Al lavoro, America

Lavoratore temporaneo. Arizona (Credits, LaPresse)

Lavoratore temporaneo. Arizona (Credits, LaPresse)

Dopo gli annunci di Barack Obama relativi alle misure da adottare per risolvere, anche solo parzialmente, il problema della disoccupazione negli Stati Uniti, è legittimo chiedersi se l’offerta di lavoro in America stia aumentando oppure no.

Secondo Rana Foroohar, editorialista di Newsweek, le incoraggianti prospettive di brevissimo periodo non potranno essere confermate nel medio e nel lungo. Con i 7,2 milioni di posti di lavoro persi (di cui 11.000 solo nel mese di novembre), il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti è schizzato al 10%. E anche i nuovi provvedimenti governativi potranno, nella migliore delle ipotesi, farlo calare di 2 o 3 punti precentuali nell’arco di almeno un paio d’anni.

Secondo le previsioni di George Soros, “nemmeno in cinque anni l’americano medio riuscirà a migliorare la propria condizione economica”. Anche perché, con i debiti che si ritrova Washington, è difficile prevedere per il futuro nuovi stanziamenti a sostegno dell’occupazione. Va poi ricordato che, in media, la mano d’opera americana è impiegata oggi per 33 ore alla settimana, un numero che lascia ai datori di lavoro il margine per sfruttare per qualche ora in più la forza lavoro già operativa prima di assumerne nuove unità.

Daniel Gross, altra penna di Newsweek, sostiene invece che tanto pessimismo sia infondato oltre che controproducente. Man mano che l’economia si stabilizza il numero di licenziamenti inevitabilmente cala. Non solo: nel mese di novembre è stato registrato il più elevato aumento di contratti di lavoro temporaneo dal 2004. I 52.000 neo-assunti testimonierebbero la tendenza degli imprenditori americani a rispondere con cautela ai nuovi stimoli positivi dell’economia. Assumendo, quindi, ma a tempo determinato, per non essere costretti a licenziare se messi alle strette dall’ennesimo rallentamento.

L’analisi di Gross evidenzia anche quanto molti economisti tendano a dimenticare che le forze che trainavano la domanda di lavoro in passato -immobiliare, credito facile e prestiti sconsiderati- sono oggi diventate inaffidabili. E per la stessa ragione dovremmo aspettarci che, in futuro, l’occupazione venga trainata da forze diverse. Come lo Stato, che ha infatti in programma di assumere 1,2 milioni di persone nel Dipartimento Statistica e Censimento per prepararsi al censimento del 2010, e altre mille per completare i lavori di ammodernamento delle infrastrutture già deliberati.

Gross ha senz’altro ragione: essere troppo pessimisti è controproducente. Ma quando i numeri lo impongono (1,3 milioni di nuovi posti di lavoro corrispondono a poco meno di un sesto di quelli perduti), è difficile evitarlo.

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Giampiero Cantoni
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