
Alberto Alesina, professore di Economia ad Harvard
Un’invasione. Così l’economista e sociologo francese Guy Sorman ha definito in un post dell’edizione online del City Journal, la rivista del Manhattan Institute, i flussi migratori dei ricercatori europei verso i dipartimenti di economia americani. “Esuli del libero mercato”, invece, sarebbero secondo il professore i giovani studenti che vanno in America per conseguire un Ph.D. e che poi decidono di rimanere Oltreoceano in pianta stabile. I numeri parlano chiaro: secondo il CJ, un terzo dei ricercatori e professori di Harvard ha il passaporto europeo, mentre nel dipartimento di finanza della Business School della Univeristy of Chicago gli europei sono addirittura la metà del personale docente.
- Alberto Bisin, professore di Economia alla New York University (credits -NYU)
- Alberto Alesina, professore di Economia ad Harvard (credits -lucasani)
- Michele Boldrin, professore di economia alla Washington University (credits -issnaf)
- Luigi Zingales, professore di finanza e impresa alla University of Chicago
E gli economisti di casa nostra? Secondo NoisefromAmerika (dati al 2007), ci sono 29 italiani nella faculty dei 12 migliori dipartimenti di economia negli Stati Uniti (Berkeley, Chicago, Harvard, Minnesota, MIT, Northwestern, NYU, Penn, Princeton, Stanford, UCLA, Yale), che corrispondono a circa il 7% dell’intero organico di questi dipartimenti. Tra questi, 15 con contratto a tempo indeterminato, concesso dopo anni di dimostrata attività di ricerca ai livelli di qualità del dipartimento stesso. Gli italiani sono presenti anche nei migliori dipartimenti di economia in Europa: 7 alla London School of Economics (Londra), 5 a Pompeu Fabra (Barcellona) e 2 a Idei (Tolosa). Tra i più noti, Alberto Bisin (New York University), Michele Boldrin (Washington University), Alberto Alesina (Harvard) e Luigi Zingales (University of Chicago). Gli ultimi due sono stati menzionati appunto nell’articolo del CJ.
Perché molti economisti italiani dopo il Ph.D. non tornano a casa? In Italia si dovrebbero accontentare di magri assegni di ricerca. Ma secondo CJ c’è anche un altro aspetto, oltre agli stipendi e alle università più competitive, che spinge i ricercatori europei verso le altre coste dell’Atlantico: un ambiente non ostile al liberismo (anzi) e soprattutto l’approccio scientifico all’economia.
Insomma, è colpa anche di Marx se i cervelli se ne vanno: in Europa (soprattutto Francia e Italia), scrive Sorman, l’influsso del pensiero marxista - ormai obsoleto - rimane ancora dominante in molti dipartimenti di economia, mentre in America il Capitale è relegato nelle biblioteche dei dipartimenti di filosofia. Una provocazione, quella del sociologo francese. Ma la fuga all’estero dei nostri migliori economisti continua. E sarà difficile frenarla.
- Martedì 2 Febbraio 2010
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Commenti
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Il 2 Febbraio 2010 alle 16:40 attenzione ha scritto:
Ottimo articolo, anche se abbia omesso le altre discipline:
Medicina, Fisica, Astrofisica, Chimica, ecc….
Negli USA si da valore a chi crede ed è amante della sua professione, si da una mano a chi voglia fare della ricerca, cosa che in Italia è TUTTO AL CONTRARIO!
Da non dimenticare che, NON solo gli europei scappano via da questa ANACRONICA Europa:
Pakistani, Indiani, Malesyani, Coreni e di Russi ne è anche pieno, da decenni.
Europa?
Tutte chiacchiere e niente arrosto, e come il Nobel Rubbia diceva ed incoraggia tutt’ora:
Ragazzi, scappate via da questa realtà:
In Italia NON esiste futuro, tranne che essere MEDIOCRI, al di sotto della media mondiale.
Il 2 Febbraio 2010 alle 21:40 attenzione ha scritto:
Dimenticavo, Sig. Morici:
per cortesia, la prossima volta che si riferisca
all’” AMERICA”, per cortesia:
scriva gli ” USA “, o Stati Uniti.
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