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Salone dell'auto a Pechino / Ap photo Andy Wong
Il grande balzo in avanti è in realtà un ritorno in pista: la crescita delle immatricolazioni di automobili a novembre 2009 fa segnare uno strabiliante +31,5% in Italia su base annua, che segue il +15% di ottobre. Ma è un dato che va guardato in prospettiva: il novembre del 2008 fu infatti il mese peggiore per le case automobilistiche, con un crollo (-29,46%) che non si registrava dal 1993. Se adesso invece la situazione appare più rosea è per una combinazione di due fattori: la (provvisoria?) fine degli incentivi statali (scadono a dicembre) e l’effettiva ripresa dell’economia.
Ieri il ministro Scajola, dopo l’incontro con Sergio Marchionne, ha fatto sapere che il Governo sta pensando a nuovi eco-incentivi per il 2010. Anche se difficilmente questa proroga potrà essere inserita nella Finanziaria attualmente in Commissione Bilancio. Ma appare chiaro che l’intervento statale non potrà essere sostanzioso come quello deciso nel 2008. Se è vero che gli incentivi sono stati fondamentali per “resuscitare” un mercato agonizzante come quello dell’automobile, è anche vero che si tratta di una falsatura di quello stesso mercato, che non può prolungarsi troppo nel tempo. Inoltre non si sa ancora quali tipologie di auto “ecologiche” riguarderanno i contributi statali.
Secondo l’analisi di Mario Cianflone sul Sole 24ore, “un rialzo nelle vendite pari allo 31,5% è un segnale inequivocabile che i prezzi dell’automobili, nei listini ufficiali, non in quelli scontati a furia di bonus, sono troppo alti per la capacità di spesa degli italiani. E degli europei”. E quindi le case produttrici dovrebbero evolvere le strategie di mercato e di marketing se non vogliono trovarsi nuovamente in difficoltà quando terminerà la manna dei contributi pubblici:
“In fondo la macchina non si acquista sull’impulso emozionale del momento e sotto le luci abbaglianti di un concessionario. Ma al contrario è, ora più che mai, un acquisto ponderato e affrontato con cautela. L’auto, in tempi di crisi, non si cambia più per diletto o per sfizio, ma solo quando serve per davvero, e poco importa che sia una “vecchia” euro 3. Il mercato di pura sostituzione è più feroce, spietato perché la passione conta sempre meno. E le vetture, adesso, durano ben di più del recente passato.”
- Mercoledì 2 Dicembre 2009
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