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Sergio Marchionne con la Speaker della Camera americana, Nancy Pelosi - EPA
Dolce con gli Usa, aspro con l’Europa. L’italo-canadese Sergio Marchionne è sempre più “un americano in America”: abbracci con la speaker democratica Nancy Pelosi, grandi elogi dal “Financial Times”, paragoni con Lee Iacocca, sempre più lunghi periodi di lavoro negli States. La sfida del risanamento della terza industria automobilistica americana, la Chrysler, lo assorbe. E dal salone dell’auto di Detroit ha espresso considerazioni che creano polemica, in un periodo di relazioni tese in Italia per l’annunciato abbandono da parte di Fiat degli stabilimenti di Termini Imerese.
“La risposta della Casa Bianca alla crisi dell’auto è molto più efficace dell’atteggiamento dei governi europei che si ostinano a fare del settore automibilistico l’ultimo bastione del nazionalismo economico” - ha detto Marchionne dal podio dell’Automotive News World Congress - i governi europei continuano a comportarsi come bambinaie con le case automobilistiche nazionali, discriminando quelle degli altri Paesi”.
Secondo l’Ad di Fiat e Chrysler l’american way è migliore: “Il ricorso al Chapter 11 aiuta le aziende a ricostruirsi” e “la risposta della Casa Bianca è stata più efficace nei casi di GM e Chrysler”. Insomma, la strada dell’industria automobilistica passa per tagli, ristrutturazioni, chiusure di stabilimenti. Soprattutto in Europa dove “il settore automobilistico resta virtualmente l’unico settore a non aver ancora razionalizzato la produzione. L’Europa lo scorso anno ha utilizzato il 75% della propria capacità, una quota che potrebbe scendere al 65% quest’anno. Semplicemente perché i produttori europei non chiudono le fabbriche“. Secondo Marchionne le motivazioni di sostenere l’occupazione sono nobili ma non si possono obbligare le aziende a farsi carico di questo perché “possono farlo solo in modo artificiale”.
Un discorso improntato a principi di efficienza e liberismo, in cui ha citato anche Karl Marx (”la ripresa è l’oppio delle industrie disfunzionali”), che sembra rivolto non solo alla platea plaudente (con una contestazione) di addetti ai lavori ma anche e soprattutto all‘Italia, a Termini Imerese dove si continua a scioperare e protestare contro il previsto abbandono di Fiat, già definito “irreversibile”.
Ci sono però anche alcune incongruenze che sarebbe bene riconoscere, in questo Marchionne targato Detroit: è giusto dare delle “bambinaie” ai governi europei, anche dopo che sono stati chiesti e concessi generosissimi incentivi per stimolare il mercato automobilistico? E si capisce la necessità di lodare il nuovo “socio di fatto” di Chrysler, ovvero il governo americano, ma prima di ricorrere al Chapter 11 e alle ristrutturazioni inevitabili, bisognerebbe ricordare la quantità enorme di soldi dei contribuenti pompati nelle casse di GM e Chrysler per evitarne il fallimento, non proprio un fulgido esempio di liberismo.
- Giovedì 14 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 18 Gennaio 2010 alle 0:40 jimmie01 ha scritto:
Rossi sei stato perfetto nella tua analisi. Gli ultimi tre righi, poi, son veri come l’ oro puro. L’ unica casa automobilistica che non ha preso soldi pubblici e’ la Ford. Secondo me il momento cruciale dell’” ovale blue ” fu l’ uscita dalla scena gestionale del discendente della famiglia Ford. Un inetto. Nel contempo fu assunto l’ ex ” capo dei capi ” della Boeing “. In una delle prime riunioni ai piani alti, gli fu contestata la totale ignoranza del mercato automobilistico. Al che l’ ” ex boss ” Boeing rispose: … ” son riuscito a risollevare la Boeing dove si fabbricano aerei con un milione di pezzi, volete che non sia in grado di risollevare una azienda che produce autoveicoli con 100.000 pezzi; e non debbono neanche volare…”. I fatti gli danno ragione.
Il 18 Gennaio 2010 alle 0:42 jimmie01 ha scritto:
A Marchionne dico di non toccare troppo Mrs. Pelosi. Quella li’ con tutta la chirurgia plastica che si e’ fatta e’ un miracolo che non cada a pezzi!!! Sai come la chiamano? Nancy ” stretch ” Pelosi.
Il 18 Gennaio 2010 alle 5:03 jimmie01 ha scritto:
No, non sono bastardo. Quello lo sei tu. Io so chi sono i miei genitori.E tu sei anche stupido. Tanto stupido che non sai che la Ford non ha messo sul lastrico nessun dipendente. Tanto cretino da non sapere che anche negli USA c’e’ la cassa integrazione guadagni. Solo con un altro nome. E ancor piu’ demente da non sapere che la Fiat non ha a che fare solo con Crysler. Che e’ proprietaria dei marchi Jeep, Dodge e Crysler, appunto. Non sai nemmeno capire quel che leggi. La Crysler ( come la GM ) ha preso soldi pubblici per continuare la liquidita’ di cassa. Chairo, bastardo comunista.
Il 18 Gennaio 2010 alle 5:04 jimmie01 ha scritto:
E la redazione che continua a tollerare simile spazzatura su questo forum. Vergognatevi!!!
Il 27 Gennaio 2010 alle 16:07 Borsa, Governo, sindacati: la Cassa integrazione in Fiat scontenta tutti - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] di ferro va avanti da un po’ e sino ad ora riguardava soprattutto Termini Imerese. L’Ad Fiat a Detroit ha accusato i governi europei di voler fare da “bambinaie” alle aziend…. Il ministro Scajola non ha gradito la decisione di mettere tutti gli stabilimenti in Cassa [...]
Il 4 Febbraio 2010 alle 15:54 Governo - Fiat, balletto sugli incentivi. Marchionne li vuole davvero? - Economia - Panorama.it ha scritto:
[...] tecnologica non può prescindere da quella del mercato”. Insomma, Sergio Marchionne vuole smarcarsi dai governi “bambinaie” come li ha definiti recentemente a Detroit. Costi quel che [...]
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