- Tags: Eni, gas, gasdotti, Vladimir-Putin
- 4 commenti

Gasdotti (foto Yan Ping/XinHua/Xinhua Press/Corbis)
In precedenza avevano ceduto la Bulgaria, la Serbia, l’Ungheria, la Grecia, la Slovenia e soprattutto la Turchia. Risultato: nel nuovo «Great game» del gas, l’oro azzurro che deve riscaldare le case degli europei, vince la Russia.
Il gasdotto South Stream, concepito grazie all’alleanza strategica fra il colosso Gazprom e l’Eni, avanza: i lavori potrebbero iniziare già nel novembre 2010 mentre la prima posa dei tubi è prevista nel 2013 e le forniture dovrebbero andare a regime nel 2015.
Quello denominato Nabucco, supportato finanziariamente dall’Unione Europea e sponsorizzato dagli Stati Uniti, come alternativa al cappio energetico della Russia, per trasportare il gas dal Caspio e dal Medio Oriente in Europa, sembra destinato a essere ricordato solo per il titolo dell’opera di Giuseppe Verdi. «Sono progetti rivali e, se si realizza l’uno, l’altro dovrà essere rinviato di 10-15 anni oppure essere cancellato per sempre» dichiara a Panorama Necdet Pamir, uno dei maggiori esperti di energia della Turchia, che ha scritto un saggio sulla guerra dei gasdotti per la rivista Private View della confindustria turca.

I progetti di gasdotti dalla Russia verso l’Europa
L’ultimo atto di quest’avventura piena di intrighi e di colpi bassi, di diktat politici, ma anche di logiche di mercato, si consuma a Parigi, nel palazzo dell’Eliseo, tra il 26 e il 27 novembre, con l’accordo fra il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier Vladimir Putin per far entrare nel consorzio russo-italiano il gigante francese Electricité de France con una quota attorno al 10 per cento. Tanto basta per far dire che il South Stream è sempre più un progetto europeo e tacitare le voci critiche che si levano nel mondo anglosassone contro le strategie dell’Eni.
Certamente Putin può cantare vittoria. Sta riuscendo nella straordinaria impresa di costruire due gasdotti vitali per la Federazione russa, strumenti essenziali per penetrare nei mercati occidentali e nei Balcani, ma anche per garantirsi le risorse dell’Asia centrale sottraendole alle mire di Cina e India. Il primo, North Stream, porterà il gas in Germania, attraverso il Baltico; il secondo, gemello a sud, arriverà , superando il Mar Nero, fino all’Italia e all’Austria bypassando la turbolenta Ucraina.
Il premier russo è riuscito a mettere insieme una cordata internazionale, nonostante l’opposizione americana, ha anticipato le mosse degli avversari o li ha piegati con il ricatto, ma è stato soprattutto favorito dalle enormi risorse naturali del suo immenso paese. Sì, la verità è che, se il South Stream ha potuto avvantaggiarsi rispetto al Nabucco, è perché da una parte c’è la certezza di riempire i tubi (63 miliardi di metri cubi l’anno) lungo un percorso di 900 chilometri a profondità massime di 2 mila metri (grazie alla tecnologia esclusiva della Saipem del gruppo Eni), con un costo che dovrebbe aggirarsi sui 19-24 miliardi di euro. Dall’altra, nel caso di Nabucco, no.
Il costo sarebbe certamente più basso: 7,9 miliardi di euro per 3.300 chilometri. Però il gas (dai 15 ai 30 miliardi di metri cubi) che doveva arrivare dall’Azerbaigian alla fine dei conti non è per nulla assicurato, soprattutto per via di una recente disputa politica ed economica con la Turchia. L’altra alternativa, quella curdo-irachena, è tutt’altro che disponibile a breve. Rimarrebbero i campi ancora non sfruttati di South Pars dell’Iran, secondo paese per riserve al mondo. Ma nell’attuale scontro con l’Occidente chi potrebbe benedire l’oro azzurro degli ayatollah?
«Per essere redditizi questi gasdotti devono riuscire a trasportare volumi consistenti di gas, almeno 30 miliardi di metri cubi all’anno» spiega Domenico Dispenza, il direttore generale dell’Eni per la divisione Gas & Power. «Nei tempi medio-lunghi l’Europa ha bisogno di importare cubature aggiuntive perché la domanda è in crescita e la produzione europea in via di estinzione».
Da qui al 2030 il consumo di gas in Europa dovrebbe passare dagli attuali 540 miliardi di metri cubi l’anno a 816 miliardi (un terzo proveniente dalla Russia e il resto da Algeria, Libia e Qatar).
In questo scenario sembra pragmaticamente avveduta la scommessa fatta dal governo italiano, una volta tanto senza partigianerie di schieramento. Il primo accordo per il South Stream fu benedetto da Romano Prodi nel 2007. Silvio Berlusconi ha riconfermato la validità del progetto e ha presenziato a sorpresa, il 6 agosto 2009, alla cerimonia della firma di 20 protocolli d’intesa fra Putin e il premier Tayyp Erdogan per il transito di South Stream in territorio turco. Una tappa essenziale della marcia di conquista dal momento che Erdogan era (e in parte è ancora) il sostenitore ufficiale del progetto Nabucco.
In quell’occasione Putin ha dimostrato le sue capacità negoziali accettando di entrare, su richiesta turca, in un’altra pipeline costruita sempre dall’Eni: l’oleodotto Samsun-Ceyhan che dovrebbe liberare 70 milioni di tonnellate all’anno di greggio dal trasporto sul Bosforo.
Nel pacchetto infine è entrata anche la costruzione in Turchia di una centrale nucleare con tecnologia russa. Nulla hanno potuto fare gli Stati Uniti. Né sono servite le pressioni sull’Azerbaigian e sul Turkmenistan per avviare il tanto auspicato metanodotto Transcaspico, osteggiato dal Cremlino, che avrebbe consentito di far arrivare il metano al Nabucco. Anzi, il presidente azero Ilham Aliyev, offeso con i turchi per le recenti aperture all’Armenia, con cui ha un lungo contenzioso, ha accettato di vendere 500 milioni di metri cubi di gas alla Russia oltre a quelli promessi all’italiana Edison che lo trasporterà con il gasdotto Turchia-Grecia-Italia attualmente in costruzione.
«La Russia sta facendo un lavoro encomiabile dal suo punto di vista eliminando a una a una le resistenze dei paesi al giogo della Gazprom» dichiara a Panorama Steve LeVine, autore del saggio Il petrolio e la gloria, appena pubblicato in Italia e dedicato alla corsa alle risorse del Caucaso. «Germania, Italia e Francia non vogliono uno scontro frontale con Mosca.
Chi rimane a combattere? La Polonia? La Lituania? L’Europa dovrebbe avere una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, ma in questo momento la direzione degli eventi gioca a favore della Russia».
- Mercoledì 2 Dicembre 2009
FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 2 Dicembre 2009 alle 19:31 Panorama in edicola - n°49/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] GEOPOLITICA Al gioco del gas vince Putin (e l’Eni) di P. Buongiorno PARADOSSI ENERGETICI Il nucleare? C’è [...]
Il 4 Dicembre 2009 alle 15:20 Panorama in edicola - n°50/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
[...] pieno ritmo, basta cassaGli investitori tornano all’antico. All’oro, bene rifugio per eccellenzaEnergia e geopolitica: al gioco del gas vince Putin (e l’Eni) Gli ultimi post in Hitech e ScienzaClima: c’è chi scherza col fuoco. Guida alla conferenza di [...]
Il 29 Dicembre 2009 alle 17:46 Energia all’italiana: dieci domande per il 2010 - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] gasdotto South Stream, i lavori partiranno davvero entro l’autunno [...]
Il 23 Marzo 2010 alle 12:00 Notizie dai blog su dalla geopolitica alla geofilosofia ha scritto:
[...] Energia e geopolitica: al gioco del gas vince Putin (e l’Eni) Gasdotti (foto Yan Ping/XinHua/Xinhua Press/Corbis) È l’effetto domino applicato al Grande gioco dell’energia . Conquistato il primo, cadono a uno a uno tutti gli altri paesi come i pezzi del domino. Ora tocca alla Francia, poi, entro la fine dell’anno, alla Croazia e probabilmente all’Austria. blog: canale economia | leggi l’articolo [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.