L’anno nero dell’economia di Cuba

Credits: LaPresse

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Nonostante sia un’economia di stampo socialista, non abbia banche d’investimento o istituzioni finanziarie private e sia scarsamente integrata nei mercati globalizzati, anche Cuba ha sofferto pesantemente delle conseguenze della crisi internazionale. Il 2009 è stato un vero e proprio annus horribilis per l’isola dei fratelli Raul e Fidel Castro, e ha segnato la fine di una stagione di crescita a ritmi sostenuti.

Già nel 2008 tre violenti uragani avevano inferto un duro colpo alla fragile economia cubana, che però sembrava in grado di riprendersi. L’anno che è appena terminato ha portato ulteriori problemi, perché due delle principali fonti di entrate hanno subito contrazioni rilevanti a causa della crisi internazionale: innanzitutto il turismo, che contribuisce per un decimo al Prodotto interno lordo e che, secondo le prime stime disponibili, è calato del 10%; poi, l’esportazione di nickel (assieme allo zucchero, l’elemento chiave per il commercio estero cubano) è calata non solo quantitativamente per la crisi della domanda internazionale, ma anche in termini di valore, dato che il prezzo del metallo si è quasi dimezzato. Ciononostante, anche nel 2009 l’economia ha evitato la recessione e, secondo il governo, è cresciuta dell’1,4%. Si tratta di un risultato decisamente insoddisfacente e, comunque, ben lontano dall’essere davvero una “vittoria morale” come lo ha trionfalisticamente definito il Ministro dell’Economia Jorge Murillo al momento della pubblicazione della statistica.

Che un simile tasso di crescita rappresenti in realtà una pesante sconfitta è dimostrato da alcune decisioni degli ultimi mesi: quella di ridurre le importazioni del 37% (in un Paese che dipende dall’estero per l’80% del suo fabbisogno alimentare), quella di contenere la produzione di elettricità del 12%, e soprattutto quella, dall’elevato valore simbolico, di chiudere le mense gratuite nelle imprese di proprietà dello Stato. Insomma, non è da escludere che Cuba possa avviarsi verso un nuovo periodo especial come quello che seguì al crollo dell’Unione Sovietica, da cui Cuba dipendeva economicamente. Per riprendersi dalla crisi e ritornare ai livelli produttivi del 1990 ci vollero diciassette anni.

Commenti

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Il 7 Gennaio 2010 alle 17:00 Una Craiglist cubana contro il mercato nero - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] il mercato nero sia sempre fiorito a Cuba non è una novità, come ha scritto anche Panorama.it qualche giorno fa, ma negli ultimi mesi - a causa della crisi che ha serrato in una morsa l’isola caraibica -  il [...]

Il 7 Gennaio 2010 alle 21:51 indigesto ha scritto:

Gentile Professoressa, è un altro paradiso terrestre, tanto caro ai visionari incalliti, che mostra la corda. Ne abbiamo in Europa, ma credo nel mondo, di cubani fuggiti da quel paese, dove nulla è possibile che non voglia il Fidel. In compenso c’è chinino per tutti! Ma gli USA non lo faranno languire a lungo, sottobanco una mano continueranno a darla. Una dittatura da operetta, anche se da tragedia per molti Cubani, tiene su il turismo, e a beneficiarne sono un pò tutti! Inoltre alimenta le illusioni dei barbudos nostrani, che in qualcosa devono pur credere, da quando hanno scoperto che la Befana non esiste!

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richard-branson
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