La crisi continua per i grandi dell’auto americani

Credits La Presse

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Tempi duri per l’industria dell’automobile americana, travolta dalla crisi economica internazionale che si è fatta sentire in maniera particolarmente pesante sul mercato delle quattro ruote.

È di ieri la notizia che la General Motors ha raggiunto un accordo per cedere la Saab alla compagnia olandese Spyker per una somma enormemente inferiore ai due miliardi e mezzo di dollari investiti per acquistarla nel 1991: solamente 74 milioni. Del resto, la multinazionale americana non poteva fare altrimenti, visto che dalla Saab non aveva ricavato che perdite e che negli ultimi anni il gruppo aveva registrato passivi per l’incredibile somma di 88 miliardi – una somma equivalente al Prodotto interno lordo del Vietnam o del Marocco. La cessione segue di pochi mesi l’annuncio di quella, ancora in via di definizione, di Hummer ai cinesi della Sichuan Tengzhong.

In entrambi i casi, stupisce come la General Motors sia dovuta venire a patti con controparti che non sono certo fra i protagonisti del mondo dell’automobile. La Spyker, infatti, non è che una piccola azienda specializzata in vetture sportive e di lusso fondata dieci anni fa da due produttori artigianali della pressoché sconosciuta cittadina di Zeevolde. I due, che hanno come motto il brocardo latino nulla tenaci invia est via (per i tenaci, nessuna strada non è percorribile), sono già riusciti nell’impresa di partecipare al campionato di Formula 1 nel 2007, senza peraltro fare sfracelli. La Sichuan Tengzhong, invece, è una società specializzata nella costruzione di arredi stradali, che da poco tempo è entrata nel settore dei veicoli pesanti e che non gode di particolare notorietà neppure in Cina.

Non se la passano bene nemmeno i concorrenti della General Motors. Per la Chrysler il 2009 è stato un vero e proprio annus horribilis. In termini di vendite, era dal 1962 che non si registrava un risultato così modesto, nonostante l’accordo con la Fiat di Marchionne, a primavera. La settimana scorsa, poi, la casa è stata costretta a ritirare dagli autosaloni venticinquemila veicoli per un problema all’impianto di frenata che metteva a rischio la sicurezza dei passeggeri: certo non un buon modo di cominciare il 2010.

Se Chrysler e General Motors non ridono, nemmeno ai vertici della Ford possono brindare. Solo un mese fa, infatti, la multinazionale  è stata costretta a disfarsi della controllata Volvo e a cederla alla compagnia cinese Geely. Anche questa, come quella della Saab, è una storia di cattiva gestione e di scarsa oculatezza negli investimenti. L’acquisto del ramo automobili della Volvo era costato nel 1999 quasi sei miliardi e mezzo di dollari: ora i cinesi hanno potuto accaparrarselo per meno di un terzo. L’affare non è ancora stato definito, ma il prezzo pagato per rilevare la compagnia svedese dovrebbe aggirarsi attorno ai due miliardi.

Commenti

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Il 17 Agosto 2010 alle 11:18 Detroit si rimette in moto. Con uomini nuovi alla guida - Economia - Panorama.it ha scritto:

[...] volgere al sereno il clima dell’industria automobilistica americana e la città di Detroit, violentemente travolta dalla crisi, potrebbe sperimentare una rinascita. L’atmosfera della metropoli è cambiata da quando i posti [...]

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richard-branson




Giampiero Cantoni
rossi-spalla Viviana Da Busti
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