
(Credits: LaPresse)
L’unico Paese europeo in grado di chiudere il 2009 in crescita è stato la Polonia: i dati appena pubblicati dall’Istituto Centrale di Statistica di Varsavia, infatti, dicono che il Prodotto interno lordo del Paese è cresciuto dell’1,7% nell’arco degli ultimi dodici mesi. Una cifra che fa ben sperare anche per il futuro, visto che gli analisti prevedono che la crescita possa raggiungere il tasso del 2,5% per il 2010. Anche lo zloty, la moneta polacca, si è rafforzato: a febbraio dell’anno scorso ne occorrevano quasi 4,9 per acquistare un Euro, ora ne bastano circa 4: un dato importante in vista della prevista adesione alla moneta unica, programmata per il 2012.
Il segreto dell’economia polacca? Un robusto mercato interno, che rende il Paese meno dipendente dalle esportazioni e meno vulnerabile dei suoi vicini dell’Europa Orientale alle fluttuazioni della domanda internazionale. La Polonia, infatti, non solo conta su una popolazione numerosa (trentotto milioni di persone) e ma può anche vantare un’equa distribuzione del reddito, in linea con i canoni dell’Europa occidentale.
Insomma, i Polacchi rappresentano un esercito di consumatori con una significativa propensione alla spesa. Il livello contenuto dei redditi – il salario medio è di circa 800 Euro – ha fatto sì che le spese dei Polacchi si siano concentrate su settori tradizionali, mentre i prodotti di lusso continuano a rappresentare un mercato di nicchia. A trainare l’economia, infatti, hanno pensato soprattutto le compravendite immobiliari, in crescita del 4,7% rispetto al 2008, e l’acquisto di arredi e suppellettili per la casa. Un po’ come in Italia qualche decennio fa.
Il passo successivo sarà quello di migliorare la distribuzione commerciale. Oggi le imprese polacche hanno scarsa flessibilità nella gestione delle scorte e sinora i consumatori si sono adattati a comprare quello che viene loro messo a disposizione, senza pretendere un’offerta più differenziata, forse fedeli ai comportamenti imposti dal vecchio regime collettivista. Con l’affacciarsi sul mercato delle nuove generazioni, però, le cose probabilmente cambieranno ed è prevedibile che i Polacchi si faranno più esigenti. Per evitare di soccombere alla concorrenza straniera, i produttori locali dovranno modernizzarsi. I primi sintomi di quello che potrebbe accadere sono già visibili, simbolicamente rappresentati dalle decine di ipermercati sorti su tutto il territorio.
- Venerdì 29 Gennaio 2010
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Commenti
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Il 31 Gennaio 2010 alle 18:30 indigesto ha scritto:
Gentile Professoressa,con tutto il rispetto per i polacchi, ma credo che questa “crescita” sia dovuta in larga parte ad investimenti stranieri con ladelocalizzazioni delle industrie, non appena quel mercato in qualche modo si è liberalizzato. Un’occasione che poi l’UE non ha voluto perdere ed ha aperto ai paesi dell’Est. Nata principalmente per fini speculativi, non le è parso vero di poter accedere alla manodopera a basso costo di quei paesi, nonchè al suo patrimonio immobiliare; e la Polonia, anche in virtù di tante altre concorrenze, ne è stato il primo laboratorio. Ci sarà pure un’equa distribuzione del reddito, ma fatte salve le classi privilegiate che da quelle parte non hanno mai cessato di esistere. L’incentivazione ai consumi è una cosa che viene da sè; fa parte del modo d’investire del capitale, e tanti anni di comunismo non possono che costituire il terreno più fertile a tali scopi.
Il 1 Febbraio 2010 alle 16:07 indigesto ha scritto:
Solo in un caso lo Stato dà più di quel che riceve: quando concede la pensione sociale. Ma siamo nel campo dell’assisteza e bisognerebbe aver rispetto verso uno Stato che si prende cura dei disagiati. In ogni caso, non mi mai è capitato di essere nè dipendente statale nè, tantomeno,avventuriero. Guardo alle cose con sufficiente serenità per quello che presumo di conoscere. Posso anche sbagliare e accetto di essere corretto, ma solo da chi ne ha titolo ed è in buona salute mentale.
Il 2 Febbraio 2010 alle 1:31 indigesto ha scritto:
Chi non vive di espedienti non ha alcun bisogno di proporsi per ciò che non è. Il nostro Stato provvede ai bisognosi; miserabile lo è solo chi non gli è riconoscente!
Il 3 Febbraio 2010 alle 12:37 edwarner ha scritto:
Salve!
Leggendo l’articolo di Claudia Astarita su Panorama, ho trovato due incongruenza con l’attuale realtà polacca. La prima, che a mio avviso è quella più vistosa, riguarda il salario medio: secondo Astarita è di circa 800 euro mensili; in realtà non ci si avvicina nemmeno, visto che se facciamo una reale media degli stipendi globali in Polonia a malapena si toccano le 450-500 Euro. Ad esempio, il padre di mia moglie (che è polacca) guadagna 1000 Zloty mensili (circa 250 euro) ed abita a Starachowice, una cittadina 150 Km a sud di Varsavia. La seconda incongruenza riguarda l’entrata della Polonia nella sfera dell’Euro, che nell’articolo leggo programmata per il 2012. In realtà c’è pochissima fiducia che questo possa avvenire, ed anzi tale data viene posticipata nella migliore delle ipotesi di almeno due anni, slittando quindi al 2014. Ho trovato a riguardo un articoletto sul sito Reuter Italia: http://borsaitaliana.it.reuter.....5920091223
Marcello
Il 3 Febbraio 2010 alle 20:33 indigesto ha scritto:
Non mi sono mai fatto passare per ingegnere, non ne ho avuto bisogno(chi vuole capisce),nè ho mai attaccato manifesti, parati o cose del genere. Ho due cani, ma non so far loro il torto di paragonarli ad altre bestie!
edwarner, non ci hai detto se con quei guadagni si vive dignitosamente. Certo, senza il sol dell’avvenire (ci hanno fatto una rivoluzione per farlo tramontare) ora deve essere proprio notte, e la Dottoressa poi ci parla di miracolo polacco!
Il 4 Febbraio 2010 alle 8:18 edwarner ha scritto:
Per indigesto:
Salve! Mi permetterà di dirle, bonariamente, che se scrive frasi quali “edwarner, non ci hai detto se con quei guadagni si vive dignitosamente”, evidentemente non conosce a fondo la situazione polacca dall’89 fin qui. L’articolo di Astarita specifica che la popolazione polacca è di circa 38 milioni di persone; non accenna però a quanto alta sia stata, ed è, l’emigrazione dagli anni Novanta in poi. Inizialmente moltissimi polacchi si riversarono nel nostro Paese (galvanizzati/illusi anche dalla presenza di Wojtyła), poi col passar degli anni capirono di dover cambiare meta, preferendo le più remuneranti Inghilterra, Germania, Olanda, Irlanda, Usa. A tutt’oggi, milioni di polacchi lavorano fuori dal loro paese natale; la famiglia di mia moglie, sempre per fare un esempio concreto, è composta di 4 persone: solo una si trova in Polonia, gli altri, dopo aver lavorato 2 anni in Cornovaglia, ora sono in Olanda (mia moglie invece è qui in Italia). Il discorso è lungo e articolato, soprattutto se si considera che quella polacca è una popolazione tradizionalmente migratoria, anche a causa della secolare storia di invasioni. Credo invece di poter confermare quello che scrive enrico fumagalli; in effetti spesso ho sentito dire da parenti e non di mia moglie che la vita prima dell’89 era per certi aspetti importanti più dignitosa: casa, lavoro e salario su tutto. Al contrario di quello che si possa pensare i soldi c’erano, ma paradossalmente non c’era la merce da comprare. Aceto a parte, i negozi erano sempre vuoti. Questo i polacchi lo sanno e se lo ricordano bene (il museo Solidarnosc di Danzica rende bene l’idea). Era una vita frustrante quella del Socialismo reale, e sono abbastanza sicuro quando affermo che nonostante una certa nostalgia dello Stato assistenzialista del regime sovietico, la maggior parte dei polacchi non tornerebbe indietro.
Il 4 Febbraio 2010 alle 10:08 claudia astarita ha scritto:
Cari lettori,
innanzitutto vi ringrazio per aver letto il mio articolo ed esservi interessati ai suoi contenuti.
Desidero cogliere l’occasione per un paio di precisazioni.
Innanzitutto il salario medio: il dato e’ riferito al 2008 ed e’ quello ufficiale, fornito dall’Ufficio Centrale di Statistica polacco.
Poi, la data di ingresso nell’Euro: originariamente il Primo Ministro dichiaro’ che sarebbe potuta avvenire nel 2012. Il dibattito e’ aperto, ma una data non e’ stata ancora messa nero su bianco.
Saluti a tutti.
Il 4 Febbraio 2010 alle 12:37 edwarner ha scritto:
Gentile Sigr.ra Astarita,
non mi sognerei di mettere in dubbio la sua buona fede nel citare le cifre dell’Ufficio Centrale di Statistica polacco (anzi, le chiedo cortesemente se è possibile avere un link di questa fonte). Tuttavia, la mia testimonianza si basa sull’esperienza diretta: 800 Euro è uno stipendio medio alto persino per un lavoratore residente nella città di Varsavia, che nella migliore delle ipotesi può arrivare a prendere 3000-3500 Zloty (750-875 Euro). E mi viene il dubbio che i dati da lei citati siano stati ricavati su inchieste a campione svoltesi proprio nel voivodato di Varsavia. Ma differente è la realtà globale polacca; sarebbe come calcolare lo stipendio medio italiano basandolo su quello della popolazione residente in Lombardia, per esempio. Del resto, ad esempio, basterebbe informarsi sul salario degli operai Fiat dello stabilimento di Tychy (Slesia, la seconda regione più industrializzata di Polonia): 400 euro mensili scarse. L’esercito di consumatori polacchi di cui lei parla nell’articolo, se esiste, sempre più spesso trova il suo potere d’acquisto nei guadagni ricavati all’estero.
Per quello che riguarda il 2012 non credo di aver nulla da aggiungere a quello già detto nel mio precedente post.
Grazie mille per aver risposto.
Marcello
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