Le violente dimostrazioni degli ultimi giorni hanno riacceso i riflettori sul disagio popolare in Grecia, dove le Università sono in subbuglio in occasione dell’anniversario dei peggiori scontri di piazza degli ultimi trent’anni. Il malcontento ha sicuramente un legame con i problemi dell’economia greca, che hanno portato, fra l’altro, la disoccupazione a circa il 10% della popolazione con picchi ancora più elevati a livello giovanile.
I disordini arrivano a ridosso dell’allarme suscitato dai conti pubblici greci, che ha provocato negli scorsi giorni i severi richiami del Presidente della Banca Centrale Europea Jean-Claude Trichet e del Commissario Europeo Joaquin Almunia. Richiami più che giustificati: il debito pubblico si appresta a raggiungere il 125% del PIL (il dato peggiore dell’Eurozona), mentre il deficit di bilancio è a quota 12,7% (il quadruplo rispetto a quanto richiederebbe Bruxelles). L’agenzia di rating Fitch ha abbassato la valutazione dei titoli del debito pubblico greci a BBB+ , portando la Grecia al livello delle economie emergenti dei Paesi dell’Europa dell’Est.
Alcuni commentatori evocano scenari inquietanti, anche se improbabili, come l’abbandono dell’Euro o la necessità intervento di assistenza del Fondo Monetario Internazionale, al punto che lo stesso Primo Ministro Georges Papandreu ha dichiarato che la situazione è una minaccia alla sovranità nazionale.
Viene spontaneo chiedersi come si sia arrivati a un passo dal baratro. La Grecia soffre da lungo tempo di alcune deficienze strutturali: clientelismo diffuso, scarsa produttività della forza lavoro e conseguente modesta competitività nazionale. Problemi a cui ha ovviato con un massiccio interventismo statale finanziato attraverso il debito pubblico. Quando la crisi internazionale ha colpito i due settori più robusti dell’economia – il turismo e le attività portuali –, il governo è stato costretto a indebitarsi ulteriormente per evitare il crollo, ma ha potuto farlo solamente a tassi elevati (il differenziale con quelli tedeschi è di oltre duecento punti). Le ridotte entrate fiscali derivanti dalla contrazione dell’economia e la maggior spesa assistenziale hanno fatto il resto. Ora è stato presentato un pacchetto di provvedimenti finalizzati a contenere il deficit, ma la strada da percorrere è lunga e c’è il rischio concreto che la Grecia possa rimanere ai margini dell’Europa per molto tempo.
- Giovedì 10 Dicembre 2009

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G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
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Commenti
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Il 13 Aprile 2010 alle 8:01 Dopo la Grecia, il Portogallo? Storia di una crisi prossima ventura - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] Domenica, i sedici Ministri delle Finanze dei Paesi che hanno adottato l’Euro - il cosiddetto “Eurogruppo” - hanno formalizzato la decisione di mettere a disposizione un aiuto massiccio alla Grecia, sotto forma di un prestito-monstre, che avrà durata triennale. Si parte, per il primo anno, con trenta miliardi di Euro (di cui oltre cinque saranno italiani), cui potrebbero aggiungersene già da subito altri quindici offerti dal Fondo Monetario Internazionale. Ora la palla passa in campo greco: Atene, infatti, potrà chiedere di ricevere il denaro per finanziare il proprio programma per uscire dalla crisi che l’attanaglia. [...]
Il 22 Aprile 2010 alle 18:10 Grecia: debito pubblico fuori controllo - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] ad una revisione tra lo 0,3% e lo 0,5% del Pil. Per Atene diventa sempre più difficile riuscire a tenere il debito pubblico sotto controllo, e non è detto che l’annuncio dei dati sul debito convinca i dipendenti pubblici greci a [...]
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