
Operai e dirigenti occupano lo stabilimento Alcoa di Portovesme (Cagliari)
La bolletta energetica in Italia schiaccia le imprese, già gravate dalla crisi, con il conseguente taglio di posti di lavoro. Un effetto domino per molte imprese “energivore”, ossia quelle che, per produrre, consumano ogni anno ingenti quantità di corrente elettrica o gas. E il rischio non riguarda solo le Pmi, ma anche le (poche) grandi multinazionali che ancora operano in Italia.
L’ultimo caso è quello dell’Alcoa, gigante dell’alluminio mondiale quotato alla borsa di New York. La società nelle ultime settimane ha minacciato la chiusura degli stabilimenti, quello di Portovesme (Cagliari) e quello di Fusina (Venezia), che danno lavoro a oltre 800 operai, i quali hanno presidiato le aziende e, in Sardegna, bloccato i carichi di carbone destinati alla vicina centrale Enel.
Le ragioni della drastica decisione? La bolletta energetica in Italia sarebbe troppo alta. E l’impresa, continuando ad operare nel nostro paese, andrebbe di sicuro in perdita.
Per anni il gruppo, infatti, come rileva Il Sole 24 ore, è potuto rimanere in Italia, senza chiudere e trasferirsi nei paesi emergenti o nell’Est Europa, grazie anche a tariffe agevolate, stabilite da una norma “ad-hoc”, ora messa in discussione da Bruxelles. L’Alcoa, quindi, rischia di tornare a pagare come tutte le altre imprese. Anzi, in più deve restituire i presunti aiuti “illegali” ricevuti dallo Stato dal 2006. Una situazione inaccettabile, per il colosso americano, che ha messo nero su bianco le proprie intenzioni in un comunicato: “A questi prezzi dell’energia, in Italia non è possibile operare”.
E tutti i torti la multinazionale statunitense non li ha. La bolletta energetica, secondo l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, per le imprese è superiore del 20 - 30% rispetto a quelle dei paesi europei, con un prezzo che si aggira intorno a 39,24 centesimi per metro cubo per il gas naturale, al netto delle imposte, e circa 14,44 centesimi per kilowatt ora per l’energia elettrica (dati dell’Autorità per l’energia al 1 aprile 2009). La soluzione? Secondo l’Autorità per l’energia, aprire ancora di più il mercato italiano che, nonostante sia stato liberalizzato da circa dieci anni, rimane ancora in mano ai due colossi nazionali Eni ed Enel (incluse nella classifica annuale di Platts oilgram tra le prime venti imprese energetiche al mondo), con un peso in Italia, sommando le importazioni con la produzione del 2008, rispettivamente del 66,6% del 27,9% (fonte Autorità per l’energia).
Tuttavia, secondo uno studio di febbraio 2009 di E.On Italia, divisione del colosso energetico con sede a Düsseldorf, le imprese che operano in Italia pagano cifre in linea con la media europea. Il prezzo del gas naturale, incluse le tasse, sarebbe inferiore a quello in Germania e Francia, ma superiore alla Regno Unito e Spagna. Il prezzo dell’energia elettrica, invece, pur inferiore a quello pagato dalle imprese tedesche e britanniche, sarebbe superiore a quello che si spende in Spagna e Francia. Tra i responsabili di questi divari, secondo E.On Italia, oltre al peso fiscale, anche lo squilibrio del mix energetico, le carenze delle infrastrutture e la dipendenza energetica.
Un’analisi che non trova conferma, però, nel resoconto sulla competitività dei prezzi finali dell’energia elettrica ad uso industriale in Italia dell’Authority per l’energia. Basta osservare la tabella (consumi annui tra 500 e 2.000 MWh, nel periodo gennaio -giugno 2008; prezzi espressi in centesimi di euro per KWh):

- Martedì 24 Novembre 2009
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 24 Novembre 2009 alle 17:03 Sono tornati gli operai. E le tute blu continuano a protestare sulle gru - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] delle aziende per dare spiegazioni. Atti di protesta eclatanti, che fanno emergere i problemi che la crisi ha scatenato, uno su tutti: l’aumento della [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.