud c’è, appunto, South Stream, un gasdotto che passerà sotto il Mar Nero per poi sdoppiarsi con un ramo fino in Austria, attraverso la Serbia, e con un altro verso il Sud Italia, attraverso la Bulgaria e la Grecia. Qui, accanto a Gazprom, in prima fila c’è l’italiana Eni, che nel 2008 assieme al colosso russo ha dato vita alla South Stream AG, il consorzio che realizzerà l’opera.
La competizione con il corridoio del gas nel Nord Europa è dura: martedì, infatti, a pochi giorni dall’ultimo via libera a North Stream dai due paesi scandinavi, l’ad Eni, Paolo Scaroni, è volato immediatamente a Mosca dove ha incontrato il suo omologo Gazprom, Alexei Miller, per dare un segnale: anche nel Sud dell’Europa si procede spediti. All’incontro si è parlato, infatti, secondo un comunicato Eni, dell’ipotesi di ingresso nel consorzio che svilupperà South Stream del colosso francese Edf ,che nelle scorse settimane aveva manifestato l’interesse per una quota del 10%.
I colloqui tra i due gruppi, comunque, continueranno nelle prossime settimane fino al vertice tra i due amministratori delegati previsto a Venezia l’11 dicembre, in occasione della celebrazione dei 40 anni di collaborazione tra Eni e Gazprom. L’inizio dei lavori è previsto entro il 2013, anche se il premier, Silvio Berlusconi, durante l’ultimo incontro a Mosca con Putin aveva chiesto di accelerare i tempi.
Ma a Sud, come al solito, le cose sono più complicate rispetto al Nord Europa. South Stream, infatti, è un progetto che fa diretta concorrenza al gasdotto Nabucco, voluto dall’Unione europea che, attraverso Turchia, Grecia, Bulgaria, Romania e Ungheria, mira a ridurre la dipendenza del Vecchio continente da Mosca, attingendo nel mar Caspio, anche se Ankara assicura che i due progetti non sono in concorrenza.
Nabucco, inoltre, è in concorrenza con il gasdotto Itgi che porta il gas dal Caspio attraverso la Turchia fino in Grecia, e in futuro anche in Italia, attraverso un progetto in cui è coinvolta l’italiana Edison. E qui, addirittura, per portare il gas del Caspio e dal Medio Oriente dalla Grecia in Italia attraverso l’Adriatico ci sono due progetti in concorrenza, uno che fa capo a Edison (Igi Poseidon), appunto, e che si connetterà alla rete italiana a Otranto; l’altro che fa capo alla svizzera Egl (Trans Adriatic Pipeline), che finirà a Brindisi.
Anche in questo caso l’avvio dei vari cantieri è previsto, con ottimismo, non prima del 2012. L’Italia potrebbe diventare un gas hub, importando metano da più paesi fornitori per poi ridistribuirlo in Europa, come ha ricordato il presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e gas, Alessandro Ortis. Magari guadagnandoci pure qualcosa, sperano gli operatori italiani. Ma considerando i tempi di realizzazione dei progetti nel nostro paese, è probabile che nei prossimi anni il gas russo arrivi in Italia, oltre che dall’Austria, anche via Germania.
- Giovedì 12 Novembre 2009

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Il 28 Gennaio 2010 alle 15:41 Snam separata da Eni? Ecco i pro e contro per l’Italia - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] - alcuni stanno tentando di emanciparsi tramite la progettazione e la costruzione di nuovi rigassificatori e gasdotti - sono costretti a utilizzare le infrastrutture Eni per operare in Italia e accedere al gas [...]
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