
I grandi del mondo in Scozia (Credits: LaPresse)
A molti può essere sembrata solo una provocazione, ma a un occhio più attento la proposta del Governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn Allister King appare tutt’altro che fuori luogo, anche se di difficile realizzazione.
I metodi per supervisionare l’economia mondiale vanno rivisti, e solo attraverso una fusione tra il Fondo monetario internazionale (FMI) e il G20 il mondo della finanza internazionale può sperare di mettersi al riparo da una nuova crisi economica. Secondo King più che di una nuova struttura l’economia globale ha bisogno di un forum efficiente, in grado di decidere come riformare il sistema monetario attuale e di monitorare le scelte di politica economica di tutti i Paesi.
Consapevole che convocare una nuova Bretton Woods sarebbe impossibile, il Governatore della Banca d’Inghilterra propone di trasformare il G20 nel “consiglio direttivo” del Fondo monetario e allo stesso tempo di autorizzarlo a prendere decisioni senza necessariamente ricorrere all’unanimità.
Il collegamento tra G20 e FMI permetterebbe poi al primo di aumentare la propria rappresentatività, per essere così riconosciuto come punto di riferimento da tutte le economie del pianeta. Secondo King la nuova struttura economica internazionale dovrebbe puntare soprattutto a ribilanciare gli squilibri ormai consolidati tra i grandi creditori e i debitori cornici del pianeta.
Il principio è giusto, perché il Fondo monetario ha dimostrato negli anni di essere troppo debole per reagire alle crisi economiche e finanziarie in maniera tempestiva ed efficace. Tuttavia, ho qualche dubbio sul fatto che i paesi che non sono coinvolti nel G20 possano accettare di essere guidati da un gruppo di cui non potranno mai fare parte, neppure a rotazione.
É vero che tra i membri del G20 vi sono economie come Stati Uniti, Inghilterra, Cina, Giappone, India, Brasile, Canada, Argentina, vale a dire paesi con interessi non coincidenti che quindi potrebbero garantire al nuovo consiglio direttivo una linea politica equilibrata. Tuttavia, non è detto che questi paesi riusciranno effettivamente a trovare facilmente un accordo sulle riforme di politica finanziaria e monetaria, ne’ che i “piccoli” del mondo siano disposti ad accettare di delegare sempre a paesi terzi le proprie decisioni di politica economica. La strada della fusione prevista da King, quindi, resta in salita.
- Giovedì 21 Gennaio 2010
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