Starbucks sfonda ovunque - tranne in Italia

Credits: LaPresse

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La prima caffetteria con il marchio Starbucks venne aperta a Seattle quasi quarant’anni fa, nel 1971, da tre amici che non avrebbero mai sospettato il successo planetario del marchio della sirena dalla doppia coda. Oggi Starbucks è la più grande multinazionale del settore: diciassettemila punti vendita in quarantanove Paesi parlano da soli. Così come i numerosi tentativi di imitazione, soprattutto (e questo non sorprenderà nessuno) in Cina, dove nonostante la vittoria legale nel 2006 contro la compagnia Xingbake che aveva lanciato una catena di spacci vistosamente ispirata a quelli originali, continuano a proliferare i vari Usabucks, Bucksstar e Starbox.

Nulla che possa scalfire la multinazionale, che oggi ha informato i soci di aver triplicato i propri profitti negli ultimi tre mesi del 2009, raggiungendo l’invidiabile somma di 241 milioni di dollari americani. Niente male, soprattutto in tempi di crisi finanziaria e di contrazione dei consumi, considerando poi che si è andati ben oltre le più rosee previsioni. La notizia ha subito spinto le quotazioni di borsa verso l’alto e ha dato nuovo stimolo ai piani di espansione della società.

I vertici di Starbucks guardano sia al mercato statunitense, dove è in programma l’apertura di un centinaio di nuovi negozi nei prossimi mesi, che a quello internazionale. Chissà che i successi registrati non li inducano a progettare davvero uno sbarco in Italia. Il nostro Paese, infatti, è uno dei pochi dove il colosso americano non è mai penetrato: preferiamo il buon vecchio espresso, e lo storico Presidente Howard Schultz a suo tempo ammise che gli Italiani non amano le tazze di plastica. Ma forse un giorno vedremo il famoso bicchierone di carta del frappuccino nelle mani di qualche passante vicino a Trinità dei Monti, attorno a Piazza Plebiscito o lungo Via Montenapoleone. Se non altro, i vari gruppi pro-Starbucks presenti su internet festeggerebbero.

Commenti

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Il 22 Gennaio 2010 alle 16:08 indigesto ha scritto:

In un Paese come il nostro, infestato dai MacDonalds, nel quale ci tornano indietro parole inglesi di derivazione latina, e che ormai trovano posto anche nei nostri dizionari, dove abbiamo abbandonato la nostra musica per far largo agli imitatori del pop angloamericano, vuole, gentile professoressa, che non ci torni indietro il caffè, annacquato, dei Starbucks, nati proprio dall’idea di portare nel mondo la nostra idea del caffè? Si dirà: i giovani. Ma ci penseranno i vecchi volponi ad inquinarne i gusti, fino ad omologarli in tutto(ahimè, è successo anche con la droga!)agli stereotipi della gioventù d’oltreatlantico!

Il 25 Gennaio 2010 alle 10:52 rozdog77 ha scritto:

Ma grazie al cielo!
Un prodotto tra virgolette come starbucks nato da un americano che andò in Italia e volle esportare questo nostro prodotto, il caffè con tanto di ricamo all’italiana per i locali adibiti a festa…. una squallida imitazione come sempre… Quando ci entrate notate subito gli sbagli delle parole da tutte le parti, sui muri, sulle ordinazioni… SMALL, GRANDE e TALL…
MA se ne andassero a fare gli speculatori nella loro terra, vendono solo fumo e porcherie varie.
Questo enorme fenomeno di frequentare questi LURIDI posti e’da associare all’uso spropositato dei ai MASS MEDIA e che quindi la gioventu’ segue come pecore…
Cito ad esempio Mc Donalds , Burger King (che il signore ci scampi) vengono servite cose da mangiare orrende, che fanno male a basso prezzo.
2 panini in america con l’offerta ad 1$, gente c’e’ da morire con quella roba… ma l’ignoranza e i mass media fanno si che quella gente abbia un lavaggio del cervello completo… ECCO PERCHE’ in iTALIA stanno nascendo anche i nuovi OBESI!!!
I ragazzi no nse ne fotteranno adesso…lascia che crescano e mettano un po’ di materia grigia e tanto capiranno CHE GLI SI e’ FATTO IL LAVAGGIO DEL CERVELLO!
SVEGLIATEVI NO STARBUCKS… MA NO SOPRATTUTTO al CAPITALISMO SFRENATO AMERICANO…CHE PER SALVARE IL LORO PAESE UCCIDONO IL RESTO DEL MONDO!!!

Il 19 Aprile 2010 alle 14:07 Cina: la rivoluzione del pollo fritto - Mondo - Panorama.it ha scritto:

[...] La catena di fast food americana che ha avuto più successo in Cina è KFC, Kentucky Fried Chicken, che propone, sostanzialmente, varie versioni di pollo fritto. Come in tutti i fast food, il menu non varia molto (si va da bocconcini a cotolette e poco altro), ma la formula che combina ambienti standardizzati, prezzi contenuti e cibi tutto sommato saporiti si è rivelata vincente in parecchie parti del mondo. KFC, infatti, ha tredicimila ristoranti in ottanta Paesi, di cui duemila in Cina. Per la cronaca, in Italia non è ancora sbarcato: dalle nostre parti le catene americane hanno vita difficile (vedi il caso di Starbucks). [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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