
Adriana Bucco, ex revisore dei conti, gestisce con la sorella la cascina dei nonni
“Noi non costruiamo automobili o elettrodomestici o scarpe, ma siamo imprenditori, facciamo affari, gestiamo rapporti con le banche, produciamo”. Ha ragione Pasquale Polifroni, 37 anni, che ha abbandonato l’attività da pubblicitario per produrre lamponi nella Locride.
La crisi della finanza ha fatto capire a tutti quanto sia importante l’economia reale. E in questo contesto l’agricoltura si sta rivelando come uno dei possibili affari del futuro. Al pari dell’acqua o dell’energia non inquinante, in un mondo a risorse limitate la produzione di ortaggi, di frutta, di cereali, o l’allevamento di mucche e pecore, se condotti con inventiva e metodi moderni, si avviano a diventare un’attività strategica. Come dire, è questa la vera «green economy». E dunque non è un caso se fra gli imprenditori della Confagricoltura o gli agricoltori della Coldiretti si stiano mettendo in luce con le loro idee e il proprio impegno nell’innovazione i giovani e le donne, come testimoniano le storie che Panorama presenta negli articoli che seguono.
Adriana Bucco
DAI BILANCI ALLA FRUTTA
«La mia esperienza comincia nel 1991, quando con mia sorella decidemmo di lasciare il lavoro di revisori dei conti e di riappropriarci di una vecchia cascina di famiglia in abbandono». Adriana Bucco, 45 anni, è un’imprenditrice convinta. In provincia di Asti coltiva biologicamente frutteti e vigneti, gestisce un’attività di agriturismo, produce reddito ed è anche impegnata nelle attività di rappresentanza della categoria come responsabile donne impresa della Coldiretti.
Un caso di successo, per il quale sono stati necessari coraggio, fatica e investimenti. «Il terreno era incolto da vent’anni» racconta Bucco. «Abbiamo rimesso a posto la cascina, piantato vigneti e frutteti. I nostri genitori erano insegnanti. Noi, entrambe laureate, saremmo dovute andare oltre. Ma dopo l’esperienza in città, abbiamo deciso di tornare, con profitto, al lavoro dei nostri nonni».
Pierluigi Strada
PRODUCO ROTOLI DI PRATO
Era un avvocato. Ora produce rotoli di prato. Pierluigi Strada, 37 anni, di Taranto, nel 2001 era un legale con un contratto di lavoro a Bruxelles. «Come carriera non era un granché, era un lavoro di relazione e francamente non mi sentivo nemmeno tanto portato per quel tipo di attività» racconta a Panorama. «Ma lì ho visto che producevano questi tappeti erbosi. Poi, in un viaggio in Olanda, ho visto anche alcuni macchinari per la loro lavorazione. Allora ho pensato di lanciarmi e sono tornato più volte nei Paesi Bassi per prepararmi meglio all’impresa».
All’epoca in Italia ancora non si era diffuso questo tipo di produzione. «Così ho deciso di tornare e avviare un’azienda. Perché ho studiato giurisprudenza, ma l’agricoltura ce l’ho nel dna. Avevo già dei terreni, 32 ettari. E ho cominciato a produrre tappeti erbosi per campi da calcio, per i giardini, per l’edilizia».
Oggi Strada gestisce un’azienda di successo: «La fortuna ha voluto che per l’Italia fosse allora un prodotto nuovo. Quindi, anche se all’inizio ho fatto qualche fesseria, il mercato l’ha perdonata».

Donatella Di Cola
ALLEVO FARFALLE
Dall’apicoltura ai lombrichi: è il percorso imboccato da Donatella Di Cola, 40 anni, che oggi gestisce un’azienda a Paliano, in provincia di Frosinone.
«Avevo le arnie delle api. Una malattia purtroppo le ha distrutte. Ma mi è venuta l’idea di allevare farfalle» racconta Di Cola. La ragione? Semplice: «Vi sono farfalle che vivono nelle arnie. Quando muore l’ape regina, questa farfalla attacca l’arnia, si nutre di miele e di cera e si riproduce. Nascono così molte larve, molti lombrichi».
Un successo. «Noi forniamo tutto ciò che serve alla pesca sportiva in acqua dolce. In più riforniamo i negozi di uccellerie (pappagalli, camaleonti, cobra), dove gli amatori acquistano il mangime».
Non solo, le spese tendono allo zero. «Con il pane vecchio dei ristoranti alimento i lombrichi. Con l’humus che questi producono concimo un frutteto. Con la frutta alimento i lombrichi».

Marco Saraceno
DISTRIBUISCO LATTE IN DIRETTA
Latte in distribuzione diretta: ecco l’idea di Marco Saraceno, 37 anni, imprenditore delle Fattorie Donna Giulia, in provincia di Potenza, e presidente dei giovani della Confagricoltura. «Con il nostro allevamento di vacche abbiamo cominciato a produrre latte certificato di alta qualità» racconta Saraceno. All’inizio il prodotto veniva consegnato alla Gran Latte, gruppo Granarolo. Ma 5 anni fa Saraceno ha deciso di fare il salto.
«Ho deciso un grosso investimento per chiudere la filiera. Ora sono sul mercato direttamente con il mio marchio. Con la nostra rete distributiva serviamo tutti i paesi della Lucania. Produciamo latte in diverse confezioni, yogurt da bere, panna fresca e altro. Una sfida difficile, ma avvincente». Con una coda interessante: un nuovo investimento per costruire una centrale elettrica alimentata da residui vegetali e reflui della zootecnia.

Francesca Ferraris
FACCIO L’ORTO AL POSTO TUO
Voi scegliete le verdure e l’ampiezza dell’orto. Loro coltivano per voi la propria terra. «Le verdure del mio orto» è un’idea geniale, l’hanno avuta Francesca Ferraris, 34 anni, e i suoi fratelli.
A Vercelli la famiglia aveva sempre coltivato riso. «Sono qui dal 2004, dalla morte di mio padre. All’inizio ero sola, poi sono tornati i miei fratelli» racconta Francesca. E ricorda: «L’idea l’ha avuta il minore, che è un creativo. L’ha studiata per due anni. A gennaio 2009 abbiamo presentato il progetto».
Come funziona? «Ogni cliente ha il suo appezzamento» spiega Ferraris. «Ognuno decide che cosa vuole coltivare. La consegna dei prodotti è settimanale, per ora a Vercelli, Novara, Milano, Torino, Casale Monferrato».
Le prenotazioni hanno subito raggiunto il culmine. A settembre sono cominciate le consegne. Ed è solo l’inizio: «A primavera ci ingrandiamo».
Pasquale Polifroni
BASTA PUBBLICITÀ, MEGLIO I LAMPONI
Dalla pubblicità ai lamponi, da Milano alla Locride: è la storia di Pasquale Polifroni, 37 anni. Prima gli studi a Perugia, poi l’assunzione presso una grande agenzia di pubblicità a Milano. Infine, lo spaesamento.
Racconta Polifroni: «Non mi ritrovavo nella città e neppure nel lavoro. Ho preso la liquidazione, sono tornato nella mia terra, la Locride. Lì non c’è molto da fare. Alcuni amici avevano cominciato a coltivare lamponi. Io non ne sapevo nulla, ma ho pensato di lanciarmi. Mi sono indebitato e sono partito anche io».
Oggi a Ciminà Polifroni coltiva lamponi utilizzando la tecnica del fuori terra: piante in vaso, acqua e concime. «È un delicato equilibrio. Però questo ci consente di sfruttare il sole della nostra terra. Siamo i primi ad arrivare con il prodotto sul mercato e ancora adesso, a dicembre, stiamo raccogliendo».

Antonio Fernando Salis
CREO SALUMI PER L’ISLAM
Dalla pecora sarda all’export di salumi per ebrei e islamici. «Nel primo dopoguerra mio padre era un salumiere a casa» racconta Antonio Fernando Salis, 42 anni, di Ploaghe, Sassari. Gli allevatori chiedevano qualche idea per valorizzare anche gli ovini. Ma non era semplice: il grasso di pecora contiene acido stearico e ha caratteristiche diverse da quello del maiale. Così negli anni Ottanta Salis ha varato un progetto di ricerca con l’Istituto nazionale di sociologia rurale e con la facoltà di veterinaria di Sassari. Alla fine è riuscito a produrre salumi con carne ovina. Ed è stato un successo.
Negli anni 90 la sinagoga di Roma ha chiesto a Salis di fare prodotti kasher. «E da 3 anni abbiamo aggiunto produzioni halal per il mondo islamico, attraverso la certificazione di un imam che vive a Sassari. Tutte produzioni che ormai vanno nel mondo intero».
Fernando Cornalba
VENDO LA CARNE ALLA STALLA
Qualità, passaparola e gruppi di acquisto: così l’allevamento può diventare un business. «Negli anni Ottanta producevamo carne certificata, di qualità. Ma arrivava il mediatore e diceva a mio padre: se non ti va bene il prezzo, vendilo da solo. Mia madre, infastidita, ha insistito per provare davvero. All’inizio non è stato facile. Ma pian piano, quando i consumatori hanno assaggiato i nostri prodotti, il passaparola ha decretato il successo». Lo racconta Ferdinando Cornalba, 39 anni, giovane imprenditore di Locate Triulzi, alle porte di Milano.
Alla fine sono stati creati anche gruppi di acquisto. «Noi curiamo l’intero ciclo di allevamento con il metodo biologico, dalla nascita al macello» dice Cornalba. E spiega come si coniugano risparmio e qualità: «Si mettono insieme diverse famiglie, acquistano per esempio un intero quarto anteriore e poi se lo dividono».
- Lunedì 4 Gennaio 2010
EURO SI O NO?
STRATEGIE E NUMERI DELLA BIG IPO
COME SI CALCOLA
LA CRISI IN CIFRE
FAME, DISOCCUPAZIONE, NUOVI POVERI
ECONOMIA 2.0
IL PIANO MONTI
LA RIFORMA: ARTICOLO 18, PROPOSTE, DIBATTITO
LA RIFORMA, I NUMERI, LE POLEMICHE
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
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FOTOGRAFIA EUROPEA 2012
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