Dedagroup: software trentino alle banche messicane

Deda group: software trentino alle banche messicane

Sarà un software italiano a far funzionare gli istituti di credito messicani. Ci penserà la Dedagroup, società trentina specializzata nell’Ict (information and communication technology), che ha appena aperto a Durango una propria filiale, la Dedamex, per fornire programmi e servizi alle banche messicane di piccola e media dimensione. Obiettivo: modernizzare i loro sistemi informativi che soffrono ancora un pesante deficit tecnologico. A febbraio sarà la Nuevo Ideal, prima banca di credito cooperativo messicano a operare con il software italiano BankUp.

«Lo stato di Durango, fortemente agricolo» spiega Gianni Camisa, amministratore delegato della Dedagroup, «ha visto come il nostro sistema trentino di credito cooperativo ha aiutato le piccole aziende a fare impresa e ci ha chiesto un modello informatico per realizzarlo. Dovremo inoltre insegnare agli istituti come fare banca in un’ottica moderna a partire dai servizi per i propri associati: dalla gestione dello sportello a quella delle carte di debito e di credito».

Il progetto va però oltre la fornitura di hardware e software per oltre 15 entità di credito supportate dallo stato di Durango e 38 istituti affiliati Unisap. Perché proprio con la Unisap, la maggiore federazione cooperativa bancaria messicana, la Dedagroup aprirà un centro di outsourcing per fornire consulenza e sviluppare il sistema informativo bancario delle casse della federazione.

La software house italiana, attiva su oltre il 30 per cento del mercato nazionale del credito cooperativo, investirà in Messico più di 2,5 milioni di euro finanziati in parte dal fondo interministeriale di venture capital e in parte dalla Simest, la società controllata dal governo italiano per la promozione delle imprese italiane all’estero. Secondo il piano, il giro d’affari arriverà a 4 milioni di euro entro la fine del 2011, con un ritorno dell’investimento previsto entro il 2012.

Dopo avere chiuso il 2009 con un segno più, in controtendenza con il comparto Ict, continua così il processo di globalizzazione avviato dal gruppo italiano (110 milioni di euro di ricavi consolidati e 20 federate), che già nel 2007 aveva realizzato sistemi informativi bancari in Repubblica Ceca, Ungheria, Albania e Croazia. E ora, dopo l’America, guarda all’Africa.

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