Snam separata da Eni? Ecco i pro e contro per l’Italia

(foto Impulsiv/Lapresse)

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La novella della (possibile) separazione proprietaria di Snam Rete Gas da Eni è tornata alla ribalta nelle ultime settimane. Lo scorso anno erano stati in molti a chiedere lo split tra le due società, dall’Autorità per l’energia al fondo attivista americano Knight Vinke, che detiene l’1% di Eni. E pochi giorni fa il numero uno di San Donato, Paolo Scaroni, che aveva sempre risposto picche a questa proposta, sembra averci ripensato.

Dividere le due società? “Non ci sono dogmi”, il suo commento ai giornalisti, anche se Eni alcuni giorni prima aveva smentito di avere allo studio ipotesi di ridurre la propria quota di partecipazione in Snam, ora al 52,5%, anche per ridimensionare l’indebitamento del gruppo. Da alcuni mesi, infatti, il fondo Knight Vinke sta proponendo la separazione tra il downstream del gas e il petrolifero di Eni, per far emergere un ulteriore valore nascosto dell’azienda italiana che gestisce oltre 31.000 chilometri di rete dove passano ogni anno oltre 80 miliardi di metri cubi di gas naturale (circa il 99% dei volumi trasportati in Italia).

Una soluzione che piace anche all’Autorità per l’energia visto che il cane a sei zampe, a differenza di Enel che cedette la sua quota di maggioranza in Terna (l’ex divisione che controlla 60.000 chilometri di reti elettriche in Italia), ha ancora il pieno possesso delle infrastrutture di trasporto del metano tramite la controllata Snam. Un monopolio di fatto, visto che gli altri operatori - alcuni stanno tentando di emanciparsi tramite la progettazione e la costruzione di nuovi rigassificatori e gasdotti - sono costretti a utilizzare i tubi dell’Eni in Italia, anche per accedere al gas proveniente da Russia, Libia e Algeria. Per questo non sarebbero pochi i concorrenti del colosso italiano a guadagnare qualcosa dalla separazione. E forse anche i consumatori che, secondo l’Autorità per l’energia, pagano una delle bollette più care d’Europa, in cui però incide parecchio il peso delle imposte (37,8%, fonte Aeeg).

Ma converrebbe davvero al nostro paese? Il sottosegretario allo sviluppo Economico, Stefano Sagliaha dichiarato che “il mercato domestico trarrebbe benefici dalla separazione, anche se la Ue non la impone e poi bisogna vedere se non ci creeranno delle asimmetrie”. Snam, infatti, opera in un settore delicato per l’Italia, dove l’economia si intreccia spesso con la politica (e lo Stato detiene circa il 30% di Eni tramite il ministero dell’Economia e la Cassa deposito e prestiti). “La liberalizzazione del gas è più difficile di quella elettrica per motivi strategici”, ha infine ammesso Saglia. Ecco perché l’Italia ha deciso di rallentarla dopo la crisi tra Russia e Ucraina nel 2006.

Quindi, ha concluso il sottosegretario, per evitare la separazione basterebbe che Eni dimostri che Snam e Stogit (la divisione che si occupa dello stoccaggio) siano indipendenti nella gestione (ma è davvero possibile?) e che gli accessi alla rete siano trasparenti e non discriminatori. Il dilemma, tuttavia, rimarrebbe ancora irrisolto: continuare a garantire un certo peso geopolitico al nostro paese, grazie anche alla presenza di un colosso tutto italiano, o abbattere uno dei più evidenti monopoli presenti in Europa?

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Giampiero Cantoni
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