
Candy (foto Carino Carlo)
di Raffaella Galvani
Se qualcuno si sorprende perché lo stabilimento da 13 milioni di euro che ha appena inaugurato a Eskisehir, in Turchia, è l’unico a essere stato aperto in tutta Europa nel 2009 nel settore degli elettrodomestici, Aldo Fumagalli, 50 anni, presidente operativo del Candy Group, risponde che «essere ottimisti fa parte dello spirito dei brianzoli». E, da bravo imprenditore brianzolo, Fumagalli guarda ai numeri. Numeri che, dopo mesi di segni meno, confermano piccoli miglioramenti.
Così, dopo la cancellazione della settimana di cassa integrazione di ottobre e novembre, per i 600 operai della fabbrica di Brugherio (Monza, Brianza) anche a dicembre non ci sarà orario ridotto. «Le catene specializzate, esauriti gli stock, ricominciano a ordinare. E poi abbiamo concentrato solo in Italia la nuova produzione della lavabiancheria da 10 kg che sta andando molto bene» spiega Fumagalli. «Tanto che abbiamo potuto riassumere una ventina di lavoratori temporanei».
Del resto, i Fumagalli lo avevano sempre promesso: è inevitabile internazionalizzare la produzione verso gli emergenti (ci sono stabilimenti in Cina, in Turchia e in Russia e su 7.600 addetti circa 6 mila sono all’estero), ma «l’Italia non si tocca». Conferma Fumagalli: «Anche nel durissimo 2009 abbiamo investito 20 milioni in nuovi impianti a Brugherio». E non è solo un fatto affettivo. L’Italia, con il 20 per cento del fatturato totale, è un mercato importante che ha dimostrato di reggere meglio di altri alla crisi. «Da noi non c’è stato il crollo della Russia, dove le vendite di lavatrici, frigoriferi e cucine sono scese del 40 per cento, e neppure il forte calo, 14 per cento, dell’Europa».
Certo, se il 2009 chiuderà con un «risicato pareggio» e un fatturato poco sopra il miliardo, in calo solo del 10 per cento anche grazie alla tenuta del mercato nazionale e a quote sfilate ai concorrenti in Francia e Germania, per il futuro è inevitabile guardare lontano. «Già oggi in Cina si vendono 17 milioni di lavatrici, 10 volte più che in Italia» precisa Fumagalli. Che anche quando guarda avanti una cosa non vede: la borsa. «Abbiamo mezzi per crescere. E poi troppe aziende, una volta quotate, si muovono sul piano strategico solo in funzione del titolo. Un errore».
Insomma, il gruppo resterà un affare di famiglia, con il capitale della holding di controllo Candy spa diviso al 50 per cento fra Peppino Fumagalli, presidente onorario, con i due figli Aldo e Beppe e il restante 50 in mano ai tre eredi di Niso Fumagalli: Silvano, amministratore delegato, Maurizio ed Eden.
Tutti impegnati a vario titolo in azienda. «Al massimo si tratterà di una famiglia allargata» dicono alla Candy, visto che fuori della porta c’è la quarta generazione in attesa. Ma con calma. Precisa Fumagalli: «Non abbiamo fretta di mandare i giovani in azienda, meglio che prima facciano esperienza altrove». Come Cinzia, 29 anni, figlia di Silvano, che lavora alla Deloitte nel risk management.
In futuro, la novità potrebbe venire dalle donne della famiglia: finora si sono tenute fuori dai cancelli, ma i tempi cambiano. Basti pensare alla strada che hanno fatto le dirigenti: Patrizia Albanese, 38 anni, pianifica la produzione di tutti gli stabilimenti. Serena Cingolani, 36 anni, gestisce gli acquisti di impianti, attrezzature, fabbricati. Come sono donne il capo dello stabilimento in Cina e il capo del personale in Turchia. E non è che l’inizio.
- Giovedì 3 Dicembre 2009
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Il 3 Dicembre 2009 alle 15:52 Panorama in edicola - n°49/2009 - Panorama.it - Panorama.it ha scritto:
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