
Distributore di benzina nel luglio 2008, quando il petrolio toccò il suo record. / Lapresse
L’inflazione torna a crescere alla fine del 2009 in tutta Europa. Secondo i dati Istat, in Italia si registra un +0,1% sul mese scorso e uno +0,7% su base annua nell’indice dei prezzi al consumo. Mentre parallelamente l’indice dei prezzi alla produzione industriale è calato del 5,3% in un anno. Quanto alla zona Euro, secondo la stima flash di Eurostat, dopo sei mesi col segno meno, l’indice dei prezzi al consumo è tornato ai livelli dello scorso aprile: a novembre, infatti, l’inflazione nella zona euro torna con il segno positivo: +0,6 per cento. Si tratta di un dato positivo o negativo per l’andamento dell’economia? Come sempre, dipende da come lo si osserva.
Sei mesi di inflazione negativa nell’area Euro sono tanti: il rischio di un periodo di deflazione che avrebbe allungato la crisi era reale e ora appare scongiurato. Ma un nuovo aumento dei prezzi in una congiuntura in cui il calo dei consumi è reale e consistente fa preoccupare molti. Bisogna però leggere il dato nelle sue componenti: secondo l’interpretazione dell’Istat, l’aumento è dovuto soprattutto ai rincari del settore energetico (la benzina verde è cresciuta del 3,5% rispetto al mese scorso), di tabacchi e bevande alcoliche (+2,7%) e dei servizi legati al mondo dell’istruzione (+2,5%). Un’inflazione spinta soprattutto dal petrolio, quindi, non è un caso che l’aumento congiunturale più significativo si abbia nel settore trasporti (+0,5%). Spinta in alto dall’aumento dell’oro anche l’oreficeria, dove si registra un +3,1% dei prezzi su ottobre e un +13,5% su novembre 2008.
I commenti ai dati diffusi dall’Istat sono diversi. Alcune associazioni dei consumatori si lasciano andare a previsioni fosche: per Adusbef-Federconsumatori, la contrazione dei consumi si attestera’ al -2,5-3% ed addirittura al -4% per le famiglie a reddito fisso, con una riduzione complessiva della spesa di 30 miliardi di Euro. “Tale situazione sta comportando gravi ricadute sul benessere delle famiglie, oltre che sull’intero tessuto industriale del nostro Paese. Inoltre, se l’inflazione, a fine anno, si attesterà all’1%, come si potrebe prevedere, vi sarà un ulteriore aggravio di 300 Euro annui a famiglia, che andranno a decurtare ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, già duramente provato dalle pesanti ricadute di cassa integrazione e licenziamenti”.
Meno catastrofista la Confesercenti secondo cui “Il dato di novembre segnala un’inflazione soprattutto benzina-dipendente. Le oscillazioni del prezzo del petrolio, alcuni rimbalzi congiunturali ed un fine 2008 con dati in discesa sono alla base dell’aumento registratosi a novembre”. Ma, secondo l’associazione, resta preoccupante “la debolezza della domanda interna”. Mentre per la Confcommercio il dato era ”largamente atteso dagli analisti in considerazione del confronto con un periodo di forte diminuzione dei prezzi, comune a tutti i Paesi europei che risentono delle forti fluttuazioni dei prodotti energetici del biennio 2008-2009”.
- Lunedì 30 Novembre 2009
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Commenti
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Il 2 Dicembre 2009 alle 11:15 Cresce l'inflazione, +0,7 a novembre | speciale in Liquida ha scritto:
[...] L’inflazione accelera in Italia e in Europa. E va a benzina [...]
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