Giovani, laureati, lavoratori. L’esercito dei nuovi poveri

Un neolaureato in medicina lavavetri per protesta - Ansa

Un neolaureato in medicina lavavetri per protesta - Ansa

Generazioni contro. In Italia il problema dell’indipendenza di giovani studenti e post-studenti, definiti “bamboccioni” o precari a seconda del ministro di turno, rimane senza soluzione. Un giovane su quattro (dai 15 ai 25 anni) è in cerca di lavoro, ma anche per quelli che un lavoro ce l’hanno andare via di casa rimane un miraggio, tra precarietà e stipendi bassi. E si aggravano le statistiche.

Illuminante in questo senso il rapporto 2008-2009 della Commissione di indagine sull’esclusione sociale (Cies), organismo che fa capo al ministero del welfare, presentato oggi. In cui si legge che l’incidenza di povertà tra i giovani con elevato titolo di studio è praticamente raddoppiata nel decennio passando dal 3,3% al 6,4%. Nell’80% dei casi riguarda coloro che vivono in famiglia. Non si tratta di casi di indigenza, quindi, ma di difficoltà economica e di aspettative frustrate.  Secondo la Commissione l’elevato livello di istruzione ‘‘non costituisce più una garanzia cosi’ certa, come nel passato, contro il rischio di povertà”. Si parla in questo caso di povertà relativa (quella che si basa sulla spesa media mensile per 2 persone inferiore a 999,67 euro; mentre la povertà assoluta si calcola sulla mancanza di un livello minimo di beni e servizi considerati essenziali) peggiora anche in altre categorie. Come quelle delle classi intermedie: fra i 35-44 anni si è passati dal 10,9% del 2005 al 12,1% del 2008; fra i 45-54 anni, da 9,1 % a 10,7%; e la classe dei giovani fino a 34 anni, dal 9,2% del 2007 al 10,4% del 2008.

Il lavoro non garantisce di per sé l’ uscita dalla povertà, dato che le condizioni esterne (ad esempio la necessità di pagare un affitto, il numero di figli) influiscono parecchio. E’ la situazione dei cosiddetti ‘working poor’, ossia di famiglie povere nonostante uno o più componenti lavorino; sono il 9,6% (+0,3% nel 2008 rispetto al 2007). La percentuale sale al 14,5% in caso di operai ed addirittura al 20,7% al sud. Nel 2008, secondo l’Istat, le famiglie in condizione di povertà assoluta (quelle costrette a fare a meno di beni e servizi essenziali) sono state 1.126.000, pari al 4,6% delle famiglie residenti, per un totale di 2.893.000 individui.

Commenti

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Il 17 Dicembre 2009 alle 15:46 carlo.tosi ha scritto:

Qualche giorno fa il nostro caro presidente napolitano, incitava i giovani a restare in Italia. Cosa restano a fare, chiediamo noi? Vediamo ogni giorno le statistiche dei giovani anche di grande talento, mortificati senza lavoro, senza prospettive, con la dignità e l’entusiasmo rubati, da uno stato miope ed egoista. Che non fa nulla per i giovani, che invece sarebbero le carte vincenti di domani, sui quali puntare per avere bravi tecnici, e persone di alta specializzazione, per poter competere con gli altri paesi nelle sfide sempre più agguerrite che la nostra società impone. rispondiamo al nostro presidente. Faccia lui qualcosa per cambiare le abitudini di questi governi, che pensano solo a salvaguardare se stessi e se ne fregano del resto dell’Italia, giovani laureati compresi.

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richard-branson




Giampiero Cantoni
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