- Tags: Banca-dItalia, emigrazione, fuga di cervelli, immigrazione, laureati, lavoro, meridione, Nord, Sud
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Grafico sull'emigrazione dal Sud al Nord Italia tratto dal paper di Sauro Mocetti e Carmine Porello per la Banca d'Italia
Le hanno raccontate in molti, le speranze frustrate dei ragazzi del Sud. Di quelli che hanno studiato e fatto le valigie, destinazione nord. Europa, o Italia. Quindi non è una sorpresa. Ma i dati esposti nello studio della banca d’Italia intitolato “La mobilità del lavoro in Italia: nuove evidenze sulle dinamiche migratorie” curato da Sauro Mocetti e Carmine Porello fanno comunque impressione. Specialmente per ciò che significano, al di là dei numeri: come fa il Sud a pensare a una rinascita economica, sociale e civile se perde i talenti migliori?
Un vero e proprio esodo: 2 milioni di persone, dal 1990 al 2005, hanno abbandonato il meridione per andare a lavorare e vivere nel Centro-Nord. Tra il 2000 e il 2005 hanno lasciato le loro terre d’origine 80mila laureati, questi quelli che hanno cambiato residenza, ma ce ne sono molti altri (140mila lavoratori qualificati nel solo 2007) che formalmente risiedono ancora al Sud ma lavorano nelle aziende emiliane, lombarde, venete.
Si tratta di un’emigrazione a senso unico, sottolinea la Banca d’Italia, che raramente vede un ritorno verso il meridione.
In particolare, nella seconda metà degli anni novanta, l’ampliarsi del differenziale nei tassi di occupazione, il ridimensionamento dell’occupazione nel settore pubblico e il contenimento del divario nelle quotazioni immobiliari hanno spinto un numero crescente di persone a emigrare. Nel decennio in corso, al contrario, la forte crescita dei prezzi delle case nel Centro Nord ha contribuito in maniera rilevante a ridurre il fenomeno. A questi fattori rilevanti, già individuati dalla letteratura, se ne aggiungono di nuovi, quali la diffusione dei contratti a termine o l’immigrazione dall’estero, che hanno influenzato la propensione migratoria degli italiani e cambiato la natura stessa della mobilità.
In che modo? L’emigrazione - scrivono i due studiosi - è oggi più contenuta che negli anni dell’industria pesante e dei grandi trasferimenti di massa, ma ha soprattutto cambiato oggetto: adesso è alimentata dalla componente giovanile più scolarizzata. Prevalente la mobilità legata al settore pubblico e al terziario avanzato. Le aree più interessate sono spostate dal nord-ovest al nord-est: Emilia, Veneto e Lombardia. E soprattutto le grandi aree urbane: Milano, Bologna, Roma.
Ma emigrare, rispetto a prima, risulta un investimento a rendimento molto meno sicuro: le condizioni del mercato del lavoro e il precariato hanno reso maggiore la mobilità temporanea ed è cambiato anche il ruolo delle famiglie: da destinatarie delle “rimesse” dei lavoratori a fornitrici di sostegno economico nei periodi di ricerca del lavoro, sempre più lunghi.
C’è poi anche l’effetto dell’immigrazione dall’estero in Italia: l’afflusso degli immigrati nelle aree centro settentrionali, secondo lo studio, ha incontrato una domanda di lavoro nell’industria che in passato era soddisfatta dai lavoratori meridionali.
- Mercoledì 13 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 13 Gennaio 2010 alle 19:10 jane55 ha scritto:
Il clientelismo è una delle grandi piaghe che affliggono il sud, un clientelismo che si spartisce i posti disponibili.E’ logico che in queste condizioni chi non ha la raccomandazione, scappa. Il problema però, e’ che ormai anche al nord italia non c’e’ lavoro, quindi si fugge verso l’estero.Creare posti di lavoro e darli a chi merita,a sud e a nord, questa è la ricetta.Dimenticavo, sconfiggere e affossare per sempre anche i clientelismi mafiosi.
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