Credits: ShironekoEuro, Flickr
Contenuti gratuiti o a pagamento? Da mesi le testate giornalistiche di tutto il mondo si chiedono se sia opportuno continuare a distribuire in rete e a costo zero notizie e approfondimenti o se sia giunta l’ora di cambiare rotta.
Per molti “le news on line funzionano poco. O meglio, non danno ricavi. Almeno non tanti e tali da poter sostenere le spese dei siti”, scriveva Panorama.it già a maggio. Il presidente di News Corporation, Rupert Murdoch, immagina da tempo un futuro a pagamento per i giornali virtuali, ma gli esperti del settore temono che questa rivoluzione, con rare eccezioni, porterebbe solo a una riduzione dei lettori.
La globalizzazione dei servizi offerti dalla rete ha stravolto i sistemi attraverso cui contenuti, informazioni e prodotti vengono distribuiti. Le case discografiche e cinematografiche continuano a lamentarsi delle perdite di profitti dovute alla condivisione on line di file musicali e video.
E con l’introduzione dei negozi virtuali iTunes e similari dove è possibile acquistare regolarmente musica digitale il problema della condivisione a costo zero è stato solo marginalmente arginato. Lo stesso vale per i libri digitali: Kindle permette di scaricare qualsiasi titolo in qualunque parte del mondo, a pagamento, ma a un costo decisamente inferiore rispetto a quello del libro venduto in libreria. Tanto da aver spinto alcuni editori americani a ritardare l’uscita in versione digitale dei titoli che dovrebbero scalare le classifiche del 2010 nella speranza di invogliare più lettori possibili a rimanere fedeli alla versione cartacea.
Al momento l’unico settore in grado di consolidare buoni profitti è quello della televisione a pagamento. Un risultato scontato, commentano gli esperti: i canali pay-per-view offrono prodotti unici, spesso difficilmente accessibili in altro modo. I libri, come le canzoni, possono essere scambiati tra gli utenti, e i giornali soffriranno sempre la concorrenza di nuovi siti alla ricerca di lettori.
È un futuro grigio, quindi, quello che attende le testate online nel 2010? Dipende: i giornali di nicchia potranno salvarsi chiedendo un contributo a lettori fedelissimi che, in mancanza di alternative, non potranno abbandonarli. Gli altri dovranno lavorare sulla qualità e cercare di soddisfare il più possibile le esigenze dei lettori. In questo modo, oltre ad attirarne di nuovi, diventeranno più appetibili anche per le aziende che vogliono farsi conoscere in rete. Ma a fare la differenza, prevedono gli esperti americani, sarà essenzialmente la struttura del sito: semplice, lineare, piena di immagini, e soprattutto accessibile facilmente da ogni angolo del mondo su qualsiasi supporto digitale.
- Lunedì 28 Dicembre 2009

FALLIMENTO O SALVATAGGGIO?
PROBLEMI E SOLUZIONI
APPLE - LUCI E OMBRE
ECONOMIA 2.0
L’AGENDA DEL GOVERNO E DEGLI ITALIANI
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
VITE STRAORDINARIE
DIETRO LE QUINTE
IL MADE IN ITALY DI SUCCESSO
AGENDA POLITICO-ECONOMICA DELLA SETTIMANA











UN ANNO DI ECONOMIA
IL MEGLIO DEL 2011
G20 di Cannes: i protagonisti e le loro sfide
Libia: i nostri interessi in gioco








Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 28 Dicembre 2009 alle 19:15 jane55 ha scritto:
Forse il mio e’ un commento semplicistico, ma se uno deve anche pagarsi il giornale on-line, allora se lo va a comprare quando esce la mattina. O scarica le varie notizie dai siti che le metteranno a disposizione gratis, o piu’ semplicemente si creeranno siti pirata, un po’ come avviene per musica cinema ecc. ecc.Ho la sensazione che la grande forza dell’informazione in rete non sia solo la possibilita’ per il lettore di intervenire immediatamente, se lo vuole, sulla notizia, previo una semplice registrazione, e magari confrontarsi con chi non e’ d’accordo.Ma dicevo ,anche la possibilita’ di accedere gratuitamente a quanti giornali vuole.Si ha cosi’ una , estenzione ,quasi senza limiti, dell’informazione, che peraltro se legata al fatto pecuniario, credo verrebbe limitata. E’ proprio la possibilita’ di accedere a moltissime informazioni, date anche da vari punti di vista, che crea la forza dell’informazione sul web. Ma provate a limitarla con pagamenti o altro, e allora credo, si creerebbe un calo da parte dei lettori, o comunque si limiterebbe la possibilita’ per il singolo di accedere ad una stessa notizia,usando piu’ fonti giornalistiche.E a questo punto faccio una domanda:Qual’e’ il primo obiettivo di un giornale? Essere letto da piu’ gente possibile, previo notizie serie e attendibili, o raggranellare piu’ soldi possibili? Non credo comunque che le grandi testate internazionali stiano fallendo o perdendo capitali enormi a causa del loro essere sul web gratuitamente, credo anzi che si stia tentando di rendere fruttuosa, l’ enorme platea mondiale di lettori, che giornalmente accede gratuitamente alle notizie.
Il 1 Gennaio 2010 alle 23:10 indigesto ha scritto:
L’estensione, come la chiama jane55, o meglio la diffusione dell’informazione, è organica alle tendenze politiche che le varie testate cercano di veicolare, in modo palese o subdolo. In pratica l’informazione libera non esiste e chissà se è mai esistita. Ovemai esistesse il discorso su basi economiche sarebbe anche comprensibile. Ma poichè finanziamo, con soldi nostri, testate di partito che ricavano notevole consenso, con conseguenti vantaggi, dalla diffusione dei loro messaggi accalappiatori, non penso che queste rinunceranno facilmente ad “informare” i “furbi” che vi si abbeverano a sbafo on-line, anche se a scapito della loro intelligenza, sempre che ne abbiano!
Il 26 Marzo 2010 alle 17:33 Times e Sunday Times: a giugno news online a pagamento - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] sempre maggiore della consultazione online delle notizie di cronaca e di approfondimento. Sul web sono già accessibili a pagamento il britannico Financial Times (con la formula di dieci articoli al mese da leggere liberamente e [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.